Matteo Renzi

Rassegna stampa

La carica dei dodicimila con Prandelli e Viviano

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lanazioneDODICIMILA presenze registrate in tre giorni, e ieri almeno cinquemila i partecipanti alla Leopolda nel momento clou del discorso di Renzi. Sono i numeri ‘contati’ dagli organizzatori della terza Leopolda «Viva l’Italia viva». Quelli davanti ai quali il Rottamatore si commuove e ringrazia. Un’ora sul palco, accompagnato dagli inni del suo lungo tour per l’Italia. «We are young» dei giovanissimi Fun urlato dai renziani (anche se a lui la parola non piace. «Sembra una malattia “commenta “meglio entusiasti”) e «Some nights» sparato a tutti i decibel possibili sul lungo applauso finale.

Curiosità in cifre

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da L’Unità – Firenze \n In tre giorni 12mila presenze (compreso Prandelli) Superate le 12 mila presenze a “Viva l’Italia Viva “durante i tre giorni alla Stazione Leopolda di Firenze. I giornalisti accreditati sono stati 280, oltre 80 i tecnici

“Chi ha fallito a sinistra vada a casa”

matteostampa

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di Michele Brambilla su La Stampa

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Matteo Renzi ha chiuso la campagna per le primarie come l’aveva aperta: facendo il rottamatore. Quanto è sembrato diverso, ieri alla Leopolda, dal Renzi conciliante e un po’ buonista di lunedì scorso, quando a Sky distribuiva pacche sulle spalle a Vendola e dichiarazioni di stima a Bersani. Ieri il sindaco di Firenze è stato quel che è: un uomo che vive al tempo stesso l’ebbrezza di un grande seguito nel Paese (se non altro per curiosità) e di solitudine nel suo partito. E allora ha giocato all’attacco.

S’è presentato in maniche di camicia come il 13 settembre scorso a Verona, quando era partito il suo giro d’Italia in camper. Ma mentre allora dietro di lui campeggiava uno slogan copiato da Dario Franceschini («Adesso!») ieri ce n’era un copiato da Obama («Il meglio deve ancora venire»), e questo dovrebbe essere già un passo avanti. La Leopolda, magnifica stazione ferroviaria della Firenze della prima metà dell’Ottocento, è ormai la sede delle sue convention: «Qualcuno la confonde con la Bernarda della Littizzetto ma è un appuntamento fisso». E così, sentendosi a casa, Renzi ha parlato come sanno parlare, quando occorre, solo i toscani.

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Ma Renzi saprà motivare tutti gli indipendenti e portarli alle primarie?

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europadi Simona Bonfante su Europa

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Mi chiedo: ma gli elettori indipendenti hanno capito che, se vogliono Renzi al governo, devono votare il 25 alle primarie del centrosinistra? Cioè che devono mettersi il cuore in pace: immergersi nella macchina burocratica delle primarie, cercare il seggio di competenza e incolonnarsi in fila, domenica prossima, e poi ancora dopo due settimane, per a) registrarsi, firmare la carta d’intenti, pagare l’obolo e b) rimettersi in fila per (finalmente) votare.
Quegli elettori indipendenti che il Pd di Bersani non lo voterebbero mai, ma che il Pd di Renzi invece molto probabilmente sì – che, poi, sono quelli che danno sostanza al concetto di “vocazione maggioritaria”– potrebbero non avere così chiaro che la partita si gioca ora o mai più. Che c’è un primo turno, punto. Che cioè le vere elezioni che decideranno il prossimo governo del paese sono le primarie del centrosinistra che si fanno domenica prossima. Non quelle sulla cui data Bersani e Alfano stanno così appassionatamente accapigliandosi – della serie: non sappiamo perché chiedervi il voto, ma sappiamo esattamente quando vogliamo chiedervelo. Parliamo delle elezioni vere che, oltretutto, non interessano solo noi: vogliamo ricordare che c’è buona parte del mondo emerso che si chiede: e mo’?

Da Renzi un vero “discorso sul merito”

europa

europadi Mario Adinolfi su Europa

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Mi è capitato in queste settimane di sostegno militante a Matteo di attraversare molti stati d’animo: dal fastidioso senso di isolamento che si vive nel “palazzo” (il mio gruppo conta più di duecento membri, apertamente a sostegno di Renzi siamo meno di dieci) all’esaltazione del rapporto con i cittadini, con le piazze, con i teatri sempre strapieni che qualsiasi iniziativa del sindaco di Firenze ha prodotto in chi l’ha vissuta da vicino.
L’analisi di Menichini pecca per un elemento: valuta correttamente lo spirito appassionato dei cittadini, in gran maggioranza giovani, che si riavvicinano alla politica grazie alla battaglia di Matteo, sfuggendo così alla tentazione populista di Grillo; non spiega invece perché nelle quattro mura recintate del Pd, dei suoi dirigenti e rappresentanti istituzionali, la diffidenza verso Renzi sia così plateale.

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Stretti nel cappotto “Ma il cuore è caldo”

larepubblica

larepubblicadi SIMONA POLI

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Tutti col cappotto e il piumino addosso nello stanzone della Leopolda. Ma col cuore bollente di entusiasmo e speranza. «Matteo ce la farà, ce la deve fare, è lui che ci dà la carica. Questo paese ha voglia di cambiare». Lo dicono quelli che non hanno mai votato perché non riescono ad ottenere la cittadinanza italiana ma sono comunque ammessi ai seggi il 25 novembre. E quelli che invece vorrebbero votare ma non possono, perché ai sedicenni la partecipazione è vietata.

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Renzi affila le armi: “Partiamo all’attacco”

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lastampadi JACOPO IACOBONI

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E già, hanno messo “Attenti al lupo” di Dalla quando inizia a parlare Davide Serra, attesissimo ospite della prima giornata della Leopolda 2012 di Matteo Renzi: non una cena a porte chiuse, un incontro a cui chiunque può entrare. E Serra, bersaglio della polemica di Bersani sui «banditi delle Cayman» ci sa fare con le parole, narra di sé, una storia alla Will Smith.

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Renzi tenta la volata Il programma punta su fisco e merito

sole24ore

sole24oredi EMILIA PATTA

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«Sono felice che per la prima volta in tre anni il Partito democratico non ha organizzato niente come controprogrammazione della Stazione Leopolda». La kermesse renziana della Leopolda, quella che secondo i suoi organizzatori dovrà dare la volata finale a Matteo Renzi per il primo turno delle primarie del centro-sinistra, inizia con una nota di fair play da parte del sindaco di Firenze.

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