Matteo Renzi

Regole, l’errore fatale di Renzi

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Regole, l’errore fatale di Renzi
di MARIO LAVIA su Europa

europaL’errore fatale di Matteo Renzi ha una data precisa: il 6 ottobre, quando si tenne l’assemblea nazionale del Pd che all’unanimità approvò la modifica statutaria che consente a Renzi di partecipare alle primarie e le sue regole. Unanimità, ma già all’uscita della riunione si davano interpretazioni diametralmente opposte. Nei giorni successivi è stata messa nero su bianco l’interpretazione-Bindi: obbligo di registrarsi in un luogo diverso dai gazebo e secondo turno sostanzialmente precluso a chi non abbia votato al primo. E Matteo, che su una partecipazione larga si gioca tutto, ora si rende conto di aver sottovalutato la questione. Perché le regole sono importanti, come le parole.
Fin dall’inizio, il sindaco di Firenze ha ritenuto che nessuna regola al mondo potesse arginarne il successo e soprattutto che di Bersani «ci si può fidare», delegando sostanzialmente a lui il compito di realizzare le regole senza una vera e propria trattativa. Il risultato è che la duplice limitazione del voto (rispetto alle precedenti primarie, dove si firmava comodamente al seggio e stop) inevitabilmente ridurrà la partecipazione ai gazebo, tagliando fuori quella porzione di cittadini più “esterna” alla politica che avrebbe potuto premiare Renzi.

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«Con queste regole è impossibile vincere», ammette uno dei fedelissimi del sindaco di Firenze. La strada in ogni caso si è fatta improvvisamente ripida, più difficile di due settimane fa. Le possibilità di cambiare le regole fissate dai garanti sono ridotte al lumicino. Molto difficile che i coordinamenti provinciali riescano a modificare il punto cruciale, decidendo che ci si può registrare anche ai gazebo. Ha scritto Roberto D’Alimonte: «Il 25 novembre gli uffici elettorali dovrebbero essere ovunque accanto o dentro i seggi». La questione, per Renzi, è semplicemente decisiva. Ma poi sul web sono apparse anche altre proposte concrete. Che riguardano il voto ai sedicenni, come rivendicano anche i Giovani democratici e com’è stato nelle primarie precedenti; che l’iscrizione all’albo elettorale debba poter avvenire anche on line, attraverso l’invio di una fotocopia del documento o del codice fiscale da verificare al momento del voto. E infine che l’iscrizione al doppio turno debba essere possibile anche per chi non ha votato al primo, come è avvenuto in Francia (sia nelle elezioni normali, sia nelle primarie del Ps) e come avviene nel nostro paese nelle elezioni amministrative a doppio turno.

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Inoltre i renziani nutrono un altro grande timore. Sulla gestione della fase della registrazione. Potrebbe accadere, in perfetta buona fede (al fine cioè di agevolare le operazioni), che qui e là i “moduli” per la registrazione possano essere “portati fuori” dai luoghi deputati, a casa dell’anziano che non può fare due file (già è tanto se ne fa una, al gazebo) o sul posto di lavoro magari per invogliare un gruppo di colleghi ad esprimersi. Chi avrà la possibilità di controllare che tutto ciò non avvenga? E chi potrà impedire che i “registrati” al circolo “x” del Pd non vengano influenzati dal segretario del circolo – sia esso bersaniano e renziano – in un’impropria “campagna elettorale”? Quello che è certo è che il combinato disposto – minore partecipazione/gestione impropria della pre-registrazione – sfavorirà forse in modo determinante lo sfidante numero uno di Bersani. Ma potrebbe rendere un cattivo servizio allo stesso Pd. Nel senso che con queste regole dall’appuntamento del 25 novembre potrebbe uscire un dato dell’affluenza nettamente inferiore alle ultime primarie (Bersani contro Franceschini, 2009), 3.102.709 votanti. E anche delle primarie di Veltroni 2007 (3.554.169). Per non parlare dell’appuntamento coi gazebo, il primo e finora più partecipato, malgrado il nome del vincitore fosse noto, quelle di Prodi 2005 (4.311.149). A meno che non si opti per superare de facto queste limitazioni rendendo possibile la registrazione al seggio. Riaprendo la partita.

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di MARIO LAVIA su Europa

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