Matteo Renzi

Renzi: basta tristismo. Si torni a parlare al Paese

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Articolo di Teresa Bartoli pubblicato su Il Mattino del 16 aprile 2010. 

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«Ho detto di peggio nella mia vita, e vorrei uscire dallo stereotipo di quello che attacca sempre il Pd» dice Matteo Renzi. Ma il sindaco di Firenze non nega di pensare che opponendo «al sorriso di plastica» di Berlusconi le «maschere di cera» del Pd non si vince. 

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Come si vince?
«Non possiamo continuare col tristismo, a fare quelli arrabbiati col mondo e col popolo che non li capisce. Non dico litighiamo meno, ma litighiamo meglio: non sul leader ma su cosa dire al Paese».

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Questa leadership è in grado di farlo?
«La questione leadership non è all’ordine del giorno. Continuando a parlare di noi faremo vincere Berlusconi in eterno. Dobbiamo imporci invece l’individuazione di parole d’ordine che dettino l’agenda, suscitare entusiasmo. Basta giocare in contropiede, andiamo all’attacco».

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Su cosa?
«Per esempio la riforma del fisco: non possiamo lasciarla alla fantasia di Tremonti dottor Jekyll e signor Hyde che ne parla da diciassette anni ma non fa nulla e nessuno gliene chiede conto. Idem per la giustizia: basta parlare del legittimo impedimento di uno, parliamo dei tempi della giustizia civile che negano certezze a cittadini e imprese. Che lo facciano Bersani, Chiamparino o Veltroni al momento è secondario. L’importante è che si faccia».

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Cosa si è rotto nel rapporto con gli elettori?
«Ancora non ci hanno perdonato Berlusconi al governo, che è tutta colpa nostra visto che il giorno dopo il voto ci siamo messi a litigare tra Mastella e Luxuria. E credo abbia fatto un errore chi ha promosso, a una settimana dalle regionali, la manifestazione che riproponeva sul palco tutti i partiti modello Unione».

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Senza alleati non si vince…
«Prima serve un sussulto del Pd, che ha un patrimonio di amministratori e entusiasmo sopito da riaccendere. Abbiamo di fronte tre anni, raccontiamo che Paese vogliamo e poi decidiamo se farlo con Di Pietro piuttosto che con Casini. E incalziamo il governo, che non combina nulla».

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Non è ottimista sullo stato del Pd? Da Mantova a Comacchio, sono tanti i casi di sconfitte per fuoco amico.
«È vero. Ma è anche vero che per tante storie negative ce ne sono altrettante positive: le vittorie di Lodi, Lecco, Lametia. Non mi iscrivo al gruppo di autoaiuto che vuole fare terapia di gruppo. Se vogliamo ripartire, usciamo da noi. È chiaro che questo costringe ad alzare la testa dal parlamento per ritrovare il rapporto col territorio». ù

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Non la appassiona nemmeno la diatriba tra sistema tedesco e maggioritario?
«Da fiorentino, cito il noto costituzionalista Roberto Benigni che disse: tra semipresidenzialismo alla francese, proporzionale alla tedesca e uninominale all’inglese, scelgo il bagno alla turca. Meglio della legge attuale, tutto. Ma se ci facciamo incastrare solo sulle riforme, siamo rovinati. Si facciano tutti gli accordi necessari, ma si parli al paese»