Matteo Renzi

Renzi cambia slogan e toglie il suo nome

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di FRANCESCO ALBERTI

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Gioca in casa. E si autorottama. Via nome e cognome dal simbolo: si passa dall’io («Matteo Renzi. Adesso!») al noi («Cambiamo l’Italia. Adesso!»). L’importante, però, è che sia «Adesso!». Non nel solito e nebuloso domani all’italiana. Cerca e trova il pienone (6 mila presenze), Matteo Renzi, nella città che lo ha scelto prima come presidente della Provincia e poi come sindaco, sempre a dispetto dei santi di partito. Il Mandela Forum offre un bel colpo d’occhio.

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Doppio palco, maxischermi, nessun riferimento al Pd. Le uniche bandiere sono quelle «made in Renzi», personalizzate. Dal cubo video box rimbalzano, via Twitter, commenti e incitamenti all’indirizzo del Rottamatore. Non sono molte le famigliole con bambini, nonostante l’appello ad alto rischio demagogico lanciato da Renzi nel pomeriggio («Venite, la politica è delle persone normali, non solo degli addetti ai lavori»). Ma tra i bimbi che sgambettano nell’angolo gioco allestito sotto le tribune, c’è anche Ester, la più piccola dei tre figli del sindaco, accompagnata dalla madre Agnese, 35 anni, insegnante (precaria) di liceo.

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Serata da lupi, piove a dirotto. Serata di sogni. «Avanti con l’assalto al cielo della politica» gridano sotto il palco. La tappa fiorentina, oltre ad inaugurare la Fase Due della campagna renziana, rappresenta, nelle intenzioni, una prova di forza e un monito agli avversari: «Adesso! Noi!». Il momento è delicato. I sondaggi, non si sa quanto attendibili, dicono che la scalata al trono di Bersani è ancora lunga e tutta in salita.

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Anche il numero delle firme raccolte per le candidature diventa terreno di battaglia «Bersani ne ha raccolte 39 mila “annuncia il governatore della Toscana, bersaniano di ferro, Enrico Rossi”, Renzi si è fermato a 27 mila. Quindi: 1 a 0 per il segretario…». Intanto le province macinate in camper hanno superato quota 9o (su 108) e Renzi suona la carica «Siamo al rush finale, ora dobbiamo dare tutto!». Lui non si tira indietro: «Non sono di sinistra? Certo non sono tra quelli affezionati all’idea di una sinistra che perde e nemmeno tra quelli che credono nella superiorità culturale della sinistra sulla destra». Gioca con il palcoscenico. Cerca con lo sguardo la moglie Agnese, in platea, e le dice: ai ricordi quante speranze per quella riforma della scuola del primo governo dell’Ulivo? Beh, ora possiamo dire che di sinistra aveva ben poco…».

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Poi fa il verso a Marchionne sulla «Firenze piccola e povera» e ricorda la battuta della signora fiorentina al mercato: «Noi abbiamo fatto il Rinascimento, lui la Duna…».

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Colloquiale, a suo agio. Cita Lorenzo il Magnifico, Savonarola, Guicciardini. Chiede «scusa» alla famiglia e a Firenze per averle trascurate in queste ultime settimane. Sforna battute. Anche sul tema rognoso delle regole: «Mi raccomando, non dite ai burocrati di Roma che qui l’ingresso è libero: non serve il codice fiscale o l’esame del sangue per entrare…». Poi una doppia stilettata a Bersani: «Ottima idea il viaggio in Francia, però si faccia raccontare da Hollande come le loro primarie fossero molto più semplici: qui hanno paura anche del voto dei diciassettenni».

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E sul caso Cayman: «il segretario ha affrontato il tema della finanza in modo superficiale, alla ricerca di qualche voto in più: ma si è mai visto un candidato premier che rinuncia a parlare con la finanza?». Infine la rottamazione: «Pareva l’idea di un fiorentino mezzo matto e invece è entrata nell’agenda nazionale…». Boato.

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CORRIERE DELLA SERA, 27 ottobre 2012