Matteo Renzi

Renzi: contano i candidati, non le alleanze

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corriere31maggio2011«Sono i candidati che salvano i partiti, non viceversa». L’entusiasmo di Matteo Renzi, gran «rottamatore» di quanto c’è di vecchio in politica, sta tutto in questa formula e il sindaco di Firenze — sfogata la «gioia pazzesca» per la «grande vittoria civica» — non si stanca di declinarla: «Sbaglia chi pensa che non si vince col nome del candidato sulla scheda. Gli elettori sono più avanti delle classi dirigenti, si sono fidati di Pisapia e, tra Lettieri e de Magistris, non hanno avuto dubbi…».

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Vincono Vendola e Di Pietro?
«Queste elezioni rottamano l’idea di partito novecentesco basato sull’organizzazione, che decide le candidature dall’alto e che viene prima del candidato. Bisogna scommettere sulle persone e non sulle alleanze. Il centrosinistra ha il compito forte di non sottovalutare il messaggio di speranza che è arrivato dagli elettori. Ora comincia la sfida nazionale e il centrosinistra può tornare a vincere davvero».

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Il Pd deve allearsi con Idv e Sel o ha ragione D’Alema, che spinge per l’asse con il terzo polo?
«Io ho grande rispetto per D’Alema e per la discussione sulle alleanze. Ma commetteremmo un errore se continuassimo a guardare alla situazione politica dal buco della serratura, giocando all’allegro chirurgo delle coalizioni. Se c’è un risultato che giudico bellissimo è che si può smettere di pensare che un inciucio, un intrigo, un accordo col terzo polo ci salveranno. No, a salvarci saranno le storie personali».

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Luigi de Magistris?
«Non è un caso se alcuni candidati che hanno vinto hanno profili marcatamente diversi da quelli del proprio partito. Da queste elezioni arrivano tre grandi messaggi. Il primo? Vince il centrosinistra che non ha paura di primarie libere e aperte. Milano e Torino insegnano, dove si fanno per bene si vince. E spero che nessuno le metta più in discussione».

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Secondo messaggio?
«Basta con l’inseguire il Fini o il Bocchino di turno, lasciamoli ai loro destini. Si vince se si riesce a parlare di quel che si vuole fare per gli italiani e non col risiko del “mi alleo con tizio o con caio”. Terzo modestissimo suggerimento a Bersani è continuare sulla via del ricambio, generazionale e non solo. A Cagliari ha vinto un ragazzo, Massimo Zedda, che è pure più giovane di me e la cosa mi fa impressione».

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Il Pd ha vinto con candidati non suoi, Bersani come ne esce?
«Rafforzato e con un carico di responsabilità su di sé molto bello. Il mio invito al segretario è non buttiamo via questa speranza. Un partito che sta all’opposizione non si mette a invocare il governissimo o la santa alleanza, ma chiede a Berlusconi di andare a casa. Lasciamogli il dilemma di quale casa scegliere e apriamo una pagina nuova raccontando quali idee abbiamo per il Paese, invece di mettere assieme tutti gli antiberlusconiani».

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Di Pietro ha proposto una federazione tra Pd, Idv e Sel.
«Ecco, questo schema vecchio e noioso della federazione che parte dal programma per vedere chi ci sta è l’esatto opposto del linguaggio concreto che dobbiamo parlare. Non possiamo chiuderci nel fortino di chi ha vinto e pensa di capitalizzare il risultato in una trattativa parlamentare. No, ho vinto e vado in mezzo alla gente. Trovo il coraggio, altro umile consiglio a Bersani, di raccogliere la protesta di Beppe Grillo».

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Cosa dovrebbe fare per recuperare i voti dell’antipolitica?
«Proporre di abolire la pensione per parlamentari e consiglieri regionali e dimezzare il numero di deputati e senatori. Partiamo da qui, non facciamoci superare dal Grillo di turno che ci porta via il dieci per cento. Il Pd lanci una grande campagna di idee, indica le primarie e si vada a votare».

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Fretta di scendere in campo?
«I nomi di chi corre alle primarie arrivano dopo, prima dobbiamo decidere se siamo d’accordo sul percorso. I tempi non li dettiamo noi, ma se la maggioranza si sfalda sarà più probabile il voto anticipato. E un minuto dopo che si apre la crisi, spero che noi chiediamo le elezioni. Non avremo mica paura di farle, eh?».

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Non si è pentito di aver fatto visita a Berlusconi ad Arcore?
«Per Firenze sono disposto ad andare ovunque. L’unica differenza rispetto a sei mesi fa è che questa volta, dopo essermi fermato dal premier, passerei a salutare il nuovo sindaco che è uno dei nostri».

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Intervista di Monica Guerzoni pubblicata sul Corriere della Sera il 31 maggio 2011

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