Matteo Renzi

Renzi, è scontro con Marchionne

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larepubblicaGIOVANNA CASADIO

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Lo scontro con D’Alema, prima. A seguire quello con Marchionne, che insulta Firenze (e poi fa retromarcia). Per Matteo Renzi, lo sfidante di Pierluigi Bersani e Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra, una giornata campale. Comincia a “Repubblica Tv ” con l’intervista nella quale il “rottamatore ” risponde al lìder Massimo: «Il capo della Commissione dei servizi segreti, D’Alema, dice a un avversario politico – sarei io e peraltro farei parte del suo partito – che si farà del male? Lo vada a dire a qualcun altro… c’è un che di allusorio». Speriamo, aggiunge, che smentisca quanto apparso sui giornali.

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D’Alema smentirà, ma la polemica va avanti finché non lascia il passo all’altra lite, più pesante, con l’ad Fiat. È Renzi ad attaccare: «Non sono io ad avere cambiato idea su Marchionne, ma lui che ha tradito e preso in giro operai e politici». A strettissimo giro, l’ad Fiat definisce il sindaco di Firenze «la brutta copia di Obama, che pensa di essere Obama». E non si ferma qui: «Sindaco di una piccola, povera città», insiste Marchionne che, a Bruxelles per una tavola rotonda, parla a porte chiuse con gli studenti (ma c’era un giornalista). Il sindaco “rottamatore” s’indigna e incassa la solidarietà di Bersani e Vendola. «A Marchionne vorrei dire che è liberissimo di pensare che io non sia capace, ma prima di parlare di Firenze si sciacqui la bocca» è la replica. Su Twitter, intervengono Vendola («Marchionne su Firenze è padronale e volgare, come sui lavoratori») e Bersani («A Marchionne dico: basta dichiarazioni che sviliscono l’Italia e una città nel cuore di tutti gli italiani»). In tarda serata il manager si scusa con Firenze, ma non cambia idea su Renzi: «Le mie valutazioni su Matteo Renzi restano invariate e sono personali, non attribuibili alla Fiat. Non lo ritengo adeguato ad assumere una posizione di leader nell’attuale contesto». Sul capoluogo fiorentino l’ad Fiat precisa: «I miei presunti commenti non devono essere interpretati come un giudizio sul valore di Firenze. Sono in attesa delle registrazioni, e dopo deciderò se rinnovare e ampliare le mie scuse alla città».

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L’altro fronte di Renzi, la battaglia sulla premiership del centrosinistra al veleno, resta comunque caldo. «Non ci sarà la deroga per D’Alema e Bindi se vinco io, non va in vaschetta…» dice su D’Alema, che risponde: «Volevo lasciare ma ho deciso di restare». L’ex premier ha sollevato anche il caso del jet usato da Renzi per Sulmona e del camper utilizzato solo dopo essere arrivato nella città abruzzese su un’auto blu. «Vero la replica del sindaco – ho usato l’aereo e me lo sono pagato di tasca mia». È ieri anche la giornata in cui Nencini, Bersani e Vendola riuniscono 105 associazioni della società civile, per parlare del governo che verrà dopo il voto. Non un Monti bis. Anche se tra il leader di Sel e il segretario Pd la distanza sull’agenda Monti resta. Vendola ripete che «bisogna dare lo stop a Monti»; Bersani ribadisce la lealtà, però garantisce che non ci saranno maggioranze spurie: «Governare non sarà facile».