Matteo Renzi

Renzi esorcizza i sondaggi: “Noi maggioranza tra la gente, nessun dorma e sarà spareggio”

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larepubblicadi SIMONA POLI e MASSIMO VANNI

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La partita delle primarie finirà al secondo tempo. Renzi cerca di esorcizzare tutti i pronostici negativi della vigilia e scommette di andare al ballottaggio. Punta al miglior piazzamento, spiega. Vuole arrivare a sfiorare la quota di Bersani. «Alcuni sondaggi mi danno sotto di dieci punti, lo so, ma conto di ridurre la distanza al minimo». Nessun dorma stanotte, dice ai suoi: «Abbiamo ancora dodici ore per andare a bussare alle porte, bisogna spingere la gente verso i seggi, persuadere chi tentenna, recuperare tutto ciò che è possibile, anche un solo voto può fare la differenza». Stamani a Firenze il sindaco correrà la Maratona cittadina sui lungarni, alle cinque del pomeriggio andrà al seggio e poi si trasferirà alla Fortezza con il suo staff per aspettare i risultati.

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Nessun dorma, lui di certo non lo farà. Il suo giro sul camper («ho deciso che non lo mando in pensione fino al 2 dicembre») ieri lo ha portato in varie zone della Toscana, con l’ultima tappa a Siena, patria del Monte dei Paschi, e 3 mila persone ad ascoltarlo. «La nostra sinistra è dura e pura – dice – ma non può fare pulci agli altri senza fare un esame di se stessa. Non parlo solo del Monte dei Paschi: parlo del governo D’Alema quando accolse e incoraggiò la scalata di quelli che chiamarono i capitani coraggiosi su Telecom. Bisogna fare il contrario di quello che fece il governo in quell’occasione. Quella vicenda segna un rapporto sbagliato tra la sinistra e il mondo dell’economia».

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Renzi alla vigilia della gara ripensa a tutta la strada fatta per arrivare a tagliare il traguardo. «Ora mi sento più forte e sicuro di quando siamo partiti da Verona. Abbiamo già fatto tantissimo, in tre mesi abbiamo dimostrato come un gruppo motivato e appassionato sia in grado di cambiare l’agenda politica italiana. Dicevano che la nostra era una battaglia di testimonianza e invece in ogni piazza d’Italia abbiamo incontrato uomini e donne disposte ad affidarci la loro speranza di futuro». Renzi pensa davvero di potercela fare al secondo turno: «Nel Paese siamo già maggioranza», dice convinto, «dobbiamo riuscire ad esserlo anche nei seggi delle primarie». Alla radio, in tv, nelle strade, su Facebook e Twitter invia continui appelli al voto: «Il centrosinistra offre a tutti un’occasione unica, bastano 15 minuti di fila per cambiare i prossimi 5 anni». Torna anche sullo slogan della rottamazione, calibrato meglio sui politici invecchiati in Parlamento: «A chi mi chiede se voglio “mandarlo ai giardinetti” rispondo che c’è più vita ai giardinetti che in certi palazzi del potere». Suo padre Tiziano alla trasmissione di Radio Due “Un giorno da pecora” lo definisce «più a sinistra di Che Guevara» e dice che l’unico errore fatto dal figlio in questa campagna«è non aver curato l’organizzazione dei rappresentanti di lista nei seggi». Eppure sarà proprio grazie a quella organizzazione che il sindaco giura di riuscire ad annunciare «i dati dell’affluenza almeno un’ora prima del Pd» grazie «sullo spoglio in tempo reale delle schede». Una sorta di scrutinio parallelo, insomma.

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A fine giornata Renzi confessa di essere stanco morto e molto emozionato: «Non siamo macchinette e a me commuove tantissimo l’ondata di partecipazione che mi circonda e il lavoro immenso di collaboratori e volontari che con me vivono questa avventura. Vorrei far vedere quanto sia bello tutto questo a quei soloni che predicavano sventure e si opponevano alle primarie. Dimostriamo che esiste un Paese diverso da quello che vediamo in tv e nei sondaggi, un Paese che non ha paura di riformarsi, che non vuole rimanere sempre uguale a se stesso». Per ora si sono registrati un milione e mezzo di elettori. «Se i dati sono questi si può arrivare a oltre tre milioni di persone. E con tre milioni ci divertiamo». Del suo avversario non parla con astio: «Bersani è una persona per bene e solida ma rappresenta quel mondo che negli ultimi vent’anni le occasioni le ha avute e non le ha colte. Ci siamo scambiati un sms, gli ho detto che sono contento, che è stata una competizione leale». Un pensiero poi per la sua città: «Ci tengo molto a dire grazie ai fiorentini per l’affetto e la pazienza dimostrata in questi due mesi. Firenze mi ha spesso criticato ma mi ha anche voluto bene».

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LA REPUBBLICA, 25 novembre 2012