Matteo Renzi

Renzi: “Il Pdl è travolto dalla crisi ma noi non cresciamo”

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Il giorno dopo, Matteo Renzi non minimizza: «Le contestazioni? Ma figurarsi, io non ho problemi con i fischi, anche perché pretendere di far politica, sentendosi dir soltanto bravo, circondato dalla cortina di ferro degli adoranti, appartiene ad una mentalità dittatoriale». Ma il “ragazzaccio” di Firenze non è tipo da giocare soltanto in difesa e rilancia: «Il Pd, che è casa mia, deve star attento ad un atteggiamento pericoloso: cercarsi sempre un nemico, esterno o interno che sia. Ora che Berlusconi è finito, non è possibile prendersela con l’amico che dissente, quasi fosse quello da temere di più. In questo modo si resta nel recinto e non si conquista un voto in più nella prateria del libero voto di opinione».

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Senta, lei non ci è mai andato leggero col Pd e dunque sul treno che la portava a Roma, avrà pensato che non sarebbe andata liscia…

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«Potevo non andare a Roma per gli impegni che avevo a Firenze, ma sarebbe stata una resa. Ma io da sindaco, sono abituato ad affrontare le contestazioni. Vado, ascolto, se è il caso prendo í fischi e rispondo civilmente, come peraltro è accaduto anche sabato. Serenamente. Ma senza indietreggiare di mezza virgola. Senza dimenticare i tanti che hanno chiesto di farsi una foto con loro».

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Stavolta però c’erano tutte le tv a scrutare la mezza virgola: mica le avrà fatto piacere essere contestato?

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«Stavolta era nel conto qualche contestazione, anche perché subito dopo la Leopolda, oltre alla accusa di scalciare, ne sono venute di più stravaganti. Autorevoli commentatori della sinistra hanno scritto: Renzi è come Bettino. E’ come Berlusconi. E il Fatto, è arrivato a paragonarmi a Benito. Nel momento in cui sei additato come il pericolo numero uno, non c’è da stupirsi, anzi è naturale che qualcuno possa fischiare. Fa parte delle regole del gioco».

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Tra le critiche di queste ore, una ricorda gli anni della guerra fredda: la Bindi le ha dato del provocatore.

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«Sono rimasto senza parole. La Bindi ha richiamato la categoria concettuale del “se lo è andato a cercare”. Faccio sommessamente notare che lei è la presidente del partito e che dovrebbe essere un punto di riferimento di serenità, di equilibrio, di garanzia. Mi piace pensare che, dopo una giornata intensa, la Bindi fosse un po’ stanca».

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Per D’Alema lei è un fenomeno mediatico, ma come “mago” della comunicazione, ammette di aver commesso un errore andando in segreto ad Arcore? Quell’episodio è rimasto nella memoria, non le pare?

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«La comunicazione mica è una parolaccia! Non può essere alternativa alla politica anche perché se comunichi il niente la gente se ne accorge. Ma non si può aver paura di comunicare in modo chiaro valori, progetti, realizzazioni».

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E la gita ad Arcore?

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«La rifarei mille volte. Con qualsiasi presidente del Consiglio, in qualsiasi sede un capo di governo mi riceva per risolvere un problema della mia città. Con Berlusconi non ho elemosinato nulla, ho chiesto il rispetto di un impegno disatteso e ci sono riuscito. Eravamo d’accordo di render noto l’incontro con un comunicato, la notizia è stata fatta uscire 24 ore prima».

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A parte i fischi a Renzi, gli italiani hanno capito come avrebbe governato la crisi il Pd e come potrebbe gestirla in futuro?

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«Intendiamoci. Una manifestazione non è la sede più adatta per un messaggio di quel tipo. E’ mancata un’altra cosa: il partito che ambisce a prendere la guida del Paese dovrebbe avere la forza di allargare il proprio campo, anziché stringerlo. E non dovrebbe fischiare il sindaco di una città, l’unica tra le grandi, nella quale il Pd ha la maggioranza assoluta dopo che le mie liste civiche sono confluite nel gruppo democratico. Il Pd deve scegliere: restare dentro il solito recinto, galvanizzando i propri elettori. O aprire i cancelli e lanciarsi nelle praterie».

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Sostiene Romano Prodi: Bersani è una persona eccellente ma non riesce ad “uscire”, il Pd non conquista consensi neppure col crollo del governo. Lei, ovviamente, sottoscrive…

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«Ascolto sempre Prodi anche quando critica me o quelli della mia generazione. E’ l’unico che ci ha fatto vincere due volte e che per due volte è stato spodestato per effetto di giochi di palazzo. In questo caso dice una verità evidente. Pensate: lo zoccolo duro di Berlusconi non è andato in crisi neppure con gli scandali sessuali e proprio ora che sta cadendo per la caduta di credibilità e di consenso, il Pd, non riesce a crescere. Nessun allarmismo, nessuna colpevolizzazione, ma riflettiamo».

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Diciamola tutta: se in pochi giorni si corre verso le elezioni anticipate, non ci sono le Primarie e non c’è neppure Renzi…

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«Vediamo. In questo momento il problema non è la selezione della classe dirigente ma capire se il governo salta e cosa accade. Per il centrosinistra l’ultima cosa da fare è presentarci alle elezioni, magari vincerle e il giorno dopo ricominciare a litigare».