Matteo Renzi

Renzi: io sono sotto attacco e il Pd tace

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Si aspettava una contestazione così?
«Sì, me l`aspettavo. Ma sono gli stessi che mi fecero passare la via Crucis della contestazione il 14 febbraio 2010 all`inaugurazione della tramvia: i Cobas dell`Ataf, i dipendenti degli asili nido, i No tav, i No tram, che nel frattempo si sono dissolti, il movimento di lotta per la casa».

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Ora Rosy Bindi dovrà scegliere tra centri sociali e Renzi..
«Sono francamente disinteressato al suo pensiero in merito. Prendo atto che negli ultimi due giorni la contestazione è arrivata da frange della Cgil, in tutte le sedi, al limite dell`offensivo, nonostante io abbia sempre dato la mia disponibilità al confronto. Ma non mi impaurisco, ne mi intenerisco».

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Contestazione frutto delle scelte fiorentine o del fatto che lei ha deciso di fare il primo passo nella sfida delle primarie nazionali?
«Io non ho deciso di entrare nella sfida delle primarie, ho detto che questo è un momento in cui non si può fare finta di nulla, che occorre passare dalle proteste alle proposte e che la nuova generazione ha il dovere di esprimere una candidatura, spiegando che spero di trovarne una meglio di me. Intanto dovremo combattere perché le primarie si facciano, libere e aperte, poi decidere chi del nuovo gruppo potrà correre. Nel frattempo continuo a fare il sindaco con la stessa intensità di sempre».

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Riuscirà a privatizzare Ataf?
«Il mio obiettivo non è privatizzarla, è salvarla, nonostante i tagli del governo, nonostante la sostanziale antipatia dell`assessorato regionale ai trasporti, la parte più antifiorentina della macchina regionale che fa scelte sbagliate e discutibili, con lavoratori di Ataf che sono fermi. Ci può essere anche un soggetto pubblico che la prende. Ma deve essere chiaro che, così come stanno le cose, l`azienda in due anni muore».

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Le privatizzazioni, le liberalizzazioni, saranno suoi cavalli di battaglia?
«Lo sono già. È un problema del Paese: serve un`angioplastica per liberare i canali interrotti, otturati. Il Paese ha bisogno più di liberalizzazioni che di privatizzazioni, che finora non sono state fatte bene».

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Le liberalizzazioni le ha introdotte Bersani…
«Quei principi sono giusti, e il Bersani che liberalizza le aperture del Primo maggio è diverso dal Pd che mi attacca per la aperture del Primo maggio. Certo c`è anche la contraddizione di liberalizzazioni in cui gli introiti delle nuove licenze di taxi vanno all`80% ai tassisti».

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Ha rinunciato all`aumento del numero di licenze di taxi?
«E’ una questione aperta. In città i taxi sono meno del necessario e c`è anche il problema del traffico. Le tariffe qui sono più alte della media europea, ma o si cambia in Italia il modello di servizio o l`unica cosa che un`amministrazione può fare è dare più licenze. Ho detto ai tassisti che se vogliono aumentare le tariffe ci incontriamo e parliamo anche di incremento delle auto; ma la priorità è il traffico».

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Traffico , appunto: teme l`apertura delle scuole, con la «prova del fuoco» per le pedonalizzazioni?
«Non so valutare cosa accadrà dopo il 15 settembre, ma la grande incognita delle pedonalizzazioni si è risolta in modo positivo. In piazza Duomo il giorno dopo la chiusura non è arrivata la protezione civile come diceva il Pdl, ma i problemi si sono verificati un mese dopo con le prove di semaforizzazione per la tramvia. E con piazza Pitti prima si diceva che il casino sarebbe arrivato subito, poi dopo perché era luglio, poi a settembre. Con l`apertura delle scuole non accadrà niente di particolare. Noi abbiamo lanciato un messaggio forte, fermo restando che si potranno fare piccoli aggiustamenti. La vera sfida è la riorganizzazione della città. Tanti, anche gli editorialisti del Corriere Fiorentino, mi accusano di non avere un progetto organico, ma il progetto c`è ed è la radicale riforma urbanistica della città».

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Qual è allora questo disegno organico?
«Lo dissi già durante le primarie, prima che scoppiasse il caso Castello: avrei cercato una netta discontinuità col passato, con Quadra e gli altri casi. Noi vogliamo usare gli spazi vuoti, recuperare le piazze. Il simbolo di questa politica sta in due piccoli gesti, l`apertura dei cortili di Palazzo Vecchio e l’abbattimento delle ex poste di via del Pratellino».

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Butterà giù anche l`ex Panificio militare e la Manifattura tabacchi?
«È impossibile perché i privati se presentano progetti di recupero hanno tutti i titoli di realizzarli. Non soltanto non vanno tirati giù, ma vanno recuperati prima possibile perché sono ferite per la città».

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In quale secolo saranno recuperati?
(Sorride ironico) «Il progetto per la Manifattura presto va in giunta. E ai proprietari del Panificio abbiamo detto che se presentano un progetto secondo le nostre regole, cioè che non si costruisce un metro cubo in più dell`esistente, lo esamineremo».

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Resta il problema degli orrori a norma di legge, ma che hanno stravolto il paesaggio: dalla palazzina degli Assi al condominio ai piedi di Bellosguardo.
«Ciò che è stato costruito resta e ognuno si tiene il proprio giudizio. Io avrei fatto la scuola carabinieri a Castello diversamente, ma oggi il nostro compito è farla completare prima possibile».

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Il disegno di città, sindaco…
«Detto dell`urbanistica, sui trasporti è necessario valorizzare il collegamento tra Sesto e Bagno a Ripoli passando per la stazione; non si taglia su scuola e sociale nonostante i tagli governo e si salvano i teatri nonostante i tagli governo, tanto che domani (oggi, ndr) si terrà il Cda della Pergola e che la Pergola stessa resterà aperta».

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E il Cda della Pergola cosa deciderà?
«Parlerà di un progetto per riaprire il Niccolini».

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Se ne parla da anni…
«La differenza è che adesso c`è una fondazione che ha il sindaco presidente e c`è l`Ente Cassa di Risparmio di Firenze».

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Altro punto dolente: Forte Belvedere.
«Il progetto è pronto, curato dall`assessore da Empoli, e partirà entro sei mesi. È un bellissimo progetto e cambierà anche la fruizione del Forte. Forse non riesco a spiegare che mentre i giornali parlano sempre del fatto se mi candido o no, della tramvia, il processo di cambiamento della città sta andando avanti, anche se purtroppo su alcuni punti siamo indietro».

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La lotta al degrado era un altro suo impegno, ma non sembra più una priorità.
«Non sono d`accordo. È un lavoro quotidiano, difficile, perché è anche un lavoro sulla mentalità. Sarebbe un passo avanti ad esempio se chi legge questa intervista non buttasse più le cicche in terra. Ma la maleducazione civica non si combatte con un`ordinanza. Abbiamo interrato i cassonetti, ripulito muri, ponte alle Grazie e Santa Trinita, stiamo lavorando sulle strade che ci sono state lasciate in una situazione disastrosa. Presenteremo poi il progetto che riguarda il castrum romano e che prevede pietre per via Martelli, Por Santa Maria, via Tornabuoni, lungarno Acciaioli, mentre in via Micheli e via Venezia metteremo probabilmente l`asfalto per eliminare le buche. Piuttosto segnalo che le scritte sul Corridoio Vasariano in lungarno Archibusieri sono già tornate e spero che la soprintendenza le pulisca senza bisogno di un`altra ordinanza; e che il punto di maggior degrado è il cantiere dei Nuovi Uffizi, sia in piazza del Grano che nel piazzale degli Uffizi, ad esempio con quell’orribile e tamarro cartello».

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A proposito di tamarri: su Mtv stanno passando in questi le puntate del reality «Jersey Shore» girate a Firenze, e l`immagine che ne esce è quella di una città di libera ubriacatura. Bella immagine…
«Trovo le polemiche su Jersey Shore esagerate. È stato un errore non mostrare qualcosa della nostra cultura, noi lo abbiamo fatto con Palazzo Vecchio: 9 milioni di spettatori di Mtv Usa hanno capito che questa è una città vera. Il modello educativo dello show non è quello che darei ai miei figli, ma non è certo per questa trasmissione che migliaia di stranieri e italiani bevono, altrimenti lo farebbero solo per tre mesi l`anno».

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Il problema delle notti a base di alcol c`è ed è sempre più drammatico.
«Abbiamo fatto passi avanti rispetto all`anno scorso, ad esempio a Santo Spirito, dove rilastricare la piazza ha significato anche più controllo sociale perché ora è più vissuta e dove speriamo di poter gestire anche l`ex distretto militare».

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Ma a Santa Croce e Sant`Ambrogio la situazione nel fine settimana è invivibile.
«Servono più controlli e li intensificheremo, anche perché dopo la riorganizzazione dei vigili urbani che sarà completata entro ottobre ci saranno più agenti sul territorio».

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Non c`è solo il problema della notte, a Santa Croce c`è anche il problema dei concerti e delle maxi tribune che restano in piazza per giorni e giorni.
«Il problema esiste e va affrontato. E sulla rapidità del montaggio delle tribune ci sono ampi margini di miglioramento».

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Che accadrà in piazza San Firenze col trasferimento del tribunale? Non c`è il rischio di creare un altro vuoto come in piazza Duomo, ad uso solo dei turisti?
«Piazza Duomo sarà interamente vissuta quando l`Opera del Duomo ne diventerà protagonista, come ho detto anche all’arcivescovo Betori, pulendo i marmi del Battistero, aprendo di notte la Cupola e il museo dell`Opera, facendo entrare il complesso monumentale nel circuito Firenze Card. Tra poco poi firmeremo finalmente, con la Camera di Commercio, la convenzione per la nuova illuminazione, arriverà nel 2012, anche se ci sono voluti due anni.  Spero che Palazzo Medici Riccardi ospiti sempre più iniziative e tenga sempre aperta la Galleria delle Carrozze che è stata riaperta sotto la mia amministrazione. E andrà stabilito il collegamento con piazza Santa Maria Novella dove tra l`altro aprirà il museo del Novecento».

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Intanto però i prati di piazza Santa Maria Novella sono ridotti a dormitorio…
«A me piaceva più l`assetto precedente della piazza. Ed in effetti quei prati sono un invito a nozze per la maleducazione di chi ci vuole dormire».

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Il turismo è in ripresa, però a volte quelle carovane sembrano soffocare la città…
«Può dare questa sensazione, ma se dopo tanto parlare di crisi i turisti sono aumentati è anche merito dell’amministrazione, delle tante iniziative messe in campo e che continuano: a novembre avremo un`iniziativa della Ferrari e noi puntiamo proprio al turismo medio-alto. Dobbiamo continuare ad ampliare gli orari dei musei, il Bargello per esempio alcuni pomeriggi è chiuso. Aprirà il museo Gucci, il museo Galileo sta andando bene, San Firenze tornerà ad essere una piazza».

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Pedonalizzerà anche quella?
«Non la chiuderemo per poi riaprirla, servirebbero troppi anni, sarà un lavoro continuo. Faremo sì che torni ad essere una piazza, non un pezzo di lastricato tra due spartitraffico: a San Firenze andranno realtà universitarie e aziendali».

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E il parcheggio sotterraneo in piazza del Carmine?
«Mancano solo le carte. Il progetto c`è già e lo presenteremo ai Cento luoghi, il 28 settembre».

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Lei va di cento in cento. Ma i Cento punti del suo programma post elettorale mica li ha realizzati tutti. E su qualcuno dei Cento luoghi ha cambiato idea?
«Sì. La decisione definitiva sul Meccanotessile è che sarà tolto dal piano di alienazioni del Comune perché l`esigenza dei cittadini di dare quegli spazi al quartiere è giusta».

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Il progetto di bike sharing?
«L`anno prossimo partirà».

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Uno dei Cento punti era la tutela delle botteghe, come luogo di cultura, anche con aiuti fiscali per facilitare il commercio: lettera morta.
«Il mio sogno sarebbe mettere in piedi un fondo con l`aiuto delle banche, per comprare locali in vendita e poi affittarli a giovani artigiani a prezzi calmierati, un`idea che mi ha dato il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, e della quale ho già parlato con i vertici di Banca Cassa di Risparmio di Firenze, con la Cassa Depositi e Prestiti a Roma. Come Comune, non possiamo per motivi giuridici, fare operazioni del genere, ma lo può fare una fondazione. Noi pensiamo alla Fondazione per l`artigiano artistico per questo percorso. Lottare contro la rendita non è facile, in assenza di strumenti legislativi».

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Addio lotta alla rendita?
«Noi andiamo avanti, ma non credo a Don Chisciotte contro i mulini a vento. C`è forse più consapevolezza nella stampa estera che qui del risveglio della città, delle potenzialità che esprime, e l`attenzione dei media esteri, che non si vedeva da anni, ha ricadute positive. La città è in movimento e tiene insieme le radici con uno sguardo a 360 gradi: da Hirst alla ripartenza del Calcio Storico fino all`Ex 3. Al di là del fumo c`è molto arrosto».

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Ma anche lei ha fatto fumo… Come con la facciata di Michelangelo per la basilica di San Lorenzo.
«E’ una provocazione di marketing che resta valida, ma il vero significato è che la questione della facciata nasce dal desiderio di dare un segnale della riqualificazione del quartiere, della riduzione e dello spostamento delle bancarelle. Una battaglia pazzesca ma che chiuderemo nelle prossime settimane».

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Perché indugia a nominare il nuovo assessore all`urbanistica?
«Sarà nominato presto, a giorni. Ora che il piano strutturale Renzi è stato approvato senza spendere migliaia di euro in consulenze esterne non ha più senso che io tenga la delega».

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L’allargamento della maggioranza all`Udc è un`ipotesi realistica?
«Il fatto che io stimi ed abbia un buon rapporto con il consigliere Massimo Pieri (dell`Udc, ndr) non significa certo che la maggioranza cambierà. E in ogni caso le dinamiche della maggioranza spettano ai gruppi consiliari, come anche la scelta del nuovo presidente del Consiglio comunale».

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Nuovo stadio: perché non dice che si farà alla Mercafir?
«Stante il blocco dell`area di Castello, aggravato dalle difficoltà finanziarie di Ligresti, e i volumi zero, la migliore area libera disponibile di proprietà del Comune è quella Mercafir. Il mercato è sparso e può essere riunito e qualificato, liberando venti ettari: e qui si può fare o una funzione pubblica gestita dai privati, come lo stadio, o un parco a tema o residenze. Non ho ancora sciolto il nodo e lo faremo con una procedura di evidenza pubblica: non è che dobbiamo metterci d`accordo io e Della Valle».

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Così si rinuncia alla Cittadella Viola?

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«L`area della Mercafir di cui parliamo è più grande di quella attorno al nuovo stadio della Juventus».

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Ne ha parlato con Diego Della Valle?

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«Con lui ci sono ottimi rapporti, ne parleremo al momento opportuno».

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Peretola: crede ancora nella nuova pista dell`aeroporto?

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«Mi fido delle parole del presidente della Regione, Enrico Rossi».

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Ma se l`ultima proposta fosse quella della pista obliqua?

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«Io so che negli incontri fatti l`unica soluzione scartata in partenza è stata quella della pista obliqua. Ed è evidente che nessuno può mettere in discussione il termovalorizzatore, la cui gara è già iniziata: questo è uno dei pochi punti di contatto con Gianassi… (sindaco di Sesto, ndr)».

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L`Ente Cassa di Risparmio è vicino al rinnovo della presidenza: lei punta ad una guida renziana?
«Sarebbe il più gigantesco errore che un sindaco può fare. L`autonomia dell`Ente è nella sua storia. Non metto bocca nelle vicenda della Cassa, ma mi auguro un presidente che voglia bene a Firenze e che in autonomia accompagni la città con più ardore nel suo risveglio. Magari facendo qualche mostra per addetti ai lavori in meno e qualche intervento in più per lo sviluppo».

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Lei è uomo attento ai sondaggi. Con le pedonalizzazioni di quanto è calato il suo consenso?
«Credo che il mio consenso sia calato di dieci punti; ora è attorno al 50%, comunque sopra il 47% che ho preso alle elezioni al primo turno. Sapevo che questo sarebbe stato l`anno peggiore, con le polemiche del sindaco, le pedonalizzazioni, il cambio del carico e scarico merci, la battaglia su San Lorenzo, ma mi preoccuperò del consenso nel 2014. Per me, con il mio carattere focoso, è faticoso non poter parlare perché interrotto dai fischi come stanotte (ieri, ndr) e altre volte. Ma un amministratore coraggioso non può avere paura di perdere un po` di consenso».

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Se lei prendesse la strada di Roma prima del 2014 sarebbe difficile contraddire chi dice che sta usando Firenze come trampolino…
«Le possibilità che lasci Firenze per Roma sono davvero poche. E non lo dico per prudenza. Tireremo fuori le idee alla Leopolda e non ci tireremo indietro: uno di noi si candiderà ma spero, anzi penso, di non essere io. Il nostro è un gruppo plurale, non è vero che sono un uomo solo come dicono i professionisti della critica. E non lascerò Firenze per un ministero».

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Ma per fare il premier sì…
«Venti anni di berlusconismo e le trasformazioni oggettive del processo di rappresentanza ci portano a pensare che un nome, piuttosto che un progetto, risolva tutto. Dalla Leopolda verrà fuori un progetto per il Paese, fatto di liberalizzazioni, di innovazione, di qualità, merito, talento. Questo progetto può piacere o meno e per incrociare l`onda del cambiamento ha bisogno di molte condizioni. Ma io non sono causa dell`ansia di cambiamento: sono un effetto, anche se mi prendo il coraggio di essere salito sul surf. Ma, come sanno i surfisti, è difficile che arrivi di nuovo l’onda perfetta».

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Lei dice che non è un uomo solo, ma ha rottamato Pippo Civati in una settimana.
«Ho grande rispetto per lui. Nell’ultimo anno ha avuto posizioni distanti, in modo legittimo, dalle mie. E detto che ci unisce la questione anagrafica, le nostre strade si sono divise sui contenuti: non sono io che gli dico di non venire alla Leopolda Due. Certo non capisco il suo astio. Come non ho capito se il corteo della Cgil di martedì era contro Berlusconi o contro di me: sono stato offeso io più di Tremonti. E non capisco certi toni, gli insulti, la violenza verbale contro di me: non capisco questa ansia della sinistra che mi dà di Berluschino, di trovare un nemico. E’ proprio questa sinistra che facendo così è molto berlusconiana. E mi fa tristezza la presidente del mio partito che dice “o cambi o sei fuori”. In questi giorni ho sentito toni che sono un rigurgito degli anni Settanta. Ma quello che mi dispiace di più è un altro tatto».

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Cioè?
«Spiace non aver sentito, in questi tre giorni, una sola parola da parte del partito regionale e fiorentino per dire se stanno dalla parte di chi insulta e urla o dalla mia; non mi è arrivata mezza telefonata, un sms… Il mio Pd è un partito nel quale ha piena cittadinanza anche a chi non va ai cortei della Cgil».

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Resterà sempre nel Pd?
«Il Pd è casa mia e combatterò perché le mie idee abbiano ruolo e forza».

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Ma qualcuno può obiettare: che cosa ci sta a fare in questo Pd che l`avversa così platealmente?
«Il Pd che abbiamo costruito tutti assieme, e io sono un socio fondatore, è il Pd che parte dal discorso al Lingotto di Veltroni, non quello della Camusso e di Landini della Fiom, pur nel rispetto delle loro posizioni. È il Pd che vince, come ha detto il sindaco di Milano Giuliano Pisapia al Verdi, perché trova i voti non solo a sinistra».

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Si ritroverà con Veltroni allora?

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«Non credo proprio… Mi ritroverò con i ragazzi e le ragazze della Leopolda Due per impostare un discorso nuovo e non l`eterna litania tra dalemiani e veltroniani».

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(a cura di Mauro Bonciani)