Matteo Renzi

Renzi: “Patti non ne faccio ma Bersani chiami se ha bisogno”

\n

 

\n

lastampadi FEDERICO GEREMICCA

\n

Una mano nella tasca dei jeans, nell’altra un vecchio microfono: e visto così, «il giovanotto» sembra quasi un attore col suo monologo, lassù sulle quinte del teatro Sannazaro mentre la gente gli si accalca intorno. «Dicono che il nostro è un sogno, e che sta finendo. Può essere, magari: ma quelli che sognano solo di notte, ignorano molte cose rispetto a quelli che sognano anche di giorno…». Applausi, applausi, applausi. Perchè il sogno di Matteo Renzi sta forse finendo: ma il risveglio, per qualcuno, rischia di trasformarsi in incubo. Che faranno Bersani e Renzi a giochi fatti? Davvero stringeranno patti per “rottamare” un bel po’ di altri?

\n

Per adesso – adesso che sono le 11 del mattino e su Napoli diluvia mentre Renzi sorseggia la solita Coca – litigano. «Sono offeso e personalmente deluso da Pier Luigi. Gliel’ho detto: stai vincendo, e non siamo 51 a 49. È per questo che non capisco il senso degli attacchi che mi fai». Tira un fiato, poi riprende: «Io sono stato corretto, colpi bassi non ne ho tirati. Marco Travaglio ha fatto l’elenco delle questioni su cui potevo attaccarlo, ma va bene così. Penati, le segretarie, Riva… Lasciamo stare. Ho fatto polemiche su questioni politiche, e che risposta ho avuto? Attacchi come fossimo degli imbroglioni. E gente che vuol votare domenica e che viene respinta con qualche scusa: peccato sia gente alla quale tra tre mesi dovremo chiedere il voto».

\n

Siamo sotto la sede de Il Mattino: il direttore, Virman Cusenza, accoglie Renzi per un’intervista sul sud (vero buco nero nella campagna del “giovanotto”). Renzi si prende qualche minuto ancora e va avanti nel suo sfogo: per la prima volta un po’ di pessimismo fa breccia sulla faccia sempre allegra dello sfidante. «A me di perdere col 35% o col 45%, non frega niente. In queste partite così, uno vince e l’altro perde: poi chiuso, finisce lì. Ne discutevo con mio padre, ieri. Parlavamo del futuro, e stavolta ci ho litigato».

\n

Il futuro: cioè il sogno che forse finisce e l’incubo che potrebbe cominciare. Intrigante indagare. Mettiamola sul formale: signor sindaco, se perdesse il ballottaggio, poi farà accordi con Bersani? «Guardi è inutile che ci giri intorno: lo so che tra i big che stanno con Pier Luigi c’è chi ha terrore di questa ipotesi. Ma io non posso che ripetermi: non sono né Letta né Franceschini, non faccio correnti, non chiedo nulla, non ho posti o ruoli da mendicare. Vince Bersani? Bene: tocca a lui. La prima mossa tocca a lui».

\n

Pausa. Un po’ troppo lunga, per uno che spara ventimila parole al secondo, poi respira e quindi ne spara altre ventimila.. Su a Il Mattino aspettano, Renzi temporeggia. Ci riproviamo: se vince Pier Luigi tocca a lui, e allora? «Bersani pensa di aver bisogno di Renzi? Dico di Renzi, non dei renziani, corrente che non c’è. Bene: cosa offre in cambio? Parlo di politica non di posti: se a gennaio i sondaggi riportano il Pd sotto il trenta per cento – non me lo auguro, e dico per dire – mi chiama e mi dice Matteo vai un po’ in tv, che ci dai una mano? Oggi mi attacca per le presenze a Ballarò, che invece son servite a tutto il Pd: domani che fa, continua così? Io non ho problemi, faccio il sindaco: ma anche se non mi hanno creduto, al Pd e al suo successo tengo almeno quanto loro…».

\n

Noi e loro. Per questo modo di tagliare il campo in due, Bersani l’ha ripreso diverse volte. Eppure, giri l’Italia, osservi i raduni dell’uno e dell’altro ed è difficile sfuggire alla suggestione del “noi e loro”. Giovedì sera, qui a Napoli, iniziativa Bersani-Vendola: in prima fila i gruppi dirigenti, i parlamentari, i sindaci, gli apparati (benedetti ed eroici apparati); venerdì  – ieri – ora di pranzo, raduno dei comitati per Renzi: in prima fila ragazzi e ragazze, zero dirigenti, qualche “piccolo” sindaco: “loro”, insomma. Però è questo “loro” che sta allargando il campo del Pd. Pier Luigi Bersani lo sa: ed è forse per questo che – nonostante gli auspici di qualcuno – non pare ancora convintissimo, dopo il voto, di buttar via il bambino con l’eventuale acqua sporca.

\n

Ma questo è quel che verrà. L’oggi, prevede un altro copione: «Ci accusano di forzare le regole, ma chiediamo solo che si lasci votare il maggior numero di persone – spiega il “rottamatore” -. Dicono che noi bariamo, ma qui a Napoli hanno bruciato o perso l’elenco degli elettori al primo turno. Caro Pier Luigi, allora sono io che faccio un appello a te: per favore, non sporchiamo gli ultimi giorni di queste primarie». Perchè magari domenica notte il sogno finisce. Ma domenica è domani, e tempo per lavorare e crederci ancora ce ne è…».

\n

 

\n

LA STAMPA, 1 dicembre 2012