Matteo Renzi

Renzi: trenta giorni per vincere

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renzimandeladi MARZIO FATUCCHI

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Un cambio di passo, un cambio di slogan, la richiesta di una mobilitazione porta a porta e una dichiarazione d’amore per Firenze ma a cui non «chiede scusa» per essersi candidato: sarà questa città l’esempio per «cambiare l’Italia». Parte anche in modo diverso la serata di Matteo Renzi al Mandela Forum. Parte con Carlo Terzaroli, un ventiduenne che si definisce «costruttore, non rottamatore», la segretaria del Pd Brenda Barnini di Empoli che attacca il ministro Fornero per aver definito «schizzinosi» gli under 35 e Simone Gheri sindaco di Scandicci, che chiede di «dar spazio a nuovi diritti e dar contro a tutte le caste, non solo quelle della politica» e che vuole un Pd «al 4o per cento, che non deve pietire alleanze con Vendola o Di Pietro».

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La pioggia ha impedito di riempire come voleva l’ex Palasport (i posti erano già stati ridotti da 5.300 a 4.500) ma alla fine dallo staff dicono «siamo 6 mila». Una forzatura (saranno alla fine comunque più di 4 mila) ma non è questa la cifra della serata.

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Matteo Renzi cambia slogan, che diventa “Cambiamo l’Italia, Adesso!”. Ha ormai raggiunto 90 Province e ne mancano 18 alla fine del tour e quindi si è concentrato in eventi più grandi come quello di Torino e Firenze, in attesa della Leopolda dal 15 al 17 novembre in cui presenterà la versione definitiva del suo programma. Il rush finale delle primarie del centrosinistra parte però proprio da qui.

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«Questo Palasport si chiama Mandela», non con un nome di uno sponsor, «anche per questo amo la mia città». Ricorda di aver consegnato al grande eroe antiapartheid il Fiorino d’oro. Sullo schermo scorre la foto (è la prima volta) del suo incontro con Mandela, poi quelle delle 9o tappe, le infografiche. «Ma non parlerò di questo». Di cosa, allora? «Dell’idea di sinistra che non ha paura della parola libertà, parola che non voglio lasciare agli altri». Una sinistra «non moralmente superiore alla destra. Credo alla superiorità dell’altruismo sull’egoismo, dell’innovazione, del coraggio». Una sinistra «non talebana» in cui il nemico non è chi politicamente chi «ti sta più vicino».

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Chiede scusa alla famiglia, alla moglie Agnese, per essere ormai sempre lontano da casa. Poi domanda retoricamente «devo delle scuse anche a Firenze?» per la sua assenza. «Dobbiamo e possiamo fare di più» ma «non dobbiamo chiedere scusa» perché ora lui corre alla primarie. «Firenze ha perso il suo ruolo» storico di capitale culturale, economico, sociale, istituzionale, «un ruolo che ha perso per pigrizia. Ed è una visione provinciale quella di chi vuole vedere Firenze chiusa nella sua ordinaria amministrazione”. Fare il sindaco è «ancora il più bel mestiere del mondo» ma ora «è l’Italia che ha bisogno di Firenze, della sua cultura, dei suoi valori» espressi come la storia di una città che ha «per prima abolito la pena di morte». Insomma, Firenze è da mappa di questa scommessa». Quella per cambiare l’Italia. E conferma: «Se vinciamo cambiamo l’Italia», se perde invece resta a fare il sindaco.

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Ma sceglie alcune immagini simbolo di Firenze per cambiare l’Italia. La pensilina della Stazione abbattuta, «perché per abbattere la burocrazia ci vuole una ruspa». Piazza del Duomo pedonalizzata simbolo «di una comunità» perché d’Italia è davvero un bene comune». Le scuole rifatte ma ora occorre ridare “dignità” a tutta la scuola. La Torre di Arnolfo «riaperta alla città, simbolo della comunità» ma anche di un modo nuovo di promuovere e fare vivere la cultura.

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Sempre meno accenni alla rottamazione. Ma comunque, «chi è stato alla guida del paese non ha solo portato il debito pubblico, ha negato il futuro. E la generazione che ha fallito, incapace persino di fare la legge sul conflitto di interessi» ed ora c’è un Paese «rannicchiato». Attacca di nuovo sulle regole: «Come si fa a dire si fa la registrazione on line, quando poi si deve stampare il modulo da portare in un posto per poi andare in un altro e magari – ironizza facendo spellare le mani del pubblico – anche chiedendo le analisi del sangue. Ripigliatevi. Non abbiamo paura del futuro ma del voto dei 17enni si?».

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E poi, una battuta sulla cena con la finanza «Prima l’accusa era: Renzi non se lo fila nessuno. Ora l’accusa è: Renzi parla con la finanza. Un attacco personale come ci fosse qualcosa di sporco a parlare con la finanza. Quando vedi i sondaggi, è facile fare attacchi personali. Anche per noi sarebbe facile: non lo faremo. Noi alla finanza abbiamo detto che c’è stato un eccesso di potere della finanza e una subalternità della politica che hanno creato dei danni. In questa regione conosciamo i danni, quando la politica ha voluto appoggiare i capitani coraggiosi. Noi chiederemo alla Svizzera di fare lo stesso accordo che hanno fatto con la Germania» per l’evasione fiscale: «Vogliamo i loro soldi, non i loro nomi». E chiude: «La vittoria è vicina».

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CORRIERE FIORENTINO, 27 ottobre 2012