Renzi: "Senza i veti su IV, vince il centrosinistra. Genova segna il cammino anche nazionale".

Intervista a Matteo Renzi per «Il Secolo XIX» del 27-05-2025

di Marco Menduni

 

La prima cosa che Matteo Renzi ha fatto, appena gli exit poll si sono stabilizzati, è pubblicare una foto su X. È l'immagine di Silvia Salis alla Leopolda del 2024, un botta e risposta proprio con il leader di Italia Viva. Scrive Renzi sul social: «Brava Silvia, ora tocca a te riaccendere le stelle». Poi commenta la vittoria della neo sindaca.

Le elezioni regionali sono state precedute da una conventio ad excludendum delle forze moderate e in particolare di Italia Viva dalla coalizione al voto. Questa volta questo sbarramento non c'è stato e la vittoria è arrivata, anche se il vantaggio del centrosinistra si era già intravisto. Quale morale trarre da questo risultato?

«Facile. Si vince con i voti e non con i veti. Spero che questo sia chiaro a tutti. Naturalmente il merito del successo è di Silvia Salis che ha fatto una campagna perfetta e insieme a lei di tutte le liste. Ma il fatto è che alle regionali hanno messo il veto su di noi e hanno perso. E alle comunali hanno tolto il veto e abbiamo vinto. E questo fatto è inoppugnabile».

Chi ha provato a dire che la presenza di candidati "renziani" nelle liste avrebbe fatto perdere voti è stato smentito. Qual è la sua valutazione?

«Una grande lezione per il centrosinistra nazionale. Insieme si vincono anche partite che sembrava impossibile persino giocare. E questa barzelletta che noi facciamo perdere voti è stata smentita. Noi facciamo perdere solo le elezioni, nel senso che chi non ci vuole perde le elezioni: lo insegna la vicenda ligure come quella lucana».

Silvia Salis ha esordito in senso politico lato alla Leopolda. Qual è la sua vicinanza alla candidata che ha vinto queste elezioni?

«La stimo, la apprezzo, la rispetto. La Leopolda è sempre stato un bellissimo vivaio di idee e talenti e io sono contento di averla accolta in un luogo che per noi è casa. E che lei e la sua famiglia conoscono bene. Ma non tiriamo nessuno per la giacchetta: ieri ha vinto Genova, non ha vinto la Leopolda. Ed il progetto sulla città è quello che farà la differenza».

Chi ha memoria storica ricorda che in passato altre coalizioni di centrosinistra a Genova e in Liguria si sono trovate in difficoltà proprio perché troppo "larghe". Quale sarà la ricetta per evitare un'eccessiva litigiosità nell'amministrare quotidiano tra sensibilità diverse?

«Il programma, certo. Ma anche la capacità di Silvia di fare la Sindaca. Che significa essere la prima cittadina. E anche - allo stesso tempo - l'ultima. Deve fare lei, senza sfinirsi in mediazioni assurde con la coalizione. È stata eletta con un mandato pieno, dovrà fare la leader. Conoscendola penso che sia una sfida che non le fa paura, tutt'altro. Da domani non c'è spazio per una coalizione litigiosa ma solo per la squadra di Silvia Salis che lavora per Genova. Punto. Chi non lo capisce fa un errore clamoroso. Hanno massacrato Lella Paita nel 2015 su questo. Non ricominciamo, grazie».

Ritiene che la vicenda giudiziaria di Giovanni Toti abbia avuto un'influenza diretta sul voto o è stata la proposta politica del centrodestra in generale a non essere convincente?

«Non darei la colpa a Toti della sconfitta. Parliamoci chiaro: dopo la vicenda regionale, il centrodestra ha vinto comunque le Regionali. Ma quando il centro riformista sta in campo con la sinistra non c'è partita. Guardi che è così ovunque, non solo a Genova. Io penso che queste elezioni segnino una bella scoppola per Giorgia Meloni, più che per Giovanni Toti. È finito l'incantesimo, la gente sta capendo il bluff dell'influencer».

Questa elezione genovese potrà avere riflessi anche in campo nazionale? Il "campo largo" si potrà consolidare grazie anche a questo risultato?

«Deve farlo. Nel 2022 ha vinto la Meloni grazie alle divisioni della sinistra. Ma abbiamo ventisei mesi di produzione industriale negativa, la pressione fiscale che sale, il salario reale che cala, un boom degli italiani che lasciano il Paese per andare all'estero. Bisogna mettersi insieme su progetti concreti. E con leader generosi e credibili».

Vede un futuro anche nazionale per Silvia Salis, eventualità che qualcuno ha iniziato a ipotizzare?

«Fermi lì. Non facciamole male. Deve pensare a Genova e per come la conosco lei non pensa ad altro che quello. Chi oggi riempie il dibattito di altri temi non fa un buon servizio alla città e nemmeno a Silvia. Poi è ovvio che stiamo parlando di una delle città più importanti d'Italia, non è Vattelappesca Terme. E dunque se fosse una tennista, anziché una lanciatrice di martello, le direi: quindici su quindici, Silvia. Pensa al prossimo punto, colpo su colpo. È così che si vincono i set, i match, gli slam. Lei ha tutto per far bene, lasciamola lavorare».