Matteo Renzi

Roberto D’Alimonte: «Il segretario non vanifichi il suo coraggio: primarie aperte o saranno un boomerang»

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lanazionedi ALESSANDRO FARRUGGIA

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«Bersani ha avuto coraggio ad accettare la sfida delle primarie, cosa che a norma di statuto non era tenuto a fare. Ma ora dovrebbe avere altrettanto coraggio nell’accettare primarie davvero aperte». Il suggerimento viene dal professor Roberto D’Alimonte della Luiss, uno dei più stimati politologi italiani. «Quello che è chiaro nel regolamento delle primarie – spiega – è che gli uffici elettorali nei quali registrarsi sono diversi dai seggi. Non è chiaro invece è se saranno costituiti dentro ai seggi».

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E cambia parecchio?

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«È un elemento cruciale. Fa una grossa differenza se uno dovrà andare in un ufficio diverso per registrarsi o se potrà farlo nel seggio: gli effetti sulla partecipazione saranno evidenti».

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E il regolamento su questo aspetto non è abbastanza chiaro?

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«Dice che la registrazione potrà avvenire fino al 25 novembre, quindi a urne aperte, ma demanda ai coordinamenti provinciali la scelta delle sedi degli uffici elettorali. Significa forse che ci potranno essere scelte diverse da provincia a provincia? Il Pd dovrebbe chiarirlo. Il 25 novembre gli uffici elettorali dovrebbero essere ovunque accanto o dentro i seggi».

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Sul secondo turno invece il regolamento è esplicito: si deve essere registrati precedentemente.

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«E lì l’asticella della partecipazione si alza».

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Il che è un male?

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«A mio avviso chi vuole votare alle primarie dovrebbe essere messo in condizione di farlo nella maniera più rapida ed efficiente possibile. Con la registrazione in un luogo e il seggio in un altro e senza la registrazione via internet si penalizzerebbe chi lavora. E questo farebbe venire il sospetto che si vogliono favorire i pensionati».

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E un maligno potrebbe pensare che, visto che i pensionati sono una componente importante della Cgil e la Cgil è una componente importante a sostegno di Bersani… Secondo lei è nell’interesse del partito fare votare solo i propri elettori o andare ad una consultazione più ampia?

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«I sostenitori di Bersani dicono: dobbiamo avere dei filtri sennò succede come a Palermo e a Napoli. Ma mi pare una preoccupazione eccessiva. Io faccio fatica a vedere il rischio di gruppi organizzati che vanno a votare alle primarie del Pd. Il mio timore è invece che i sostenitori di Bersani temano che possano partecipare alle primarie elettori che non hanno mai votato per il centrosinistra».

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Una logica che non consente al partito di crescere?

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«È una logica autolesionista. Certo, si potrebbero fare delle primarie chiuse. Sono legittime, ma a mio avviso non è nell’interesse del Pd chiudersi nel proprio recinto. Sembrava che il Pd avesse scelto l’apertura. Ma quella scelta apparentemente non la sta portando fino in fondo, e sembra che stia dando vita a primarie mezze aperte».

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Che favorirebbero Bersani.

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«Chiaramente».

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QN – LA NAZIONE, 22 ottobre 2012