Matteo Renzi

Se oggi vince Renzi

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europadi FRANCESCO CLEMENTI

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Responsabilità, trasparenza, governabilità. Questo è il senso del cambiamento che la vittoria alle primarie di Matteo Renzi trascina con sé. Un cambiamento capace di dare oggi al Partito democratico e, domani, a tutto il paese, quella democrazia moderna, dei cittadini e delle autonomie, propria appunto degli altri grandi paesi.

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Una democrazia più semplice e trasparente. Perché definisce il rapporto tra governanti e governati in ragione delle risposte date ai problemi concreti e non, invece, in ragione di un parolaio ideologismo o di un insieme inconcludente di ipocrite irrealizzabili buone intenzioni; e che ritiene che il cittadino sia l’alfa e l’omega della politica, secondo lo schema che oggi esiste nelle nostre città.

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Una democrazia che sta dalla parte di chi lavora e intraprende, perché elimina le intermediazioni di una politica opaca, inviando, ad esempio, grazie all’informatica, tanto ai cittadini quanto alle imprese una dichiarazione dei redditi precompilata lasciando, come in Olanda o in Brasile, i contribuenti liberi di accettare o modificare la proposta.

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Una democrazia più solidale, perché considera il welfare un investimento sulle persone, consapevole che le condizioni di partenza di ciascuno siano il primo contesto sul quale intervenire, dopo anni di pubbliche sfrenate promesse per tutti e di privati paracaduti e sostegni per pochi. E sussidiaria, cioè capace di superare la confusioni dei ruoli e la retorica fumosa sul federalismo, pure integrando a partire dai territori le esperienze più virtuose del welfare privato senza sostituire quello pubblico.

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Apparirà evidente a molti, allora, che questa visione trova le sue radici in quella che sedici anni fa aveva animato e poi fatto vincere la speranza di cambiamento rappresentata dall’Ulivo di Romano Prodi.

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Bene: è vero. Allora, però, a sinistra molti vivevano con la sindrome del sentirsi “figlio di un Dio minore”, incapaci di pensarsi in quel ruolo se non grazie ad una “stampella” altrui che li legittimasse, nei modi prima che nei numeri. A causa di quella malattia cadde quella primigenia esperienza democratica, sotto lo stillicidio di comportamenti irresponsabili propri della “sinistra degli acchiappanuvole”. E poi, sempre a causa di quella malattia, pur di rimanere al governo, la sinistra non esitò ad appoggiarsi su interessati centristi, professionisti della “politica dei due forni”.

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Così, ancora oggi, paghiamo quegli errori. Ma a differenza di ieri, contro la sindrome da “perdente cronico” e contro l’idea di un recinto progressista che affida il suo destino alla graziosa e ben pagata volontà di (apparenti) moderati, nel 2007, è nato il Partito democratico. Un Partito adulto e libero, costituito proprio per parlare a tutta la società (e non solo ad una classe), pronto, con consapevolezza, dignità e onore, al governo di questo paese.

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Questa è allora la proposta politica di Matteo Renzi: ripartire dall’Italia che funziona, in primis quella delle autonomie, senza pregiudizi e carichi politici pendenti. Contro la riproposizione di antistorici schemi e vecchie proposte politiche. Contro coloro che ancora oggi li ripropongono come nuovi, irresponsabilmente ciechi di fronte ai loro fallimenti, rispetto ai quali solo oggi si è iniziato ad invertire la rotta, grazie alla la meritoria ed efficace cura di credibilità del governo Monti, sostenuto dall’azione del presidente Napolitano. Insomma, contro un’Italia rassegnata che dà per scontato che i figli vivranno peggio dei padri. E che i giovani per trovare lavoro non possano far altro che pensarsi altrove.

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Cosa accadrà quindi se vincerà Matteo Renzi? Che il Partito democratico riacquisterà la piena consapevolezza di sé, presentandosi al paese e ai suoi cittadini in modo adulto, come una sinistra di governo europea: forte delle sue proposte per l’intera società italiana, non schiava di nessuno, tanto a sinistra quanto a destra. D’altronde, oggi, un’altra Italia è possibile. Basta solo farla entrare. Adesso, con fiducia.

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EUROPA QUOTIDIANO, 25 novembre 2012