Matteo Renzi

Stretti nel cappotto “Ma il cuore è caldo”

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larepubblicadi SIMONA POLI

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Tutti col cappotto e il piumino addosso nello stanzone della Leopolda. Ma col cuore bollente di entusiasmo e speranza. «Matteo ce la farà, ce la deve fare, è lui che ci dà la carica. Questo paese ha voglia di cambiare». Lo dicono quelli che non hanno mai votato perché non riescono ad ottenere la cittadinanza italiana ma sono comunque ammessi ai seggi il 25 novembre. E quelli che invece vorrebbero votare ma non possono, perché ai sedicenni la partecipazione è vietata.

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Il pubblico della Leopolda ultimo atto è già patrimonio di Renzi, il sindaco non è più un “prodotto” da scoprire ma è già l’idolo da sostenere. Lo voterà Ramona Buduroi, 29 anni, arrivata dalla Romania a Barga con la sua famiglia nel 1996 e da un anno sposata con un ragazzo italiano. «Le primarie sono l’unica occasione che mi sia capitata nella vita per esprimere la mia opinione politica. Sono stanca di delegare». Non potrà andare ai seggi invece Giacomo Bracaglia, studente di terza liceo scientifico a Pontassieve, invalvolatissimo per Renzi ma messo all’angolo dal dato anagrafico: «Non hanno voluto aprire le porte ai minorenni, il che mi sembra assurdo visto che le primarie avrebbero potuto rianimare un po’ l’interesse trai giovani. Prima di sapere di essere escluso mi ero già messo a seguire Matteo, ho il mio comitato di sostegno, mi dò un sacco da fare. Sono deluso ma continuo ad impegnarmi, per questo sono qui oggi». Non che lo abbiano seguito in tanti dalla sua scuola: «Macché, tra i miei compagni parlare di politica è difficilissimo, sono convinti che sia una cosa sporca da cui girare alla larga. Ma pure io la passione l’ho scoperta con Renzi, lui è la faccia pulita della politica».

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Mentre Giacomo parla sui maxischermi scorrono le immagini del tour attraverso l’Italia, con il candidato in camicia bianca che sale e scende dal camper, parla sul palco dei teatri e nelle piazze, scherza e saluta, posa per le foto e lanciala sfida «per governare il paese nei prossimi cinque anni». Il tutto è vagamente obamiano a cominciare dalla teoria ininterrotta di manifesti giganti rossi e blu che tappezzano l’ingresso della convention trasferito per l’occasione nel vialetto di accesso al nuovo Teatro dell’Opera: “Viva l’Italia viva. Il meglio deve ancora venire”. In mezzo alle facce nuove ci sono quelle dei politici e degli imprenditori che al fianco di Renzi ci sono da tempo: Erasmo D’Angelis, Ermete Realacci, Giorgio Gori, Vincenzo Manes, Giulio Quercini, Ambrogio Brenna, Ivan Scalfarotto, Alessio De Giorgi, Lino Paganelli, il giornalista Tiberio Timperi, Mario Curia dirigente di Confindustria a Firenze.

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Qualcuno segue la carriera del rottamatore anche da lontano. Come Allegra Salvadori, blogger di 35 anni che si è trasferita in Inghilterra col marito «perché qui -racconta- non esiste uno Stato in grado di fornire servizi efficienti». «A Londra quando non trovi posto al nido basta andare su Google map per vedere segnalati gli spazi giochi del tuo quartiere, l’informazione in rete funziona e ci sono validi aiuti economici. Le donne», continua gettando nello sconforto le mamme sedute in platea che hanno appena parcheggiato il pupo nel congelato baby sitting leopoldesco, «lavorano quasi tutte ma hanno tre volte più tempo per stare con i figli rispetto ai loro compagni». Come sia possibile non lo spiega ma forse Renzi lo sa.

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LA REPUBBLICA Firenze, 16 novembre 2012