Matteo Renzi

«Tifo Letta, ma al Pd serve un leader forte»

unitàIntervista di Vladimiro Frulletti pubblicata su l’Unità il 7 luglio 2013

Non sono un avversario del governo. Come italiano faccio il tifo per Letta. E un Pd più forte, con un progetto e un leader forte, rafforza il governo». Al sindaco di Firenze, che venerdì sera ha avuto un lungo faccia a faccia con il direttore de l’Unità Claudio Sardo alla festa del Pd di Senigallia, certe interpretazioni («un Renzi al giorno toglie Letta di torno» scherzava ieri Fioroni) non piacciono. Così come non condivide l’idea, rilanciata anche ieri da D’Alema sul nostro giornale, che al congresso il Pd debba scegliere semplicemente un segretario e che la sfida per la premiership vada rinviata a quando ci saranno le elezioni visto che un premier il Pd l’ha già. Per Renzi, al contrario, il Pd deve darsi un segretario che sia anche leader potenziale di governo, perché l’Italia ha bisogno di speranza e solo il Pd può dargliela con un progetto per il futuro. Non un uomo solo al comando, ma il bomber di una squadra forte. «Messi da solo non vince, vince perché gioca nel Barcellona».

Sindaco, è indubbio che abbiamo un governo strano, ma pur sempre guidato da un dirigente Pd. Ce la farà a durare almeno due anni e portare a compimento le riforme istituzionali e la presidenza italiana dell’Ue?
«Tutti, da italiani, facciamo il tifo per Letta perché speriamo che faccia bene all’Italia. I suoi successi saranno anche di tutti gli italiani. Ciò che non ha senso nel nostro dibattito pubblico è l’idea che la durata del governo Letta sia legata alla candidatura di questo o di quello».

È lei il pericolo di Letta?
«No. Continuano a dire che io attacco il governo, ma è una balla. Dico solo cose ovvie, persino banali. Dico che deve piacere agli italiani, non solo a Brunetta o Schifani. Che deve fare le cose per il Paese. E se le fa io sono contento».

Ma per farle un po’ di tempo serve. E qui conterà anche il congresso del Pd. Bisogna scegliere un segretario o il candidato premier di domani?
«Abbiamo bisogno di un segretario perché quello di prima s’è dimesso. E abbiamo anche bisogno di qualcuno che la prossima volta ci faccia vincere. Ma soprattutto abbiamo bisogno di darci speranza non solo come democratici, ma come italiani. Oggi la rassegnazione sta sostituendo la preoccupazione. Anche nel Pd. Ecco, il congresso deve servire a fare del Pd l’anima della speranza italiana. Non deve essere l’occasione per rimettere in piedi un’organizzazione burocratica che aspetta le elezioni per poi “quasi perderle”. Il Pd ha senso se si pone l’obiettivo di cambiare l’Italia. E siamo noi democratici l’unica occasione: perché l’Italia non la cambieranno né Grillo, né Berlusconi affaccendato nelle sue faccende».

Proprio per questo motivo forse c’è bisogno di un segretario a tempo pieno, che si occupi di ricostruire il partito nella società…
«C’è bisogno di una discussione sull’Italia, su ciò che il Pd deve fare per l’Italia e quindi sul partito che serve a questa impresa. A nessuno interessa il futuro personale di Renzi, o di Cuperlo o di Epifani».

Lei è per un partito leggero?
«Pesante o leggero è una polemica inutile. Dobbiamo fare un partito pensante. Ed è per questo che non dobbiamo respingere la gente alle primarie, ma al contrario spalancare tutte le porte. Anche a chi l’altra volta non ci ha votati».

Intende rilanciare il tema dei voti da prendere alla destra?
«Mi hanno attaccato perché ho detto che andavano presi i voti dei delusi del centrodestra. Se li avessimo presi, oggi saremmo noi al governo, con Bersani premier e non con Alfano vicepremier. Questo è il Pd che vorrei: curioso, aperto, che non è interessato a chiedere da dove vieni – Ds, Margherita o altro – ma dove vuoi andare».

Torniamo alle regole del congresso: il segretario sarà anche il candidato premier?
«Ci sono due metodi di selezione, e quindi due modelli di partito. Se il segretario lo fai scegliere solo dagli iscritti, senza dimenticare poi che ci sono realtà dove è da tre anni che non si fa il tesseramento, avrai un segretario che si occupa solo del partito e della sua organizzazione interna. Se fai le primarie aperte, e quindi fai decidere almeno tre milioni di persone, il confronto si sposterà sul progetto per l’Italia. Io voglio un congresso che parli dell’Italia con i nostri elettori. Gli iscritti al Pd sono 500mila, gli italiani che si impegnano nel volontariato sono oltre 6 milioni. Li lasciamo fuori dalla porta? Il Pd deve essere un noi che non ha paura di una leadership. Messi non vince da solo, ma perché gioca in una grande squadra».

Ma un Pd guidato da un leader che cerca consensi su un progetto di governo, e dal giorno dopo la sua elezione dovrà realizzarlo, Letta non rischia di cadere?
«Ma no, con un Pd forte, che rilancia sulle idee, il governo andrà meglio. Un Pd forte rafforza Letta. Ad esempio, sull’Imu Berlusconi ha imposto la sua proposta. E il Pd? Cosa sta ponendo all’ordine del giorno del governo? Che proposta avanza contro la disoccupazione, per far abbassare il costo dell’energia alle imprese, o sulla legge elettorale? Serve più coraggio, più forza, più iniziativa».

Perché continua ad avere un rapporto così polemico con i vertici del Pd? Perché partecipa poco alle riunioni?Perché non va anche a Roma a dire la sua e discutere con il suo partito?
«Perché la logica dei caminetti, degli incontri tra correnti, delle riunioni inconcludenti ha rovinato il Pd. Io per i militanti, per chi lavora gratis alla feste e che non ha mai visto un euro di finanziamento pubblico, ma anzi i soldi li mette di tasca sua, ho profondo rispetto. Ma so anche che a loro non interessa cosa Renzi risponde a questo o a quello. A loro interessa cosa propone il Pd per vincere le prossime elezioni. Sulla lotta all’illegalità e alla corruzione, che come ricorda Saviano ci costa 130 miliardi l’anno, vogliamo dire una parola chiara? E sul bicameralismo siamo o no per abolire il Senato e sostituirlo con una Camera delle Regioni e dei Comuni?».

Le regole del congresso dovranno pur essere discusse e decise.
«Epifani deve applicare lo Statuto che prevede che il congresso sia convocato entro il 7 novembre. Lo Statuto prevede primarie aperte a tutti, come è stato per Bersani e Veltroni. Vogliono cambiare lo Statuto? Lo facciano. Se hanno i numeri in assemblea».

La logica del noi e del loro può produrre divisioni. Non pensa, come avverte Franceschini, che ci possa essere una scissione nel Pd?
«Non vedo questo rischio. Anzi non vorrei che qualcuno parlasse di scissione in modo strumentale. Il Pd è un partito che non deve temere il confronto sul merito, anche aspro. Pure alle primarie mi accusavano di voler dividere il Pd. Dicevano che una mia vittoria avrebbe mandato in frantumi il centrosinistra. Quelle primarie le ho perse ma non mi sono messo a fare la guerra a nessuno. Sono stato leale fino in fondo e senza chiedere premi di consolazione. Poi purtroppo abbiamo sbagliato un gol a porta vuota, siamo al governo con Brunetta e la coalizione con Sel s’è sfasciata».

Lei si lamenta delle correnti, ma i suoi avversari accusano che anche i renziani sono una corrente, e molto potente.
«Non ho né correnti né correntine altrimenti non sarei per le primarie aperte. Fra milioni di elettori le correnti scompaiono».