Matteo Renzi

Una banca-dati pubblica per la trasparenza

\n

larepubblica

\n

Tutte le fatture dei partiti e degli enti andrebbero pubblicate, a vantaggio dei cittadini. Per farlo, basta una norma di due righe nel decreto Digitalia

\n

di Riccardo Luna

\n

C’è solo una cosa più efficace del controllo successivo della Corte dei Conti sulle spese della politica. Il controllo in tempo reale svolto da 60 milioni di cittadini attraverso Internet. Qui ormai non si tratta soltanto di pubblicare i bilanci dei partiti e degli enti pubblici in rete, come pure si sta iniziando a fare. Questa è infatti una azione meritoria, seppur tardiva, ma insufficiente a garantire una effettiva trasparenza e quindi una drastica riduzione della corruzione, del peculato e delle svariate malversazioni di soldi pubblici cui stiamo assistendo. […..] Ma anche una pubblicazione dei dati in formato aperto rischia di essere non adeguata a frenare gli abusi correnti: infatti fa emergere solo le spese totali per ogni comparto ma impedisce di verificarne puntualmente la legittimità ma anche solo l’opportunità politica.

\n

La strada da seguire è quindi quella della pubblicazione delle fatture, di tutte le fatture degli enti pubblici. Per farlo basta un clic. Una norma di due righe nel decreto Digitalia che il governo sta approvando. Basta aprire i dati di Siope.

\n

Il Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici), è un sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti effettuati dai tesorieri di tutte le amministrazioni pubbliche, che nasce dalla collaborazione tra la Ragioneria Generale dello Stato, la Banca d’Italia e l’ISTAT. Il SIOPE risponde all’esigenza di monitorare i flussi di cassa e raccordo con la Tesoreria. La cosa interessante è che quotidianamente le amministrazioni pubbliche […] devono mandare a Siope i dati concernenti tutti i pagamenti e gli incassi effettuati sulla base di codifiche uniformi. Su tutto il territorio nazionale. Inoltre per ogni mandato di pagamento in cui vi siano più beneficiari, i singoli codici gestionali devono essere attribuiti agli importi dei beneficiari contenuti in ciascun ordinativo e per ogni codice deve essere indicato il relativo importo (quindi c’è la tracciabilità a livello di singolo beneficiario del pagamento).

\n

Si tratta di una banca dati già esistente, con criteri uniformi, che copre già quasi tutta la PA.

\n

[…]

\n

La banca dati quindi è già centralizzata e gestita presso Banca d’Italia. Questo vuol dire che l’operazione di apertura sarebbe assai poco onerosa e immediatamente realizzabile, a differenza per esempio dell’art. 18 Decreto Sviluppo che impone gli “open data” per tutti i contratti e affidamenti degli enti pubblici, ma dato che l’obbligo verte in capo ad ognuno delle decine di migliaia di soggetti è di fatto inattuabile almeno in tempi ragionevoli – immaginate di mettere mano ai processi e ai flussi informativi e alle tecnologie di ciascuno.

\n

Invece Siope è un unico posto dove ogni giorno convergono tutti gli incassi e i pagamenti, tutti codificati, di tutti gli enti pubblici.

\n

Se lo apri cambia tutto. Non apri il bilancio, cosa senz’altro fondamentale.

\n

Apri la cassa.

\n

Ottieni la trasparenza di tutto quello che entra e che esce nelle svariate casse pubbliche, in tempo reale.

\n

Questa proposta non va nella direzione dell’antipolitica. Ma della buona politica. Nel maggio scorso l’ha avanzata il presidente dell’Associazione dei comuni italiani Graziano Delrio. […. ] A giugno il comune di Firenze ha adottato la piattaforma Open Bilanci e da qualche giorno ha aggiunto la pubblicazione di tutte le fatture.

\n

Prendere questa strada non vuol dire solo che la spending review la fanno anche i cittadini. Vuol dire non avere più a che fare con Batman e i suoi fratelli. Non perché dopo un anno o due li ha scoperti la Corte dei Conti. Ma perché, davanti alla prospettiva di essere totalmente trasparenti davanti agli elettori, certe cose non si potrebbero più fare.

\n

 

\n

Leggi l’articolo completo su La Repubblica