Matteo Renzi

Voto Renzi (se c’è il Porcellum)

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europaMICHELE SALVIATI

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Nel pacchetto che definiva il mio Partito democratico ideale, tanti anni fa, c’erano le primarie per la scelta delle candidature a cariche monocratiche nelle istituzioni rappresentative. Questo perché credevo che, se non il bipartitismo, almeno il bipolarismo fosse un tratto del nostro sistema politico ed elettorale destinato a restare, e dunque che il campione del Pd si sarebbe confrontato con quello di Forza Italia (ovvero, il campione del centrosinistra contro quello del centrodestra, nel quadro bipolare ma non bipartitico che effettivamente si realizzò).

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Questo campione, a mio avviso, lo doveva scegliere un’ampia platea di potenziali votanti, perché credevo e continuo a credere che una democrazia dei simpatizzanti, ma esterni, corregga le tendenze oligarchiche e cooptative che sono evidenti (da Michels in poi) nella scelta dei candidati da parte della normale “democrazia di partito”. Una “democrazia” nella quale la formazione delle decisioni, invece di procedere dal basso verso l’alto, procede dall’alto verso il basso mediante la cattura degli organismi di base, degli iscritti, da parte dei dirigenti.

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Già il riconoscimento che il progresso verso il bipartitismo era stentato, per usare un eufemismo, e si sarebbe restati in un sistema di lotta tra coalizioni, mi aveva fatto capire che l’innesto di una democrazia di esterni sulla classica democrazia di interni, quella dei soci dell’associazione partito, era piuttosto problematica, creava serie difficoltà al Pd.

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Al Pd come organizzazione che sbandierava una vocazione maggioritaria, una potenziale egemonia su tutto il centrosinistra. Più o meno bene, le primarie di coalizione hanno funzionato negli enti locali: Pisapia, tanto per restare al caso che conosco meglio, è un buon sindaco e si è circondato di buoni assessori.

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Ma comunque, anche nelle primarie di coalizione, siamo pur sempre nel caso di una democrazia bipolare, nella quale si sceglie il campione che poi combatterà con quello del centrodestra. Siamo forse in questo caso nelle “primarie” che si stanno preparando a livello nazionale e che per ora vedono come principali candidati Bersani e Renzi? Come si fa a dirlo se non sappiamo qual è la legge elettorale con la quale si andrà a votare? Se passerà una legge elettorale proporzionale (anche se corretta da un piccolo premio per il partito maggiore) è improbabile che l’uno o l’altro abbiano qualche possibilità di essere nominati presidenti del consiglio.

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Probabilmente non ci sarà una maggioranza parlamentare di sinistra o di centrosinistra e in una Grosse Koalition all’italiana il premier non potrebbe essere il capo di una delle sue tre grandi componenti politiche, centrodestra, centro, centrosinistra: l’ipotesi più probabile sarebbe di nuovo un premier tecnico. E allora che primarie sono? Solo un censimento di simpatie e antipatie tra i due (per ora) protagonisti? In questo caso sarebbe opportuno un congresso, in cui si discuta in modo approfondito di programmi e di orientamenti politici e culturali. E in cui si confermi o si scelga un segretario di partito: così si faceva nella Prima repubblica e ci sono buone ragioni per tornare a farlo, visto che si tornerebbe a un sistema politico simile. Per ora – lasciando i programmi dei due protagonisti il tempo che trovano – la battaglia si limita a interviste e dichiarazioni, con interventi estemporanei dei vari guru dei media. E la scelta, quando va bene, si basa sulla sensazione generica che Bersani è più socialdemocratico e Renzi più centrista, se non su quella che Bersani è più “vecchio” e Renzi più “nuovo”. Basta questo per scegliere? Ed è questo il modo di discutere in un partito serio? Personalmente rifiuto di schierarmi in una primaria finta, che non designa il candidato premier ed è inadeguata a designare il segretario e la linea politica del partito.
Se invece, come diventa sempre più probabile, la riforma non si fa e si resta col Porcellum, le primarie designerebbero effettivamente il candidato premier ed è possibile – alla luce delle attuali previsioni di voto – che una coalizione organizzata dal Pd sia in grado di conquistare il premio elettorale e avere una sicura maggioranza alla camera, anche se per il senato è difficile fare previsioni.
Conquistare il premio elettorale: già, ma con quali alleati? Quando ci si batte all’ultimo voto è difficile resistere alla tentazione di raschiare il fondo del proprio barile: con Bersani, Vendola è sicuro e forse anche su Di Pietro si potrebbe fare un pensierino. Siccome, nelle circostanze economiche attuali, considero questa eventualità dannosa per il paese (c’è di peggio, naturalmente, il ritorno di Berlusconi), farei la scelta che più contribuisce ad evitarla e sceglierei Renzi. Per come il partito è diventato – certo non il partito dei miei vecchi e ingenui sogni – una vittoria di Renzi potrebbe essere traumatica. Ma sarebbe un bene per l’Italia.

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“EUROPA”, 3 ottobre 2012

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