Matteo Renzi

31 ottobre 2013 eNEWS 374

leopolda201Vorrei tanto parlarvi di cosa stiamo facendo a Firenze. Perché in un mondo politico che spesso vive di chiacchiere, i fatti concreti sono l’unica àncora di salvezza. Ma non posso farla troppo lunga. E allora rimando a una delle prossime enews l’aggiornamento sulle questioni cittadine. Chi segue il sito www.matteorenzi.it potrà verificare le iniziative dell’ultimo periodo, compresa l’inaugurazione della biblioteca del Galluzzo, cui tengo molto sia per il coinvolgimento dei ragazzi del luogo nella gestione, sia perché – ormai vi ho già stressato a sufficienza – le biblioteche per me sono centrali per costruire l’identità di una città. A Firenze più che altrove.

In molti mi dicono: “Matteo, se vuoi che ti leggano, falla breve”. E allora mi limito a raccontarvi lo stato dell’arte dal mio punto di vista sulla situazione politica. La disoccupazione a settembre tocca il record storico: 12,5%. E di cosa parla la classe politica? Di come cambiare i centri per l’impiego, il lavoro, la formazione professionale, la burocrazia, il sistema del credito, gli investimenti stranieri? No. Parla delle modalità con cui il Senato deve votare per la decadenza di Berlusconi. Si vota in modo segreto, così magari qualcuno fa il furbo, o si vota in modo palese, così tutti si assumono le proprie responsabilità? Tutto qui. E il voto non è sul destino politico di Berlusconi, già segnato da una condanna in via definitiva per evasione fiscale e dall’imminente interdizione, oltre alla decadenza. Ho grande rispetto per le questioni personali di Berlusconi, perché non sono uno di quelli che gioisce per le difficoltà altrui: io avrei preferito batterlo nelle urne, non nelle aule di tribunale. Aggiungo, non riesco ad apprezzare quelli che per vent’anni hanno fatto tutto ciò che Berlusconi ha chiesto, ottenendo prebende e oggi si ergono a paladini dell’antiberlusconismo. Infine non credo che la vicenda decadenza porterà problemi al Governo, perché già un mese fa Berlusconi ha provato a far cadere l’Esecutivo e non ce l’ha fatta: dunque la maggioranza c’è a prescindere da Berlusconi. Ma tutto ciò premesso, per favore, adesso possiamo parlare dell’Italia? Vi prego, occupiamoci dei problemi delle famiglie italiane, di tutti gli italiani, non solo di un italiano. La disoccupazione galoppa e noi pensiamo se votare segreto o palese? E perché mai? Per consentire a chi non ha il coraggio delle proprie azioni di dire una cosa e votare l’opposto? I senatori sono ben pagati per la propria attività e sono in Parlamento per le proprie idee: sarebbe davvero curioso se oggi se ne vergognassero al punto da nascondersi dietro il voto segreto. Ci mettano la faccia e votino. Però nel frattempo, possiamo parlare di Italia?

È quello che abbiamo fatto alla Leopolda. Sul sito www.matteorenzi.it ci sono molti video degli interventi compreso – ahivoi – il mio conclusivo. E dire che la politica è così affascinante quando viene fatta con passione. Siete stati alla Stazione Leopolda? Eravate tra i sedicimila che hanno varcato quel cancello? Grazie! Grazie per aver dimostrato a tutta Italia che si può fare politica in modo diverso. Ho ancora nella mente le immagini dei cento tavoli con le discussioni del venerdì sera (grazie per i contributi, saranno online sul sito www.matteorenzi.it nelle prossime ore). Dei bambini che giocano mentre i genitori discutono. Degli oratori – alcuni famosi, altri sconosciuti, quasi tutti interessantissimi – che si danno il cambio sul palco. Grazie agli organizzatori, ai volontari, ai curiosi, ai finanziatori (abbiamo raccolto 10.728euro online, 9575euro di merchandising: la politica si può fare senza un centesimo pubblico e con la trasparenza totale). Per chi vuole è ancora possibile dare un contributo, puntiamo a raggiungere 25mila euro. La Leopolda è una stazione. E se è vero, come ci ha detto Baricco, che il futuro è tornare a casa, ci piace l’idea di considerare la stazione un luogo d’arrivo ma anche di ripartenza. Quello che è certo è che il nome al futuro lo daremo insieme, nessuno si chiami fuori.

I congressi si fanno sulle mozioni (qui la nostra. E se volete organizzare un comitato in vista delle primarie dell’8 dicembre qui vi raccontiamo come fare, grazie: siamo quasi a mille!). Ma la politica si fa sulle emozioni. Emozioni anche negative. Il dolore per il suicidio di Simone ci impone di vincere una battaglia culturale: nessuna legge antiomofobia – pur buona e positiva – risolverà il problema educativo, lo sappiamo. L’angoscia per le due ragazzine di Roma, 14 e 15 anni, che si prostituivano nei quartieri bene della città. Sono sconvolto da due giorni. C’è anche un altro sentimento, la vergogna. Hanno cercato di fare polemica in queste ore per un’iniziativa del Comune di Firenze, doverosa e semplice: la possibilità per i genitori dei bimbi nati morti di seppellire i propri figli anziché – letteralmente – considerarli “rifiuti speciali”. Si è cercato addirittura di trasferire questo dibattito in un’occasione di polemica congressuale. Possiamo fare politica senza strumentalizzare il dolore di una madre, o di un padre, che perde un figlio prima che questi veda la luce? La vergogna, in questo caso, è tutta per qualche professionista dell’ideologia: non avrei mai immaginato che il livore contro di me arrivasse a questo punto. Mi spiace, ma mi spiace per loro.

Pensierino della sera. Continuano a dire che per eliminare l’evasione bisogna ridurre il contante. Non c’è dubbio che più la moneta è elettronica, più si elimina spazio per chi evade. Ma dobbiamo essere seri. Se vogliamo investire sulla moneta elettronica, che è oggettivamente il futuro, dobbiamo abbassare le commissioni bancarie (gli istituti di credito non possono pensare di stravincere sempre, anche basta grazie!), investire sulla tecnologia – perché pagare con il telefonino è così difficile in Italia? A Firenze, primi nel nostro Paese, per consentire di comprare il biglietto del bus o del tram con un sms abbiamo dovuto vincere un anno di battaglia contro la burocrazia –, togliere agli istituti di credito la pretesa di essere gli unici player di questa partita. Dalla fatturazione elettronica alla tracciabilità dei pagamenti molto si può fare. Ma abbassare il contante senza modificare l’intero pacchetto fiscale – che oggi è oppressivo al limite dell’insolenza – significa regalare clienti agli hotel di Nizza anziché di Taormina, alle boutiques di Parigi anziché di Milano. Il Pdl sul fisco ci ha inchiodato per mesi solo su Imu e Iva. E abbiamo visto i risultati. Adesso evitiamo di continuare a guardare il dito mentre qualcuno indica la luna. Il problema non è il contante o l’Imu. È il nostro fisco che va radicalmente rivoluzionato.

Un sorriso,
Matteo

Post-Scriptum. Tutte le volte che leggo Stella e Rizzo sul Corriere mi arrabbio. Perché scrivono quasi sempre cose drammaticamente vere e facilmente risolvibili. Oggi il loro pezzo è sul CNEL. Lo trovate qui. Diciamolo in politichese. Il CNEL non serve a nulla. Nulla, eh! Però sta in Costituzione. Già che hanno deciso di cambiare la Costituzione, ci fanno la cortesia di abolire anche il CNEL? Non ci salviamo il bilancio dello Stato: parliamo di qualche decina di milioni di euro, mentre l’ordine di grandezza dei conti pubblici si misura in centinaia di miliardi di euro. Ma la credibilità delle Istituzioni passa anche dai simboli. Via il CNEL, per favore. Con i suoi viaggi, i suoi contratti, i suoi contributi culturali. Non è che va abolito solo il CNEL, sia chiaro. Ma intanto se iniziamo da qui non si offende nessuno, vero?

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