Matteo Renzi

Enews 398, lunedì 2 novembre 2015

1) Viva l’Expo.
L’Expo è finito, viva l’Expo. Un piccolo grande insegnamento viene da questa cavalcata lunga sei mesi: nessuna impresa è così grande da essere impossibile per l’Italia. Certo: bisogna crederci, lavorare, fare fatica. Ci vuole tanto sudore per raggiungere gli obiettivi, ma niente è impossibile per un Paese come il nostro. è questo, oggi, l’orgoglio che ci portiamo dentro. Eravamo consapevoli che la sfida di ripulire l’immagine dell’Expo dagli scandali e dalle polemiche fosse una sfida difficile. Ma l’abbiamo vinta tutti insieme a cominciare dagli italiani che hanno fatto lunghe code pur di visitare l’esposizione. Grazie a tutti quelli che ci hanno creduto; adesso al lavoro per fare di quel luogo un centro di richiamo mondiale. Appuntamento per il 10 novembre, a Milano, giorno in cui il Governo presenterà il progetto “Italia 2040”. Sarà un’altra sfida entusiasmante, credetemi.

2) L’Italia va.
L’Europa va peggio di come immaginassimo, l’Italia va meglio di come immaginassero.
Questo il succo delle più recenti indicazioni dei centri di ricerca continentali. A ottobre l’Italia è il Paese con il più alto tasso di fiducia; quest’oggi l’indice Markit europeo scrive che “i migliori risultati sono scaturiti sorprendentemente dall’Italia”; recuperiamo undici posizioni nella classifica di Doing Business della Banca Mondiale. E gli ultimi numeri ufficiali sul lavoro evidenziano il successo del JobsAct: gli occupati a settembre, secondo Istat, sono a quota più 378mila dall’inizio del nostro Governo (febbraio 2014). La disoccupazione è all’11,8% (era a 13,6%). Quella giovanile, ancora altissima, è scesa da oltre il 46% al 40,5%. Le riforme servono, amici, non si scappa da questa semplice verità.
Tuttavia io non sono per niente soddisfatto: c’è ancora molto da fare e soprattutto il settore delle costruzioni e dell’edilizia non è ripartito per niente. In parte la colpa è ancora nostra, perché non tutto è stato sbloccato, anzi. Ma se ci pensate questo fa ancora più impressione: quando finalmente la forza delle riforme e la tranquillità della situazione economica dispiegheranno i loro effetti in tutti i settori, la crescita dell’Italia non sarà più un episodio. E il sogno cui stiamo lavorando da venti mesi, fare del nostro paese la locomotiva d’Europa anziché il fanalino di coda, smetterà di essere un sogno per diventare finalmente un progetto concreto e fattibile. L’Italia è una forza tranquilla che sta recuperando il proprio posto in Europa e nel mondo: il meglio deve ancora venire.

3) Bla-bla-block.
A proposito: mentre noi cerchiamo di sbloccare l’Italia e liberare le migliori energie, ci sono quelli che teorizzano il blocco totale dell’Italia. Bloccatori di tutto il mondo, unitevi: questo è il vostro weekend. Da venerdì a domenica è previsto il blocco totale dell’Italia da parte di Matteo Salvini e della Lega Nord, special guest Silvio Berlusconi. Quelli che hanno governato per anni il Paese condannandolo all’immobilismo ora suggeriscono agli italiani di non fare acquisti, di bloccare tutto, di paralizzare il sistema economico: in questo video trovate la raffinata piattaforma programmatica avanzata da Matteo Salvini dal pulpito di Ponte di Legno. Loro, detti anche i Bla-Bla-Block, vogliono bloccare l’Italia, noi vogliamo rimetterla in moto: la differenza è tutta qui.

4) Benevento e Reggio Calabria
Passando ai problemi reali del Paese: il maltempo ha flagellato Benevento prima e Reggio Calabria poi. La protezione civile e il Governo – d’intesa con i due presidenti di Regione – sono già intervenuti con sopralluoghi e fin dal prossimo consiglio dei ministri arriveranno i primi provvedimenti. Non lasceremo soli né i beneventani, né i reggini. Ci tengo a scriverlo, a sottolinearlo, a ripeterlo con forza.

5) Civis romanus sum.
Si è conclusa la telenovela dell’amministrazione comunale di Roma. Dopo balletti, dimissioni e controdimissioni, abbiamo registrato un fatto singolare: ben ventisei consiglieri comunali hanno scelto di rinunciare alla poltrona, dimettendosi contestualmente e dunque sciogliendo la consiliatura. In un Paese in cui i politici non si dimettono mai o quasi, vorrei evidenziare la serietà di questi rappresentanti del popolo che hanno scelto di fare chiarezza, lasciando la poltrona vista la crisi. Quando la maggioranza dei consiglieri dice basta non si chiama congiura: si chiama democrazia. Adesso al lavoro sulle sfide concrete in vista del Giubileo: abbiamo dimostrato con Expo che quando l’Italia si mette in moto nessuna impresa è impossibile. Cercheremo di fare del Giubileo con Roma ciò che è stato con l’Expo a Milano. Per sei mesi vorrei che non ci fosse spazio per le polemiche, ma per i nuovi autobus, per la pulizia, per il verde pubblico, per le periferie, per lo straordinario centro storico. E vorrei che l’espressione “Sono un cittadino romano” tornasse a essere motivo di vanto, di orgoglio, di onore come accadeva in passato. La città capitale d’Italia, non la città degli scandali e delle polemiche. Insieme, ce la faremo. Poi i romani si sceglieranno il loro sindaco. Da qui ad allora tutti al lavoro per il bene comune, senza le solite polemiche miopi e meschine.

6) Il Sud.
Mi scrive il sindaco di Bari, Antonio De Caro: “Matteo, ma ti rendi conto? Abbiamo parlato per mesi delle anticipazioni del rapporto Svimez sul Sud. Oggi esce il rapporto e scopriamo che i dati tornano a essere positivi. Di poco, ma positivi. Fallo emergere, se puoi. Siamo proprio un paese di matti:-)” Non siamo un paese di matti, ma certo che alcuni temi sono affrontati secondo schemi ideologici. Se si parla del sud, dobbiamo sempre parlarne male. Altrimenti non vale. E lo vedo anche adesso, durante la discussione sulla legge di stabilità. Non c’è nulla per il Mezzogiorno, si urla. Non c’è nulla, ma ci sono per la prima volta i soldi per eliminare le ecoballe e far rinascere la Terra dei fuochi. Non c’è nulla, ma ci sono le misure per salvare Ilva e il futuro industriale del Mezzogiorno. Non c’è nulla, ma ci sono i soldi e gli strumenti per finire finalmente la Salerno Reggio Calabria. Non c’è nulla, ma c’è la possibilità di anticipare di due anni la Napoli-Bari e in prospettiva collegare l’Alta Velocità a quella meraviglia che è il Salento. Non c’è nulla, ma ci sono i soldi per Matera capitale europea della cultura 2019. Non c’è nulla, ma ci sono i soldi per l’Aquila dopo che per anni si erano fatti solo annunci. Potrei continuare ma non ha senso. Il punto è che per il mezzogiorno non basta stanziare soldi ma va lanciato in positivo il guanto della sfida: dimostrare che si può uscire dalla cultura della lamentazione, non inventandosi cattedrali nel deserto ma semplicemente chiudendo le tante partite aperte da decenni. Non servono nuove vagonate di progetti, basta fare le cose che sono lasciate a metà da troppo tempo.

7) Diario di bordo dell’America Latina.
Sempre in tema di racconto mediatico. Missione di cinque giorni in America Latina e Cuba. Programma molto serrato. I giornalisti che ci seguono giustamente lamentano la mancanza di una conferenza stampa dedicata al viaggio. Nell’ultima tappa riusciamo finalmente a ritagliarci mezzora tra un incontro e l’altro. Racconto le mie impressioni della missione e i risultati ottenuti in Cile, Perù, Colombia, Cuba. Lascio spazio alle domande. La prima è sul sindaco di Roma, la seconda sulle polemiche dei magistrati, la terza sul rapporto con la minoranza del PD a proposito della legge di stabilità. Tutti argomenti molto incentrati sull’America Latina, come immaginate. Nasce una discussione franca e amichevole con i presenti. Non è certo loro responsabilità se le cose che escono sono sempre quelle. Però questo vi spiega perché forse non tutti avete avuto modo di seguire questa missione, sempre che siate interessati. Vi allego qui il racconto delle quattro tappe che ho pubblicato su Facebook:
La tappa del Cile
La tappa del Perù
La tappa della Colombia
La tappa del Cuba

Pensierino della Sera. Arriva il treno dei nostri pensieri. E arriva alla stazione Leopolda. Sarà proprio l’orario del treno il filo rosso di collegamento tra gli eventi di questa edizione, la Leopolda numero sei. E quest’anno, in via eccezionale, la controprogrammazione (che ormai è un classico della storia della Leopolda) non la fanno i nostri amici del partito, né il Sindacato, ma direttamente Forza Italia con Berlusconi che sarà per la prima volta dopo anni a Firenze (l’ultima volta – pensate un po’ – venne in campagna elettorale, da premier, contro l’allora giovane candidato sindaco del PD). Ci vediamo alla stazione Leopolda, da venerdì 11 a domenica 13 dicembre: l’email è leopolda@matteorenzi.it — affrettarsi per prenotarsi. Chi arriva tardi lo mandiamo a sentire Berlusconi al teatro Puccini!

Un sorriso,
Matteo

Post Scriptum: Quaranta anni fa moriva Pier Paolo Pasolini nelle circostanze drammatiche che molti ricorderanno. Mi viene in mente un suo pensiero che trovo quanto mai attuale, tra i tanti: Siamo stanchi di diventare giovani seri o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. (…) Non vogliamo essere subito così già senza sogni.
Non diventare giovani seri è una delle sfide più impegnative che abbiamo davanti. Buon lavoro a tutti, alla prossima!

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