Matteo Renzi

Enews 427, 16 maggio 2016

1. Interviste dei giornalisti o #Matteorisponde?

In molti si sono lamentati perché il #Matteorisponde non prevede la presenza di giornalisti. Per forza, è pensato come un appuntamento diretto sui social network.
Quanto, invece, al confronto con la stampa, giovedì scorso sono stato intervistato a Porta a Porta Da Bruno Vespa e Ferruccio De Bortoli, l’ex direttore del Corriere della Sera, il quale – in passato – è stato uno dei critici più serrati sulla azione del nostro Governo.
Qui trovate il dialogo che si è tenuto su Rai 1. Graditi, come sempre, i vostri commenti a: matteo@governo.it
Per chi è interessato, qui trovate anche l’intervista radio a Vittorio Zucconi su Radio Capital.
Invece per quelli che aspettano il #Matteorisponde appuntamento mercoledì sera 18 maggio con un occhio di riguardo per chi lavora: l’appuntamento inizierà alle 21.30 in diretta su Facebook.

2. Mille al giorno

La settimana scorsa da Fabio Fazio avevo lanciato il progetto bellezza@governo.it
La prima email, dopo la fine dell’intervista (qui), arrivò alle 21.26. A distanza di una settimana, alle 21.26 di ieri le email arrivate erano 7.079 con indicazioni, suggerimenti, richieste. Mi sembra una cosa fantastica: i cittadini che si riprendono i luoghi dell’identità sul territorio! C’è tempo fino alla fine di maggio per fare le segnalazioni: firmerò il decreto prima della pausa agostana e dovremo dare tempo agli esperti di fare le valutazioni sui singoli progetti.
Nel frattempo il Presidente della Repubblica ha inaugurato la mostra di Mitoraj a Pompei che continua a essere un simbolo pazzesco del fatto che l’Italia ha cambiato verso, mentre anche i grandi giornali si accorgono che a Reggio Calabria grazie al Museo Archeologico che ospita i Bronzi di Riace sta cambiando qualcosa: sono felice innanzitutto per il bravo sindaco Giuseppe Falcomatà.
Poche chiacchiere, amici: la bellezza e la cultura, il capitale umano e la nostra identità saranno la carta da giocare per l’Italia nei prossimi mesi. Il mondo sembra impaurito, incerto. Noi diciamo scuole, non muri. Università e musei, non frontiere. Coraggio, non paura.
L’operazione bellezza@governo.it vuole coinvolgere in questa sfida globale anche le piccole grandi storie di provincia: la politica rimette al centro, finalmente, la cultura. Ma possiamo vincere solo se coinvolgiamo i cittadini

3. Promettere. E mantenere

Sulle unioni civili avete già letto tutto e il contrario di tutto. Per anni era una promessa elettorale, adesso è una legge: qui, in questo banale concetto, sta tutta la forza della novità del nostro governo. Noi le cose le facciamo, non le rinviamo. Ma a me piace pensare semplicemente a qualche persona cara che oggi si sente parte di una nuova stagione di diritti. E io aggiungo di doveri. E mi piace ricordare chi non è più con noi, per esempio Alessia come ho fatto in questo post su Facebook:
È un giorno di festa per tanti, oggi. Per chi si sente finalmente riconosciuto.
Per chi vede dopo anni che gli vengono restituiti diritti talmente civili da non aver bisogno di altri aggettivi
Per chi stanotte ha fatto fatica a prendere sonno, per chi da giorni ci scrive chiedendo dove festeggiare, per chi semplicemente non sta più nella pelle. È un giorno di festa per tanti, oggi. In queste ore decisive tengo stretto nel mio cuore il pensiero e il ricordo di Alessia. E questo mi basta. Perché le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie. Per chi ama, non per chi proclama Scriviamo un’altra pagina importante dell’Italia che vogliamo.
Lo facciamo mettendo la fiducia perché non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti.
Lo facciamo con umiltà e coraggio. Ma lo facciamo adesso perché in Italia non è più possibile continuare a rinviare tutto.

4. Entriamo nel merito.

Ogni giorno che passa diventa più chiaro: il referendum di ottobre sarà su argomenti molto semplici.
Se vince il Sì diminuiscono le poltrone; se vince il no restiamo con il Parlamento più numeroso e più costoso dell’Occidente.
Se vince il Sì, per fare le leggi e votare la fiducia sarà sufficiente il voto della Camera come accade in tutte le democrazie; se vince il no continueremo con il ping-pong tra i due rami del Parlamento.
Se vince il Sì avremo un governo ogni cinque anni; se vince il no continueremo con la media di un governo ogni tredici mesi.
Se vince il Sì avremo meno poteri alle Regioni; se vince il No continueremo a avere venti burocrazie diverse per trasporti, infrastrutture, energie, promozione turistica all’estero.
Se vince il Sì i consiglieri regionali non guadagneranno più dei sindaci; se vince il No continueremo con stipendi e rimborsi di oggi.
Se vince il Sì aboliremo gli enti inutili a partire dal CNEL; se vince il No continueremo con i poltronifici.
Potrei continuare a lungo: sul voto a data certa, sugli istituti giuridici a tutela delle opposizioni, sulla nuova disciplina del referendum.
Ecco perché noi vogliamo entrare nel merito, sul referendum. Discutere di contenuti. Noi abbiamo tutto l’interesse a parlare del merito del quesito referendario.
Personalizzare lo scontro non è il mio obiettivo, ma quello del fronte del NO che, comprensibilmente, sui contenuti si trova un po’ a disagio: ma davvero vogliono mantenere tutte queste poltrone? Questo bicameralismo che non volevano nemmeno i costituenti e che furono costretti ad accettare per effetto dei veti incrociati? Questa confusione insopportabile sulla materia concorrente tra Regioni e Stato centrale che ha portato alla paralisi di cantieri, allo spreco di fondi europei, alla costante tensione istituzionale?
Sui contenuti la stragrande maggioranza dei cittadini – di tutte le forze politiche – vuole rendere più semplice l’Italia come fa questa riforma, finalmente.
Per questo sabato 21 maggio, alle 11, al Teatro Sociale di Bergamo inizieremo il nostro cammino verso il referendum di ottobre, inaugurando i primi comitati di semplici cittadini. C’è un’Italia che dice Sì e che non vuole fermarsi. Che non vuole tornare alla palude, all’ingovernabilità, agli inciuci. Questa Italia è un’Italia più grande di un singolo partito, di un Presidente del Consiglio, di un gruppo di politici. E a questa Italia vogliamo chiedere di darsi da fare. Chiunque potrà aiutare questa gigantesca opera per rendere l’Italia un Paese con meno politici e più politica. Un Paese più semplice e più giusto, tutto qui. Come? Basta un Sì. E non a caso il sito internet che sarà la base del nostro lavoro – da sabato 21 maggio – si chiamerà proprio così: www.bastaunsi.it

5. Sulle Tasse: dove ho sbagliato?

Ieri, uscito dalla Messa, mi sono fermato a parlare con il mio amico Gilberto, commercialista. “Matteo, che soddisfazione. Ieri ho fatto vedere a alcuni clienti quanto risparmiano di Irap quest’anno. Non ci credevano!” Effettivamente non ci credevano. E forse neanche adesso ci credono, purtroppo. Perché tutti gli indicatori dicono che i cittadini non stanno notando nessuna discesa delle tasse. Eppure c’è, eppure è evidente per gli addetti ai lavori, eppure nessun Governo ha fatto quanto noi sulle tasse.
Solo per riepilogare:

  • Via l’Irap costo del lavoro.
  • Via l’Imu e la Tasi sulla prima casa.
  • I mitici 80 euro che tutti deridono ma che, alla fine dell’anno, sono 960 euro.
  • Il credito di imposta al Sud.
  • Il super-ammortamento al 140% per chi mette soldi in azienda anziché in tasca.
  • Gli incentivi per chi assume.
  • VIA l’Imu e l’Irap agricola
  • Il canone Rai che passa da 113 euro a 100 euro.
  • Le tasse locali che per legge non possono più aumentare.

Bene, nonostante tutto questo, gli italiani pensano che le tasse siano aumentate. C’è qualcosa che non funziona, che dite? Sapete che mi fido molto di chi riceve e segue le enews: mi aiutate a capire dove ho sbagliato? L’email la sapete: matteo@governo.it

Un sorriso,
Matteo

 

Pensierino della settimana. Antonio Decaro è un ragazzo della mia età. Ingegnere. Pugliese. Il mio primo atto da segretario del PD è stato chiuderlo in una stanza e costringerlo a partecipare alle primarie per Sindaco di Bari. Faceva il parlamentare, era molto utile la sua presenza a Roma. Ma scherzando gli dissi: “Sono qui per peggiorarti la vita, mettiti in gioco per la tua città”. Antonio oggi è un sindaco bravo e onesto, competente e appassionato. La vita gli è migliorata, non peggiorata: può godere tutti i giorni delle opportunità e della difficoltà che solo un sindaco conosce. Ma da qualche giorno riceve minacce di morte da parte di alcuni clan che sta combattendo con la sua azione amministrativa. Ho deciso che domani pomeriggio vado a Bari. Sarà l’occasione per firmare il Patto per Bari (al mattino firmiamo il Patto per l’Abruzzo all’Aquila e il Patto per il Molise a Campobasso). Ma sarà anche l’occasione per dire che Antonio non è solo. E tutti noi ci sentiamo impegnati assieme a lui e ai tanti sindaci che in nome della legalità combattono ogni giorno.

 

Post-Scriptum. Chi ama lo sport trova in queste ore storie magnifiche e struggenti da tutte le discipline. Penso al ciclismo che vede un Giro d’Italia fantastico tra la sterrata dell’Alpe di Poti e la cronometro sotto l’acqua nelle terre del Chianti Classico. Penso al calcio con il campionato che finisce con i record di gol (Higuain, mamma mia) e l’imbattibilità di Gigi Buffon. Penso ai ragazzi del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa che hanno partecipato ai Giochi Invictus di Orlando e portano a casa un bel gruzzolo di medaglie, ma soprattutto un esempio straordinario per i nostri giovani e un motivo di orgoglio in più per il nostro tricolore. E potrei continuare per tutto questo periodo molto intenso.
Ma cito solo una storia che mi colpisce, la storia di Tania Cagnotto, una delle nostre atlete di punta anche in vista di Rio 2016. Tania in questi giorni ha vinto a Londra gli europei in diverse discipline (complimenti anche a Francesca Dallapè decisiva insieme a lei per la vittoria nel sincronizzato). Ma soprattutto ha vinto in quella piscina londinese dove un’autentica ingiustizia le strappò la medaglia olimpica quattro anni fa. Doveva essere una piscina stregata e invece Tania ha dimostrato – come tutti i grandi campioni – che i fantasmi esistono solo per chi ha paura di mettersi in gioco. Il talento è più forte anche dei fantasmi: perfetta metafora sportiva, ma grande verità, anche, per il nostro Paese. Viva Tania, viva l’Italia.

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