Matteo Renzi

Enews 455, venerdì 2 dicembre 2016

Mi hanno detto che devo togliermi il cappotto per sembrare più bello. (qui il video dell’intervento)
Non ci penso neppure. Anche perché sono un po’ stanchino ma anche gasatissimo perché questa vittoria possiamo portarla a casa. Siamo a un passo.
Siamo alle 48 ore decisive, le 48 ore che possono cambiare il futuro dei nostri figli.
Grazie a tutte le famiglie che sono in piazza, anche con i bambini che prendono il freddo per dire che la riforma è per loro, non è per il governo.
Vorrei che salutassimo Firenze e la Torre di Arnolfo e la guardassimo con lo stupore con cui la guardano gli innamorati. Guardiamo la loggia, la piazza, luogo di efferatezze… perché in Piazza della Signoria ci hanno combinato di tutto (non mi riferisco solo a Savonarola).
Oggi, in questa piazza, prima di tutto vorrei che risuonasse forte il messaggio che noi vogliamo bene all’Italia e che chiediamo a tutti di abbassare i toni di questa competizione.
Diciamolo: prima di tutto siamo italiani che credono in questo Paese, che non rispondono agli insulti, italiani che hanno tante sfide da vincere insieme e che amano riconoscere insieme che questa è stata una campagna referendaria sì, con alcuni insulti (non mi pare di vedere serial killer o scrofe sane o ferite in piazza, anche se questo è quello che è avvenuto agli occhi dei media) ma anche con tanti uomini e tante donne che si sono messi a discutere e si sono appassionati.
Magari non abbiamo convinto tutti – è ovvio – e magari abbiamo vissuto qualche polemica di troppo – è normale – ma è bello vedere un Paese che crede nella politica.
Questa sfida referendaria è stato un grande gesto d’amore per le Istituzioni e per la democrazia. E la democrazia non è mai un problema.
In questi ultimi tempi ci siamo sentiti dire “Eh, ma non si vota mai…” e adesso che si vota ci sentiamo dire “Avete diviso il Paese”.
Prendiamola con il sorriso.
Per prima cosa devo dire grazie per i vostri volantinaggi e le vostre discussioni anche alle 7 di mattina coi pendolari.
Grazie per i soldi che ci avete rimesso perché siete cittadini che credono nella politica.
Ma io vorrei dirvi grazie per la vostra amicizia, che c’è sempre stata e sempre ci sarà.

Il 2 dicembre è un giorno un po’ particolare per noi. Perché in questo giorno è morta una persona cara per alcuni di noi, ma anche perché 4 anni fa il 2 dicembre noi abbiamo perso le primarie e non era molto bello… In tanti mi hanno sempre detto “Che bel discorso della sconfitta che hai fatto”.
Ma questo discorso è un discorso della vittoria e alla fine dovremo andare a vincere.
Pensate dov’eravamo 4 anni fa. Dicevamo “è finita, non ce la faremo più”. E invece in 4 anni, guardate cos’è accaduto.
Oggi l’Italia ha leggi sul sociale profondamente diverse da prima: Dopo di noi, legge sull’autismo, leggi sulla cooperazione internazionale, sul Terzo settore, sulle Unioni civili, sullo spreco alimentare: l’Italia è un Paese più giusto.
Non è più il Paese che dice “Forse non faremo la fine della Grecia”. L’Italia torna ad essere un punto di riferimento per la sua cultura e per i valori che porta nel mondo. Pompei non fa più notizia per i crolli, ma per i suoi 3 milioni di biglietti. E il mondo parla di noi perché siamo produttori di cultura.
Nel giro di 4 anni una nuova generazione, senza chiedere permesso, ha detto “Grazie ma ora noi mettiamo al centro la vita dei nostri figli e mettiamo al centro il futuro, non le discussioni del passato”. In 4 anni è cambiato tutto e in 4 anni quello che sembrava impossibile, lontanissimo, quello che tutti dicevano essere obbligatorio, la riforma costituzionale, è diventata una possibilità.
Oggi noi stiamo dando alle cittadine e ai cittadini italiani il diritto di scegliere, è una cosa enorme.

Dicono che questa riforma riduce gli spazi di democrazia Ma il potere è nelle mani degli italiani, noi stiamo dando la possibilità di scrivere una pagina di futuro e non soltanto la possibilità di stare lamentarsi.

Per anni siamo stati a sentirci dire “Ma serve ben altro”, oppure “Facciamo in un altro modo”… Tu risolvevi una questione e loro a dire “Il problema è un altro”.
Abbassi i costi della politica e loro “Il problema è un altro”
Fai un passo avanti nella risoluzione del conflitto tra Stato e Regioni e loro “Il problema è un altro”.
Il problema sono stati loro, che per decenni hanno avuto l’occasione di cambiare e non hanno cambiato.
Il problema sono stati quelli che hanno detto soltanto di no.

E allora oggi, 4 anni dop, il 2 dicembre, siamo in piazza Signoria, che vista da qui è una piazza che riempie il cuore di emozioni e brividi e non solo di freddo a questa piazza chiedo cosa ci anima fino in fondo? La discussione sul Cnel? Sì, certo lo vogliamo eliminare. Anziché fare collegamenti con le sedi di partito io il 4 dicembre notte, dovremmo farli con la sede del Cnel, perché staranno ad aspettare che vinca il no. Sono tutti uniti a dire di no. Quando Obama mi ha chiesto quanti erano i parlamentari in Italia mi sono rifugiato nel mio inglese shish, l’avevo capita la domanda ma fa impressione avere più parlamentari che negli altri paesi del mondo. Ma non siete a prender freddo per togliere 300 poltrone, ma perché pensate che in questa Piazza, in questo palazzo, guardando ciò che questa città ha saputo fare nei secoli, quello che vi muove è una grande ambizione, un grande sogno, grande. L’Italia non è solo quella del passato, abbiamo la speranza che le cose possono cambiare finalmente. Siete qui perché volete cambiare il destino dei vostri figli, perché credete nella politica non nell’antipolitica: YES WE CAN. non avrei mai pensato di arrivare a discuterne con il Presidente Obama.
Quando siamo partiti da Firenze c’era il grande messaggio di Barack Obama, “Yes we can”, noi possiamo. Non avrei mai immaginato da ragazzo del contado di poter arrivare a discutere con il Presidente Obama del grande ruolo che può avere l’Italia nel mondo e di tante altre questioni. Ma ricordo molto più banalmente che quando si iniziò la campagna per le primarie – ed anche allora sembrava impossibile, anche allora tutti ci dicevano non ce la farete, mi riferisco alle primarie per la sala di Clemente VII – il motto dei fiorentini era non “Yes, we can”, ma “No, ‘un si pole”. Si potrebbe pedonalizzare piazza del Duomo? No, ‘un si pole, non lo ha mai fatto nessuno. Ma potremo raddoppiare gli spazi per le biblioteche? No, ‘un si pole. Il messaggio era di un autoblocco, come se da soli ci costringessimo a dire che i sogni erano troppo arditi per noi. La cosa bella di questa campagna referendaria è che tantissime persone stanno tornando a credere che non c’è un blocco per l’Italia, che l’Italia è un paese che ha tutte le condizioni per tornare a dare fiducia alle nuove generazioni, ma anche agli altri.
Tutti mi domandano che succede se vince il No. Allora rovescio il ragionamento: che facciamo se vince il Sì. Io ce l’ho in mente che cosa succede se vince il Sì: Se vince il Sì l’Italia diventa leader in Europa, ma mica perché siamo bravi noi, ma perché la situazione internazionale è un tale caos. Abbiamo l’Europa in difficoltà. I paesi che sono stati portati dentro il sogno europeo oggi sognano di innalzare muri,  proprio loro che sono stati salvati dall’abbattimento dei muri. Il mondo sembra non accorgersi che sta cambiando qualcosa alla radice di tutto, che la paura del diverso, dell’altro, del domani, è talmente forte che arrivano risultati sorprendenti ed inattesi un po’ in tutto il pianeta. Milioni di persone fingono di vedere che qualche migliaio di cittadini lascia l’Africa ed il Medio Oriente perché il mondo si è girato dall’altra parte e rischiano di morire nel Mediterraneo. Noi sappiamo perfettamente che i nostri valori, quelli che hanno fatto grande questa civiltà, ci portano a dire che non possiamo lasciare sole queste persone e che non possiamo e non vogliamo girarci dall’altra parte.
Dall’altro lato, noi sappiamo che non possiamo accettare un’Europa che lascia sola l’Italia e che è ora di dirlo con chiarezza: o loro cambiano linea o noi smettiamo di essere il loro bancomat, il loro salvadanaio, smettiamo di pagare il loro egoismo.
Se vince il Sì, da lunedì mattina l’Italia può essere il punto di riferimento sui temi culturali, educativi, valoriali. La Germania è in campagna elettorale, la Francia pure, il Regno Unito ha altri problemi a cominciare dalla Brexit. E’ finita la stagione dei grandi tecnici che dicevano “ce lo chiede l’Europa”. E’ l’ora di iniziare noi che cosa chiediamo all’Europa, a darle un’anima, a darle un sogno, a darle dei valori, perché l’Europa non è solo Bruxelles, ma sono le strade di Firenze, di Roma, di Bologna, delle nostre città.
Se vince il Sì, il G7 lo faremo a Taormina. Lo facciamo a Taormina e non a Firenze ed il perché voi lo sapete. E’ accaduto un fatto. Una importante personalità del mondo istituzionale ha detto: “la Sicilia? C’è solo la mafia”. Ed io, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, l’ho guardata e le ho detto che il prossimo G7 lo avremmo fatto in Sicilia, così vedrete cosa è Taormina, il teatro, l’educazione, i valori, la cultura che questo Paese ha. Noi non permettiamo a nessuno di offendere anche un solo lembo del nostro territorio.
Ma il G7 sarà complicato. Sarà il primo G7 di Donald Trump, sarà il G7 di un nuovo Presidente francese, sarà un G7 di tante problematiche nuove. C’è bisogno di un Paese che sia forte, non di un Paese che va a fare la lista per farsi chiedere cosa ci chiede l’Europa.
Io penso che se faremo questo, nel 2017 con un’Italia che dice Sì, quando guideremo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a novembre, potremo mettere al centro i nostri valori. Questa città deve tutto ad una donna, Caterina. Questa città deve tutto ad una donna, Maria. Questa città deve tutto ad una donna, l’Elettrice Palatina, forse più di tutte le altre componenti della famiglia Medici che ho citato.
Perché capì che quando i Medici stavano terminando la loro dinastia, lei decise di lasciare la bellezza di questa città al godimento dei cittadini e dei forestieri. Le donne hanno salvato Firenze.
E noi oggi abbiamo un problema internazionale.
Penso a Miriam e Nadia.
Penso a Miriam, una donna che hanno fatto partorire in catene, e al fatto che siamo andati a riprenderla noi.
E penso a Nadia, a quando ho visto il suo volto. Il volto di una ragazza yazidi di poco più di vent’anni, una ragazza  che ha subito le torture più incredibili dal sedicente Stato islamico e quando è riuscita a liberarsi ha iniziato a combattere per le ragazze come lei.

In questa campagna abbiamo parlato di tanti argomenti, dell’importanza del superamento del bicameralismo paritario per esempio oppure della riduzione dei fondi destinati al Senato. Purtroppo però molte discussioni partono da argomenti falsi, basti pensare che sono arrivati a dire che sarebbero state trovate 500mila schede già votate con il sì. Ma questo non è il voto dei brogli, questo è il voto degli Italiani del quale non si deve avere paura. Questo sì non è destinato a cambiare solo la Costituzione ma il mondo perché l’Italia non ha mai fatto nulla che non fosse destinato al mondo. Ecco perché il voto di domenica è rilevante che non serve a rafforzare il Governo ma il Paese. Ci sono ancora tanti indecisi che non credono alle bufale ma che vogliono capire se votare sì o no e voi dovete parlare con loro e far capire perché il sì può realmente cambiare le cose.

Perché è su queste 48 ore che si gioca tutto, tutti i dati ci dicono che noi possiamo andare a trovare le persone che vivono nel dubbio e che sono preoccupate da toni negativi, che voglion sentirsi dire, da voi più che da me, che il Sì può cambiare la loro vita. Perché il sistema è impaludato ma la frase “non se ne può più” non basta, noi siamo quelli che ne possono ancora e che provano a cambiare. Non siamo come quel parlamentare europeo che quando c’è da votare sul terremoto se ne sta a casa e va solo per prendere stipendio.
Noi non siamo come quelli che si divertono a scrivere le cose che non vanno. C’è il modo migliore di tutti per affrontare questa questione: non parlarne e lasciare che chi vive di rancore porti a spasso il rancore lontano da qui. Ci sono persone che se avessero avuto una poltrona del mio Governo sarebbero stati con noi, ma noi siamo quelli che non hanno immunità e vitalizio, noi siamo quelli che stanno aggrappati al desiderio profondo di cambiare le cose.
Ringrazio Agnese e i miei figli, Francesco, Emanuele ed Ester: grazie per la pazienza che hanno avuto e che spero continueranno ad avere. Ma quando con Agnese, la prima volta, siamo andati a un comizio politico, eravamo al Teatro Tenda, c’era un signore che diceva che si poteva credere nella politica e continuare a combattere tutti insieme, mettendo al centro le cose che ci univano e non quelle che ci dividono  Quest’uomo era Walter Veltroni, e sono contento che Walter sia tra i tanti che ci aiutano a vincere questa sfida, come tutti quelli del centrodestra che hanno creduto in un paese più semplice e ora sono con noi, insieme per cambiare il Paese.
Quel giorno è stato bello, con Agnese, dirci che eravamo in un Paese che non si vergogna dei propri politici, perché siamo cresciuti con i Presidenti del Consiglio presi a monetine, o accusati di Mafia, o al centro di scandali internazionali.
Io non voglio giudicare il passato, anche perché la storia sarà scritta negli anni e vedremo.
Mi interessa dire ai miei figli di 15,13 e 10 anni che loro devono poter essere orgogliosi di una classe politica che non si offende, che serve il proprio Paese e poi torna nella famiglia e nella quotidianità; di un Paese in cui non si sparla dei leader politici di turno ma si prova a semplificare le regole del gioco, perché chi guida il Paese pro tempore possa fare le cose o andare a casa.
Questa riforma è il Sì alla dignità delle istituzioni, il sì per restituire credibilità ai politici, per permettere ai nostri figli di non aspettare altri 20 anni come è toccato aspettare a noi, che accendendo tv e vedendo offese, vedevamo la cosa pubblica non come bene comune ma come interesse privato. Questo obiettivo, di restituire fiducia alle nuove generazioni è il compito più importante che abbiamo. Noi siamo quelli che pensano che fare politica significhi proporre qualcosa e non dire sempre no, no, no. Con i no l’Italia non vada nessuna parte, con il sì inizia il futuro. Dipende da ciascuno di noi. Io sono assolutamente certo che se ciascuno di noi in queste ore scarica il telefonino con rubrica delle persone (senza esagerare con gli sms, che ne stanno arrivando anche troppi) mette al centro le cose concrete, fa capire che questa non è battaglia di un uomo solo al comando (non cambia un articolo sui poteri del Presidente del Consiglio).
Quando faremo casa per casa, porta a porta, avverrà una cosa bellissima: secondo me si vince, ma in ogni caso avremo fatto vincere la politica.
Dall’altra parte, purtroppo, ci sono persone che parlano tanto. Lorenzo il Magnifico diceva: “Dica pur chi mal dir vuole”. Noi lo faremo con il sorriso, con l’entusiasmo e con la passione.
Noi siamo capaci di tutto, persino della più straordinaria rimonta che potessimo immaginare.
No all’Italia dei blocchi, sì a all’Italia che scommette sul domani.
Dalla Torre di Arnolfo: viva Fiorenza! Viva l’Italia! Viva l’Italia che dice Sì!

Matteo
2 dicembre 2016
www.bastaunsi.it