Enews 1133 mercoledì 4 novembre 2026
GOOD MORNING, AMERICA!
Ed è davvero un buongiorno per tutti.
Gli Stati Uniti hanno mandato un segnale potente stanotte dicendo che la democrazia è più forte di Trump, che le istituzioni sono più forti dei social, che il ceto medio è più forte delle oligarchie.
Le chiacchiere stanno a zero: dal Texas al Michigan, dalla Georgia al Kansas lo tsunami blu distrugge il sogno MAGA. Trump non è finito, purtroppo: ha ancora due anni e continuerà a stupirci, in negativo. Ma adesso tra i repubblicani inizierà quella “guerra civile” di cui ha parlato Steve Bannon, l’ideologo dell’estrema destra. E come ha detto stanotte Rahm Emanuel, già chief of staff di Obama, già sindaco di Chicago, stanotte ha perso Trump, ma sarà il 2027 a dirci se hanno vinto i democratici.
Già, perché il difficile inizia ora.
Ma è comunque bellissimo! Vi ricordate quando – ormai tante enews fa – vi chiedevo di seguire il giovane James Talarico? O quando vi raccontavo il sentimento di fiducia che i leader democratici mi avevano trasmesso durante il viaggio a Chicago per l’inaugurazione della Library di Obama? Allora sembrava impossibile, perlomeno a me, che potesse arrivare una notte come questa. Invece è accaduto.
Non credo sia molto saggio paragonare esperienze diverse: le midterm americane sono le midterm americane. Avranno un profondo effetto sulla vita politica ed economica anche in Europa, certo, ma sbaglia chi pensa di poter traslare automaticamente il risultato di stanotte sulla politica europea e italiana. In questo senso mi pare di vedere tanto provincialismo in certi commenti di queste ore, sia di giornalisti che di politici. Però c’è una cosa che possiamo sottolineare come utile anche nel dibattito, una cosa che ha ripercussione anche in Italia, anche in Europa.
Cosa insegnano queste elezioni americane al centrosinistra nostrano?
Una cosa semplice: le prossime elezioni si giocheranno anche sulla sfida destra-sinistra a livello internazionale.
Parliamoci chiaro: dalle nostre parti si fa un gran chiacchierare di paletti, di programmi, di garanzie.
Per me è semplice e banale: il primo paletto, il primo programma, la prima garanzia è che noi tutti stiamo con Obama e non con Trump. Con i democratici e non con i repubblicani. E questo ci differenzia da Meloni e da tutta la sua truppa.

Davvero: il primo punto che divide le due coalizioni è che da una parte ci sono gli amici dei MAGA repubblicani, dall’altra i democratici che magari hanno diverse sensibilità, come ha detto Obama facendo campagna per Abdul El-Sayed in Michigan, ma quando devono stare insieme sanno stare insieme. Pensateci: Abdul El-Sayed aveva attaccato la presidenza Obama ma poi gli ha chiesto di fare campagna per lui perché le differenze interne devono essere superate in campagna elettorale. E Obama è andato e come al solito ha fatto un signor discorso.
Da una parte i sovranisti, dall’altra gli europeisti.
Da una parte ci sono gli amici di Trump, dall’altra ci sono gli amici di Obama: forse questa è la sintesi più efficace. Il centrosinistra anche italiano deve cominciare con questo paletto: con noi al Governo non ci saranno più i ministri che si mettono il cappellino MAGA come ha fatto Tajani, che si vestono come Trump come ha fatto Salvini, che candidano Trump al Premio Nobel per la Pace come ha fatto Meloni. Gli amici di Trump, quelli che ossequiavano Trump per paura di farlo arrabbiare, hanno già fatto abbastanza danni in giro per il mondo. È tempo di tornare a scommettere sulla speranza come faceva Obama e non sulla paura come fa Trump. Sul crinale Trump/Obama si gioca lo scontro destra/sinistra anche in Europa. E anche in Italia questo è il primo punto del nuovo centrosinistra: sono sicuro che saremo tutti d’accordo, vero?
Un sorriso,
Matteo
