Matteo Renzi

eNews 369 – 25 settembre 2013

imgprincipaleRitardo inqualificabile. Riparto. E provo a riprendere il ritmo settimanale della newsletter. Come al solito divisione in due parti.

1 – Firenze
Siamo nel tratto finale della consigliatura. E vediamo arrivare alcuni risultati, di cui sono molto felice. Ma la sfida più bella è, come sempre, la prossima. Adesso stiamo lavorando sui mondiali di ciclismo. Questo evento è stato fortemente voluto dalla nostra amministrazione, perché al di là del valore sportivo o del ritorno turistico, i mondiali fossero un’opportunità per Firenze. I mondiali dunque sono la scommessa sulle piste ciclabili, 30 km in più. I mondiali sono le rastrelliere, che crescono da poco più di diecimila a quasi sedicimila in un mandato. I mondiali sono il parcheggio gratuito per 800 biciclette alla stazione. I mondiali sono dunque la naturale prosecuzione delle pedonalizzazioni, dell’urbanistica a mattoni zero, delle Cascine polmone di Firenze. I mondiali sono le strade riasfaltate in questa lotta contro le buche che in un mandato amministrativo ha visto lo sforzo più imponente mai fatto in quarant’anni. I mondiali sono però anche i nostri valori: le bici realizzate dai carcerati, le mostre culturali e le iniziative di beneficenza, il riconoscimento di Gino Bartali giusto tra le nazioni. I mondiali dunque come occasione per Firenze. La città ha risposto in modo straordinario e non ho parole per dire il mio grazie. In questi giorni, complice il bel tempo, tanti fiorentini hanno preso la bici, sono andati a piedi, hanno studiato mezzi alternativi. La città è più vivibile, più godibile, più accogliente. Sarà così tutti i giorni quando il percorso che abbiamo iniziato con la rivoluzione urbanistica compiuta in questi anni terminerà con la linea del tram-metro: non solo la parte già approvata dalla stazione all’aeroporto, ma quella più ampia che tocchi Sesto e il Polo Universitario da un lato e attraversando il centro in sotterranea arrivi fino a Bagno a Ripoli e al Liceo Volta-Gobetti. Il Ministro Lupi, che è venuto a trovarmi in Palazzo Vecchio la scorsa settimana, mi ha assicurato l’impegno suo e del Governo e noi faremo di tutto. Ma se questo scenario realisticamente è immaginabile in cinque anni, intanto godiamoci Firenze come è adesso. Grazie a tutti i cittadini e lavoratori che stanno collaborando dando una prova di efficienza organizzativa che ci rende orgogliosi.

Nel periodo non collegato, come dicevano i radiocronisti di una volta, abbiamo fatto un sacco di cose. Inutile che vi faccia l’elenco qui, potete consultarli sul sito www.matteorenzi.it Dal progetto delle Cascine alla liberazione della facciata di San Lorenzo, dalla fattoria dei ragazzi alle nuove case popolari, da Via Tornabuoni alla sede di Quadrifoglio in piazza della Libertà (operazione che sembra banale, ma consente di efficientare ogni turno di almeno quaranta minuti, aumentando dunque la pulizia della città in modo non da poco), potete sbizzarrirvi. Spero di poter utilizzare i giorni del congresso dell’Anci a Firenze (23-25 ottobre) per fare un punto con tutti i cittadini sugli interventi realizzati in città in questi anni e sulle prossime sfide.

Già, perché mi immagino l’accusa di essere considerato un taglianastri. Ma stamattina pensando all’inaugurazione del Cinema Alfieri di stasera ho messo giù a memoria alcune delle prossime inaugurazioni. Le nuove Oblate, il Museo del 900, il Teatro dell’Opera e la piazza più grande di Firenze, le nuove strutture delle Cascine, il parcheggio del Pratellino, il giardino al Meccanotessile, il parcheggio bici in stazione, gli asili nido – a cominciare lunedì prossimo, da quello al Palazzo di Giustizia-, la nuova scuola Capuana, un paio di sorprese in Aeroporto. Per non parlare degli investimenti privati, da Eataly fino al primo piano del mercato di San Lorenzo. Firenze sta cambiando, alla faccia dei professionisti del brontolio. Naturalmente c’è ancora moltissimo da fare. E tutte le volte che giro per strada mi accorgo di un problema nuovo, di una questione non risolta. Dunque, proprio adesso che stiamo ricevendo centinaia di messaggi di compiacimento e condivisione, vorrei chiedere ai fiorentini di aiutarci segnalando la cosa che non va, la priorità da affrontare, il problema non risolto. Per me avere questo tipo di critiche, specie se costruttive, serve tantissimo. L’email per le questioni amministrative – lo sapete – è [email protected]. Grazie in anticipo!

2 – Italia
Ho utilizzato alcune feste del PD per provare a raccontare qualche idea per il futuro del Paese.. In particolar modo segnalo l’intervista alla festa nazionale di Genova dove ho risposto alle domande di Enrico Mentana (qui il video). Ma dappertutto il numero di persone che hanno partecipato agli incontri è stato impressionante. Sul sito www.matteorenzi.it ci sono i video degli altri interventi, per chi proprio non ha niente di meglio da fare. Potete anche rivedere la partecipazione a Porta a Porta, Otto e mezzo, Omnibus. Come sempre graditi i commenti. Per me è molto utile leggervi, anche se non sempre riesco a rispondere. Uscire dal solito giro degli addetti ai lavori è l’unico modo per non farsi rinchiudere in una visione autoreferenziale delle cose.

Ho chiesto scherzando agli amici di Twitter (sono più di seicentomila, ormai!) che tipo di colonna sonora avrei dovuto ascoltare per “ispirare” una enews sulla situazione che stiamo vivendo. Nelle centinaia di risposte ricevute mi colpisce un tratto pessimistico, quasi angosciato per la situazione che stiamo vivendo. Che poi è lo stesso atteggiamento che riscontri quando parli con le persone normali, quelle che tutti i giorni tirano la carretta vivendo la quotidianità. L’Italia sembra rassegnata. E paradossalmente io ho molta più paura quando le persone sono rassegnate che non quando sono arrabbiate. “C’è qualcosa di peggio che avere un’anima malvagia, è avere un’anima assuefatta”, scriveva Charles Peguy.

Io credo che il nostro Paese abbia le risorse per uscire dalla situazione in cui ci siamo cacciati. Il problema di cui dibatte il sistema politico in queste ore non può essere l’italianità delle aziende. Anzi, per quello che mi riguarda sono convinto che ogni serio intervento in Italia sia da incoraggiare, visto che tra il 2011 e il 2012 abbiamo dimezzato gli investimenti stranieri. Però vicende, peraltro molto diverse tra loro, quali Telecom e Alitalia oggi allungano l’elenco dei rimpianti. Di quello che poteva essere e non è stato per responsabilità di una classe politica incapace e miope, che ha messo troppo il naso in vicende da cui doveva star lontana salvo poi dimenticarsi di intervenire quando invece sarebbe stato opportuno. Ma anche di una classe dirigente imprenditoriale che spesso ha gli stessi vizi della politica che critica nelle interviste e poi finisce con il copiare negli atteggiamenti.
In questo scenario per me è fondamentale, assolutamente fondamentale, che il Paese si dia una scossa. I giornali hanno scritto che ho attaccato Letta, solo perché ho detto che la stabilità è un valore, mentre l’immobilismo no. Io credo che il Governo delle larghe intese, il Governo Letta-Alfano, abbia un senso se fa le cose che servono all’Italia. Dire una cosa del genere significa attaccare Letta? Dai, su, siamo seri. Dire in faccia le cose è l’unico modo per cambiare stile rispetto alla vecchia politica, dove tutti fingevano di andare d’accordo salvo poi accoltellarsi alle spalle. Meglio essere franchi e dirsi le cose alla luce del sole che tramare nell’ombra. Per attrarre gli investimenti stranieri è evidente che è meglio avere un governo stabile che un clima politico instabile, certo. Ma se non semplifichi la burocrazia, non riformi la giustizia civile e amministrativa, non modifichi il regime fiscale puoi avere il governo più stabile del mondo, nessuno investirà da noi. Bisogna cambiare il Paese se si vuole crescere. Così come siamo non cresceremo più. E la crescita è l’unico modo per combattere il declino, per arrestare la corsa della povertà (i dati di questi giorni sull’aumento dei nuovi poveri fanno venire i brividi).
Piuttosto sarebbe interessante che dai cassetti rispuntasse fuori la legge elettorale (vi ricordate? Quella riforma urgentissima che doveva essere fatta subito, sin dai primi mesi del Governo Monti?) Dalle elezioni tedesche sono arrivati molti segnali interessanti. E prima o poi faremo una riflessione su come stare nell’Europa di oggi per cambiarla alla radice. Però mi fermo un attimo prima. E mi limito a questo. Con il risultato migliore dal 1957 (ai tempi di Konrad Adenauer), la CDU della Merkel raggiunge il 42% dei voti ma non supera il 49% dei seggi. Per intenderci il centrosinistra italiano con il Porcellum ha preso il 33% dei voti ma il 55% dei seggi: l’ingovernabilità nasce dal risultato del Senato. Tutto questo per dire che il sistema tedesco – cui molti dicono di voler guardare per cambiare le cose in Italia – non garantisce stabilità. Anzi. L’unico sistema che garantisce la stabilità è il sistema attualmente in vigore per i sindaci. Si sa chi vince, si sa chi perde, si sa chi è responsabile delle cose che vengono fatte e che non vengono fatte. Si vota ogni cinque anni e chi vince governa. Facile, no? Cosa stiamo aspettando?
Nel frattempo i gruppi consiliari del PDL nelle città stanno cambiando nome. A Firenze è nata Forza Italia. Dalla Lega Nord apprendiamo che Umberto Bossi forse si candiderà a segretario. Manca solo Occhetto che si candida alle primarie e Franco Baresi capitano della nazionale, poi il 1994 è tornato. O forse non è mai andato via…

Pensierino della Sera: sulle vicende giudiziarie conviene come noto aspettare le sentenze. Sempre. Non si sa mai. E poi è più giusto così. Dunque non sentirete come d’abitudine mezza parola mia sulle inchieste circa le grandi opere ferroviarie che sono partite in queste ore da Firenze. Aspetto e rispetto. Le intercettazioni però hanno riportato una notizia, forse nemmeno penalmente rilevante, che mi fa uscire di senno dalla rabbia. Pare che ci siano alcune telefonate in cui una politica indagata chiamerebbe una professoressa per chiedere una particolare forma d’attenzione per un esame nei confronti di uno studente suo amico. La professoressa fa alcune telefonate o sostiene di averle fatte, ad altri professori. Lo studente, spero per caso, prende trenta. La professoressa chiama la politica e le comunica personalmente la notizia. Condita con una frase: “Grandi. E chi c’ammazza a noi?” Ammazzare spero proprio nessuno, sia chiaro. Ma spero che qualcuno vi licenzi. Perché che si arrivi a raccomandare persino per passare un esame all’università mi fa vergognare della classe politica italiana. E, se nessuno prenderà provvedimenti, anche della classe docente italiana. Se esiste un minimo di giustizia, si apra un’indagine disciplinare su quella professoressa e i suoi colleghi. E se davvero si sono passate informazioni sull’esame di un singolo studente, beh, semplicemente spero che chi lo ha fatto sia espulso dall’università pubblica di questo Paese. Troppo duro? Può darsi. Ma se consenti ai politici di mettere il naso negli esami universitari, stai dicendo che il merito in Italia non conta nulla. Che l’uguaglianza non esisterà mai. E che giurare sulla Costituzione di comportarsi con onore è poco più di una pagliacciata. No, non esagero. Se davvero questa notizia sarà provata io spero che chi ha sbagliato paghi. Senza sconto, sia chiaro: su questo settore non possiamo più permetterci i saldi di fine stagione.

Un sorriso,
Matteo

Post Scriptum. Sono molto contento del rinnovato clima tra cattolici e laici, sicuramente agevolato dall’atteggiamento di Papa Francesco che si sta caratterizzando secondo uno stile di dialogo e apertura. Bello, tutto molto bello. Bene. Adesso possiamo dire che è arrivato il momento di dire qualche parola tutti insieme sull’indiscriminato e vergognoso massacro di cristiani che prosegue nel silenzio omogeneizzato dei media domenica dopo domenica? Domenica scorsa, in Pakistan, hanno perso la vita in un centinaio. Cosa aspettiamo perché la comunità internazionale si faccia sentire?