Matteo Renzi

Di Maio odia chi crea lavoro: il partito della crescita reagisca. Intervista a Il Sole 24 Ore

Intervista a Il Sole 24 Ore di Emilia Patta, 30 giugno 2019

«Di Maio odia chi crea lavoro, non ci sono altre spiegazioni. Con le scelte di questi giorni il vicepremier ha rovinato una settimana positiva. Io non sono un disfattista e faccio il tifo per l’Italia: avevamo avuto almeno tre ottime notizie. La prima è che non ci sarà una procedura di infrazione. La seconda è l’organizzazione delle Olimpiadi 2026. La terza è la distruzione del Ponte Morandi che permette a Genova di ricominciare. Ma anziché concentrarsi su questo, Di Maio ha scelto di fare la guerra a chi crea lavoro. Di criminalizzare le imprese e gli imprenditori. Di fare dell’invidia sociale la propria stella polare». L’ex premier e leader del Pd Matteo Renzi è un fiume in piena che non vuole toccare due punti: il caso Sea Watch e quello del Csm. Nel mirino solo il vicepremier e ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, che nelle ultime ore ha attaccato duramente il gruppo Atlantia dei Benetton sui dossier Alitalia e Autostrade. «Il decreto contro Ilva, le dichiarazioni contro Benetton, l’incapacità sui tavoli di crisi sono il segno di un atteggiamento folle, quasi patologico – continua Renzi -. Da quando è uscito sul balcone per abolire la povertà quel ragazzo non è più rientrato in se stesso. E attaccando chi crea lavoro e chi fa impresa si distrugge qualsiasi segnale positivo del Paese».

Andiamo con ordine, senatore Renzi. Lei pensa che il governo riuscirà ad evitare la procedura d’infrazione?

Per me la procedura è già evitata. Il merito non è di Conte, che purtroppo è un peso piuma in tutte le riunioni internazionali. Faticano a riconoscere Conte le hostess del Salone del Mobile di Milano, figuriamoci i leader ai vertici internazionali. Il merito è del boom delle entrate. E segnatamente la digitalizzazione del fisco, quel processo che abbiamo inaugurato con il nome di Fisco 2.0 col nostro governo: fatturazione elettronica, dichiarazione precompilata, incrocio delle banche dati. Sono entrati molti più soldi del previsto e io dico che il meglio deve ancora venire. Ho visto che sul Sole di qualche giorno fa persino l’ex ministro Visco apprezzava le nostre scelte che pure sono diametralmente opposte alle sue: lui sceglieva la repressione, noi la collaborazione. Il paradosso è che Salvini ancora nel dicembre 2018 twittava contro la fatturazione elettronica: sono stati costretti a mantenerla per esigenze di coperture e oggi si ritrovano con un tesoretto. Con una battuta le dico che la procedura è stata evitata più per le idee di Ernesto Maria Ruffini che non per i rapporti di Conte.

Merito della fatturazione elettronica, dunque. Ma ci sono anche i risparmi su quota 100 e reddito di cittadinanza.

Resta che sono due misure sbagliate perché vanno contro il lavoro. Quota 100 doveva liberare un posto di lavoro ogni pensionato, dicevano i ministri. Come è andata? Ci sono 150.000 domande per Quota 100: quanti posti di lavoro nuovo si sono creati? Non rispondono perché non lo sanno, forse. O perché si vergognano. E il reddito di cittadinanza costituisce un alibi per non far fatica, per non lavorare. Dal sindaco di Gabicce Terme agli stagionali in Sicilia quanti allarmi stiamo leggendo: molte imprese non trovano personale per lavorare. Perché adesso va di moda prendere uno stipendio senza fare niente. Questo atteggiamento fa male all’Italia. Ed è l’ennesima conferma che Salvini e Di Maio sono uniti dall’odio verso chi fa fatica. Attaccano chi crea posti di lavoro perché nella loro vita non hanno mai avuto bisogno di lavorare davvero.

Come si comporterebbe se fosse lei a gestire la vicenda dell’ex llva? Non c’è qualche responsabilità anche dei vostri governi?

Il mio governo ha lavorato per iniziare il risanamento ambientale e la ripresa della produzione. Chi vuol fare terrorismo psicologico e populismo da quattro soldi può attaccarmi, ma chi sa come funziona: il mondo delle imprese sa che se si blocca Ilva oggi si licenziano
le persone e si blocca il risanamento ambientale. Mi sono stancato di inseguire le bugie dei populisti. E condanno la cialtronaggine di chi togliendo una norma che stava negli accordi contrattuali fa un regalo a Mittal perché gli permette di uscire da Taranto, chiedendo un risarcimento miliardario e bloccando il risanamento ambientale. Con ventimila licenziati. È l’ora di finirla con l’incompetenza: per
combattere la povertà bisogna creare i posti di lavoro. Per risanare l`ambiente bisogna tirare fuori i soldi. Il magico mondo di questi incompetenti finisce su Facebook: fuori però c’è la vita reale. E nella vita reale le aziende vanno aiutate, non aggredite.

Veniamo al nodo Autostrade. Lei avvierebbe la procedura di revoca delle concessioni se dalle inchieste interne emergessero gravi responsabilità?

Ma quale revoca delle concessioni. Non ci crede nessuno. Nemmeno Toninelli, che peraltro ormai non si vede più, fortunatamente. La revoca delle concessioni può arrivare alla fine di un processo. Se arriva prima rischia di essere un regalo miliardario a Autostrade.
Se dopo un anno non è stata fatta, un motivo ci sarà. Ma loro sono così: rabbrividisco quando penso che i Cinque Stelle hanno fatto polemica in commissione di vigilanza Rai perché le telecamere non hanno inquadrato a sufficienza di Maio durante l’abbattimento del ponte. Mamma mia: c’è stata una tragedia, c’è una cerimonia e tu anziché risolvere i problemi, ti preoccupi di quanto ti inquadrano. Mai visto niente di così meschino, lo confesso. Faccio il tifo per Genova e ho apprezzato lo stile del Sindaco Bucci, che pure è un avversario politico. Ma almeno lui mi pare concentrato sulla propria città e sul ponte, non sulla visibilità della Rai.

In autunno come si metterà con le spinte alla flat tax? Sempre che questo governo ci sia ancora…

La flat tax è uno slogan. Ma alla fine sarà solo un altro nome dato agli 80€. Finiremo lì, vedrete: la flat tax per il ceto medio sarà semplicemente la trasformazione dei nostri 80€. Ma spendendo molto sui social e grazie alla Rai sovranista faranno credere di aver mantenuto la promessa. Finché gli italiani spezzeranno l’incantesimo e la realtà distruggerà questa enorme mongolfiera di fake news. Sono stato due giorni in Senato questa settimana. Le dico che non si va a votare nemmeno per sbaglio. Questi sono saldamente aggrappati
alle poltrone. Pur di non andare alle elezioni ingoieranno tutto. Ma anche per questo il fronte pro-crescita, il partito del Pil deve farsi sentire. Noi abbiamo realizzato Jobs act, Industria 4.0, fatturazione elettronica, welfare aziendale, Irap costo del lavoro e molto altro, prendendosi rischi ma agendo. Sarà il caso che chi rappresentale imprese alzi la voce.

Non deve essere anche l’opposizione, e segnatamente il Pd, ad alzare la voce?

Io non rappresento più il Pd, tocca ad altri dare la linea. Quello che mi fa male è che girando per il mondo vedo tutti scommettere sull’intelligenza artificiale, mentre il nostro governo si limita alla stupidità naturale. Forse è il caso di alzare lo scontro sulla crescita: perché attaccare chi fa impresa e crea posti di lavoro significa sognare un Paese di sussidi e redditi di cittadinanza. Io voglio un’altra Italia. Più che una reazione dal solo Pd, mi aspetto una reazione dal Pdc, il Partito della crescita. Davvero vogliamo lasciare questo Paese nelle mani di due vicepremier che non sanno cosa significhi lavorare e riempiono i giornali dei loro litigi tardo adolescenziali? Il mondo produttivo deve farsi sentire, a voce alta e senza incertezza.