Matteo Renzi

Infrastrutture

“La Salerno-Reggio Calabria” non era più soltanto una strada: col passare, inutile, degli anni questa arteria incompleta e disastrata, era diventata la maledizione di chi si metteva in viaggio, il simbolo di ogni fallimento, un modo di dire che ammiccava ironicamente a un percorso impossibile e pericoloso, o addirittura un luogo dell’immaginario per indicare una sorta di nuova “fabbrica di San Pietro” ma in versione peggiore, infinitamente peggiore.

Oggi quell’autostrada ha una veste nuova, con servizi tecnologici innovativi, itinerari turistici collegati, e ha pure cambiato nome: da autostrada A3 “Salerno-Reggio Calabria” è diventata A2 “Autostrada del Mediterraneo”, «come naturale prosecuzione – si legge nel sito web dedicato – dell’itinerario Nord-Sud, che assieme alla A1 “Autostrada del Sole” unisce la Lombardia alla Calabria, attraversando territori e paesaggi di fascino e magia».

Il ‘miracolo stradale’ lo ha compiuto il governo Renzi, con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, che ha avviato interventi sulla mobilità a 360 gradi, dai porti agli aeroporti, dal sistema di logistica alle piste ciclabili, dalle ferrovie al trasporto pubblico, con una filosofia profondamente diversa rispetto al passato.

Anche se molto c’è ancora da fare (siamo il Paese europeo col record di motorizzazione privata: più di 600 auto ogni 1.000 abitanti), molto è stato fatto: potremmo dire, per rimanere in tema di trasporti, che abbiamo già percorso una buona parte del cammino, e la meta si fa più vicina.

Dalle Grandi Opere alle Opere Utili

Con il governo Renzi, e poi col governo Gentiloni, è cambiata prima di tutto la filosofia degli interventi. Dalle cosiddette “Grandi opere” si è passati alle “Opere utili”: non importa se siano grandi o meno grandi, il fattore determinate è che ciascuna di esse contribuisce alla rete complessiva di connessione del nostro Paese, facendo emergere il ruolo centrale dell’Italia negli scambi con l’Europa.

Inoltre, «c’è un filo rosso che lega tutti gli interventi», come ha spiegato il ministro Delrio: si coopera e si va avanti insieme. «Solo in questo modo il Paese impara a ragionare come sistema – ha aggiunto – senza che si crei competizione anche fra aree contigue. Le strategie adottate nei diversi settori che interessano l’obiettivo finale di connettere l’Italia sono finalizzate a portare il nostro Paese ai livelli europei».

Altro elemento che contraddistingue la politica dei governi a guida Pd, è il rispetto della peculiarità italiana. Non possiamo e non dobbiamo imitare gli altri paesi, ma cercare soluzioni che, pur con i massimi livelli di modernità e alle innovazioni tecnologiche, rispondano alle nostre esigenze sia modali sia di conformazione geografica del territorio.

Connettere l’Italia

Insieme alla nuova linea politica, sono arrivati anche i fatti: “Connettere l’Italia” è il piano strategico da 123 miliardi che è stato voluto dai governi a guida Pd e promosso dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la mobilità del Paese.

Questa nuova stagione per la mobilità si è concretizzata in scelte strategiche e in nuove modalità operative, dove al centro ci sono la pianificazione, la valutazione delle opere, la progettazione di qualità e il coinvolgimento dei territori, nonché sulla valorizzazione del patrimonio esistente, poiché abbiamo già avuto troppi esempi di opere costosissime e non certo prioritarie.
Connettere l’Italia: obbiettivi
Gli obbiettivi di Connettere l’Italia guardano essenzialmente a come si possa migliorare la mobilità migliorando al tempo la qualità della vita. Non tutti sanno, infatti, che l’Italia ha un ben triste primato in Europa: quello del più alto numero di decessi prematuri per malattie causate dall’inquinamento atmosferico.

Ecco, in sintesi, gli obbiettivi:

  • accessibilità ai territori, all’Europa e al Mediterraneo;
  • qualità della vita e competitività delle aree urbane;
  • sostegno alle politiche industriali di filiera;
  • mobilità sostenibile e sicura.

Mobilità dolce: dalle ferrovie turistiche alle ciclovie

Tra le parole chiavi per “connettere l’Italia, troviamo lo sviluppo della mobilità urbana sostenibile e della ciclabilità urbana.
Insomma, insieme all’alta velocità, si è pensato e progettato anche in termini di “mobilità dolce” con lo sviluppo delle ciclovie, delle ferrovie turistiche e dei cammini nazionali. A questo proposito è utile ricordare la creazione di ferrovie turistiche su linee in disuso o in corso di dismissione situate in zone di particolare pregio naturalistico, storico, culturale.

Aggiungiamo che il piano nazionale strategico della mobilità sostenibile prevede il rinnovo di tutto il parco autobus italiano per un’azione reale di potenziamento e incentivo del trasporto pubblico locale.

Ciclovie per l’Italia che pedala

Per quanto riguarda le ciclovie, il governo ha previsto fino al 2024 oltre 300 milioni di euro di investimenti, che diventano 700 milioni con i cofinanziamenti.

Le prime quattro ciclovie turistiche (“un modo dolce di viaggiare e scoprire le bellezze del Paese, rivolto anche ad un pubblico internazionale” ha detto Delrio) faranno parte del sistema nazionale delle ciclovie turistiche e sono:

  1. Ciclovia del Sole, Bologna-Firenze: il costo stimato è di 61,65 milioni di euro, mentre per il progetto di fattibilità tecnica ed economica sono stati stanziati 1,06 milioni di euro;
  2. Ciclovia Vento, Venezia-Torino: il costo stimato è di 129,70 milioni di euro, sono state assegnate risorse per 2,75 milioni di euro per il piano di fattibilità;
  3. Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese: la stima per la sua realizzazione è di 106,51 milioni di euro, mentre le risorse assegnate per il progetto di fattibilità tecnica ed economica sono pari a 814 mila euro;
  4. Grab, Grande raccordo anulare delle bici: il costo stimato per questa ciclovia di Roma è di 14,88 milioni di euro e le risorse attribuite per il progetto di fattibilità tecnica ed economica ammontano a 146 mila euro.

Il sistema dei porti

Per l’Italia – una penisola nel Mediterraneo – il sistema portuale è strategico sotto ogni punto di vista. Eppure il sistema era in crisi nera da decenni, senza che a nessuno importasse del ruolo dell’Italia come porta dell’Europa sul Mediterraneo.

La Riforma della Portualità e della Logistica, promossa dal ministro Delrio, ha dato vita a un sistema portuale nazionale riorganizzato, con meno burocrazia e più efficienza.

I 58 principali porti italiani sono stati riorganizzati e riuniti in 15 nuove Autorità di Sistema Portuale, cui è affidato un ruolo strategico di indirizzo, programmazione e coordinamento del sistema dei porti della propria area.

Le Autorità sono qualcosa di ben più strutturato delle vecchie autorità portuali: sono i nodi di una rete logistica che integra trasporto marittimo, terrestre e aereo, in continuità con i Corridoi TEN-T che collegano l’Italia all’Europa, dal Baltico all’Atlantico, e alle reti del Mediterraneo.
Non solo, ma esse gestiscono anche la realizzazione delle nuove opere infrastrutturali, grazie ad investimenti di 450 milioni di euro l’anno.

I porti italiani, sempre più competitivi nel panorama internazionale, sono, quindi, al centro di una rete di connessioni che rende più organizzato, dinamico ed efficiente il sistema dei trasporti per imprese e passeggeri.

Si riparte dal Sud

La parte del Paese più carente in termini di infrastrutture è il Mezzogiorno: ci sono ritardi storici e disagi cronici. Per sanarli, è stato messo in campo un programma di investimento infrastrutturali per 49 miliardi di euro, di cui 36 miliardi disponibili.
L’obiettivo è l’internazionalizzazione del Mezzogiorno e il suo organico inserimento nella rete dei corridoi transeuropei.

I primi effetti sono già visibili, anche se i risultati definitivi potranno essere valutati solo tra alcuni anni. Tra il 2014 e il 2017 il trasporto passeggeri e merci è aumentato nel Sud ad una velocità maggiore rispetto alla crescita del Pil. Inoltre, il numero di passeggeri che sono transitati negli aeroporti del Sud è aumentato del circa il 20% rispetto al 16% della media nazionale. Il segno positivo va posto anche accanto al trasporto passeggeri via mare: +9.4% rispetto a +8.5% della media nazionale.