Enews 1041 lunedì 9 giugno 2025
Buongiorno e buona settimana a tutti.
Primo argomento di oggi: il referendum. Ormai è evidente che il quorum non ci sarà, come del resto era facilmente prevedibile vedendo i precedenti. I quesiti sul lavoro erano infatti ideologici e rivolti al passato come abbiamo detto in tutte le varie tribune televisive (sul canale WhatsApp e su Youtube trovate tutti i video).
Spero che sia chiaro che per costruire un centrosinistra vincente bisogna parlare di futuro, non di passato. Ingaggiare battaglie identitarie, infatti, fa vincere i congressi ma non fa vincere le elezioni: se vogliamo costruire un’alternativa a Giorgia Meloni bisogna essere capaci di allargare al ceto medio, non chiudersi nel proprio recinto ideologico. Sono convinto che riusciremo a farlo.
Come sapete io ho sempre rispettato la scelta di non andare a votare come una delle possibilità. Del resto noi stessi avevamo suggerito questa strada ai tempi del referendum delle trivelle, nel 2016. Noi non cambiamo idea sulla base della convenienza. Invece Giorgia Meloni sì: come sapete ieri la Presidente non ha partecipato al voto, come era suo pieno diritto fare, ma quando lo facemmo noi, scelse di attaccare. Qui solo alcune due frasi.
1. “Renzi si ricordi che fare il Presidente del Consiglio significa rappresentare tutti gli italiani, anche chi la pensa diversamente (…) il Governo ha fatto di tutto per favorire l’astensionismo e non far raggiungere il quorum perché il voto degli italiani è solo un intralcio ai loro giochi di potere”.
2. “Se il Governo Renzi non avesse voluto buttare dalla finestra 300 milioni di euro del voto dei contribuenti avrebbe potuto accorpare il referendum alle amministrative. Ma non lo ha fatto perché Renzi ha paura del voto degli italiani”.
Noi non diremo a Giorgia Meloni quello che lei diceva a noi. Sarebbe facile. Basterebbe sostituire il cognome Renzi con il cognome Meloni e la contraddizione suonerebbe evidente. Ma ci limitiamo a dire che Giorgia Meloni è una banderuola che cambia idea sulla base delle proprie convenienze.
Io ho votato al referendum. Non giudico chi non ha votato perché era suo diritto farlo. Ma non prendo lezioni di politica da una voltagabbana professionista.
Secondo argomento: la sicurezza. Anche ieri, in Campania, un ragazzo di diciotto anni è morto accoltellato. C’è uno scintillare di lame preoccupante tra i nostri giovani. Ci si uccide per un niente. Penso che un disagio educativo, culturale, esistenziale sia alla base di molti dei fatti di cronaca che leggiamo. Ma penso anche che ci sia un problema di sicurezza che cresce. E non si risolve con decreti propaganda come ho detto in Senato mercoledì scorso.
No. Serve una proposta articolata, credibile, forte: duri con il crimine, duri con le cause del crimine, diceva Tony Blair. Se vogliamo fare davvero un decreto sicurezza riportiamo sulle nostre strade e nelle stazioni i 500 carabinieri e poliziotti che perdono tempo in Albania. E investiamo davvero sulle periferie, fisiche e mentali. Su questo tema il centrosinistra deve farsi trovare pronto e non di rincorsa.
Nel frattempo la nostra Premier continua a giocare con i servizi segreti. Chi ha letto l’articolo 31 del Decreto Legge, quello di cui parlo nell’intervento, è rimasto sconvolto: tre senatori della maggioranza mi hanno avvicinato con la promessa dell’anonimato per dire che loro non avevano letto e hanno dovuto votare a favore ma sono preoccupati del clima che sta prendendo questo Paese. Nel frattempo La Stampa oggi pubblica questo articolo qui: la Repubblica delle Meloni è sempre più una repubblica delle banane. Robe di questo genere nemmeno nei peggiori bar di Caracas.
Terzo e ultimo punto. Abbiamo organizzato un evento su Gaza al Teatro Parenti. Qui trovate il mio intervento. Sui canali di Italia Viva trovate tutti gli interventi a cominciare da Aviva, tenuta in ostaggio per settimane da Hamas, Hamza, palestinese dissidente oggi in esilio, padre Patton che è Custode di Terrasanta, Enrico Mentana, direttore de La7 che ha chiuso con un bellissimo brano di Liliana Segre. E molti altri.
Penso che sia stato bello sventolare insieme le due bandiere e ribadire il principio due popoli, due Stati. Il nostro evento non era una contro manifestazione rispetto a Roma ma il nostro modo di richiamare la politica alle proprie responsabilità con le nostre sensibilità. E le testimonianze che abbiamo udito sono state molto toccanti. Chi ha sentito gli oratori dal palco del teatro può essere felice di aver ascoltato due ore di discussione seria.
Pensierino della Sera.
Che meraviglia lo sport. Anche quando non si vince e fa tanto male.
Un sorriso,
Matteo
PS. Un ragazzino di 18 anni con problemi psichici viene messo in carcere a Genova per aver commesso un piccolo reato. Lo infilano in una cella con quattro detenuti, lui appena diciottenne. I detenuti sono due italiani e due stranieri e per due giorni violentano, seviziano, torturano questo ragazzino appena maggiorenne. Nessuno sente nulla, nessuno fa nulla. Dove era la Polizia penitenziaria? Dove era il direttore del carcere? Dov’è il sottosegretario giustizialista Delmastro che ha la delega per seguire le carceri, lui, sadico uomo che ammette di provare godimento quando ai detenuti viene tolto il respiro. Chi paga per questa violenza? Quando lo Stato toglie la libertà a un cittadino ha il dovere di garantirne la sicurezza: qui siamo davanti a scene ingiuste, horror, disumane. La Presidente del Consiglio toglierà la delega al sadico Delmastro per affidare le carceri – finalmente – a una persona civile?







