Enews 1095 venerdì 27 marzo 2026

In meno di una settimana è cambiato completamente il clima politico.

A destra si è rotto il giocattolino. Ricordate “L’Influencer”?: era tutto previsto lì. Prima o poi il pandoro doveva arrivare. E Giorgia Meloni sta scegliendo la strada dello scaricabarile: non si assume la responsabilità, fa dimettere gli altri. Non viene in Parlamento, fa i video con gli uccellini. 

C’è da capirla: meglio parlare con dietro gli uccellini che fischiettano anziché parlare con dietro Ignazio La Russa che borbotta. Umanamente, la capisco. Ma si pone una questione di decenza istituzionale: dopo che il Governo ha voluto una legge e il Paese ha detto no, dopo che si sono dimessi tre membri del Governo e il capogruppo di Forza Italia almeno un passaggio in Aula per dare valore al Parlamento e alla democrazia è doveroso. 

Lanciamo oggi un APPELLO pubblico che vi chiedo di firmare e far girare.




Non è pensabile che nel 2026 la democrazia parlamentare sia sostituita da un podcast o da un video autoprodotto. Chiedo che Giorgia Meloni venga in AULA la settimana prossima. Lo hanno già fatto i nostri capigruppo, vorrei che lo facessimo tutti insieme, forti anche delle firme di tanti cittadini. 

Il Governo di Giorgia Meloni ha scritto un disegno di legge Costituzionale, lo ha portato in Parlamento, ha preteso che venisse votato senza emendamenti. E questa riforma costituzionale è stata bocciata in modo netto dai cittadini.

Oggi Meloni ha la fiducia dei suoi parlamentari ma non ha la fiducia dei suoi concittadini.

In questi casi un fatto di dignità istituzionale dovrebbe portare Giorgia Meloni a riflettere sulle proprie dimissioni: invece la Premier fa dimettere gli altri. Ad oggi si sono dimessi il ministro del turismo, il capogruppo di Forza Italia, il viceministro della giustizia, il capo di gabinetto del Guardasigilli. 

Giorgia Meloni ha tutto il diritto di andare avanti senza dimettersi, se crede. Ma ha il dovere di parlare alle Istituzioni per spiegare che cosa è successo, che cosa sta succedendo, che cosa succederà. Siamo una democrazia. Non è pensabile che il Presidente del Consiglio commenti quello che è successo in un video da casa sua con gli uccellini in sottofondo e rifiuti di confrontarsi con le opposizioni e con la stampa. È un fatto di decoro, di decenza, di dignità delle Istituzioni.

Chiediamo che prima di Pasqua Giorgia Meloni riferisca alla Camera e al Senato su quello che sta succedendo nel Governo della Repubblica Italiana. Non sono affari privati, è la democrazia che impone un confronto pubblico.

Un Paese senza Santanché, senza Gasparri, senza Delmastro, senza Bartolozzi è un Paese migliore. Ma un Paese senza un confronto pubblico in Aula su cosa è successo non è un Paese civile. E noi amiamo l’Italia e vogliamo che questo Paese sia un Paese civile.

Cara Presidente del Consiglio, il suo posto non è in un podcast o in un video autoprodotto: il suo posto è in Parlamento. La aspettiamo per ascoltarla e per confrontarsi con lei.

Matteo Renzi 

 

Il centrosinistra deve organizzarsi per le primarie.

Voglio dirlo con molta chiarezza. Alle prossime politiche non c’è spazio per chi vuole stare nel mezzo. O altri cinque anni di questi qua che ci governano o vince il centrosinistra. Tertium non datur, dicevano i latini.

E allora rivolgo un appello a tutti quelli che credono che si possa stare nel centrosinistra con idee più riformiste e meno radicali di Schlein, Conte e AVS. È tempo di unire le forze. Noi come Italia Viva ci siamo senza pretendere nulla ma solo con il desiderio di dare una mano a costruire una casa grande, riformista, decisiva per la vittoria. 

E partiamo dalle idee, non dai nomi. Le Primarie delle Idee – che cominciano sabato 11 aprile – sono un appuntamento senza simbolo di partito ma solo con il desiderio di coinvolgere quante più persone.

Noi ci siamo accollati la fatica e il costo dell’organizzazione (qui per chi volesse dare una mano) e lo facciamo volentieri perché pensiamo che solo parlando di sicurezza, stipendi, sanità, cultura, futuro potremo vincere la sfida del 2027. La presidenza del comitato dei garanti sarà del professor Tommaso Nannicini, che non è iscritto a Italia Viva e il comitato dei garanti sarà composto da personalità di diverse sensibilità politiche e culturali. Invito tutti a seguire la diretta di Radio Leopolda di martedì 31 quando Nannicini svelerà le prime curiosità sull’evento. 

 

Intanto sui miei social trovate un po’ di uscite di questi giorni

  • Corriere della Sera (ebbene sì, sto lasciando molti incarichi internazionali e questo vorrà dire che lavorerò molto di più sul territorio, preparatevi 🤗)
  • Piazzapulita ieri sera dove ho tra l’altro immaginato – scherzando ma non troppo – che cosa potrebbe dire Tajani a proposito della navigabilità dello stretto di Hormuz.
  • Realpolitik di mercoledì dove ho evidenziato i limiti di una leader che fa dimettere tutti gli altri ma non si dimette lei.
  • DiMartedì dove abbiamo commentato “l’eroica resistenza” della Santanchè al forcing della Meloni durata però solo qualche ora

A tutti quelli che fanno riferimento al perché ci si dimette dopo un referendum (anche se non si era annunciato prima, ricordate Cameron dopo la Brexit?) lascio questo video in cui si nota la differenza.

E non mi si dica che Meloni è stata votata dagli italiani perché come ho detto al Corriere: nel 2022 FDI ha preso il 26% e nel 2013 il PD aveva preso il 25.9%. Alle Europee del 2024 FDI ha preso il 29%, alle Europee del 2014 il PD aveva preso il 41%. Finché non fanno l’elezione diretta (che a questo punto non faranno nemmeno sotto tortura), c’è la democrazia parlamentare. Il Premier lo fa chi ha i voti in Aula. Basta con l’ignoranza istituzionale di chi dice: non è stato eletto da nessuno. Perché nell’Italia repubblicana questo messaggio “non è stato eletto da nessuno” vale per tutti i Governi. Capisco che si voglia cambiare o difendere la Costituzione, ma nel frattempo sarebbe cosa buona e giusta leggerla. Ogni tanto, dico. 

Un sorriso,

Matteo

 

Pensierino della sera.
Una professoressa è stata accoltellata da un suo allievo minorenne. Il tema pone nuovamente in evidenza il dramma della sicurezza specie tra i più giovani. Ma voglio dirvi che sono rimasto colpito dalla bellezza delle parole della prof. Leggetele qui:

A tutti voi, adorati alunni, colleghi, genitori, soccorritori, personale sanitario, autorità, forze dell’ordine, familiari, giornalisti, e persone che mi avete circondato da subito di affetto e solidarietà.
Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale, ma con il cuore colmo di gratitudine. Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi.
In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare. Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità.
Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo: il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte.
Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti.
Al personale dell’elisoccorso, che ha bloccato un’emorragia devastante, che ha lottato contro il tempo, che mi ha restituito un battito stabile con una lunga trasfusione, mentre la linfa della vita usciva dalle mie ferite: non dimenticherò mai le vostre mani ferme e la vostra calma.
Ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari che mi hanno accolto, curato e operato con una delicatezza che va oltre il dovere: siete stati famiglia.
Alle forze dell’ordine e alle autorità, presenti subito, attente, rispettose, che hanno messo ordine nel caos e garantito sicurezza a tutti.
A mio fratello Giampaolo, che ha tremato, pregato, vegliato accanto a me senza mai perdere la speranza.
All’avvocato Angelo Lino Murtas, che mi sta accompagnando con sensibilità e competenza in un percorso che non avrei mai immaginato di dover affrontare.
Ai genitori, che mi scrivono, che mi abbracciano anche se solo da lontano, che hanno raccontato ai propri figli il valore dell’empatia e della vita.
A chiunque mi sta mandando messaggi, preghiere, pensieri, anche senza conoscermi: li ho sentiti arrivare tutti, uno per uno, come fili che mi hanno ricucito l’anima.
Oggi sono ancora debole, la voce è un soffio, il corpo ha ferite profonde ancora fresche. Ma il mio spirito è vivo. E questa vita è un dono che non sprecherò.
So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio.
Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio.
Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori.
Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande.
A tutti voi, dal profondo del cuore: grazie. Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita. Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare ancora.