Enews 1096 mercoledì 1 aprile 2026
La terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai mondiali di calcio non è un pesce d’aprile, purtroppo.
È il segno del fallimento del calcio italiano. Non capire che per il nostro Paese il pallone non è solamente un divertimento ma un pezzo di cultura e di identità popolare è l’errore più grave di una classe dirigente che, in federazione come in alcuni club, pensa di andare avanti tra raccomandazioni e amichettismo, vivendo di piccoli inciuci. E di servilismo verso la politica. Si assumono i figli dei ministri ma non ci si occupa dei ragazzi che vorrebbero sognare un calcio diverso. Chi conosce che cosa è accaduto negli ultimi anni, sa bene a cosa mi riferisco. Non voglio dire di più: lo faremo prestissimo in una riunione pubblica di Italia Viva dove ascolteremo il parere degli addetti ai lavori e diremo le nostre idee sul futuro del calcio italiano. Che mai come oggi va rifondato da zero, a cominciare dai diritti TV e dagli stadi. E senza interferenze del Palazzo.
Giorgia Meloni ha deciso di venire in Aula. Dopo dieci giorni di scaricabarile e dopo aver fatto dimettere gli impresentabili (per tenere gli incapaci) verrà in Senato giovedì 9 aprile alle 12. Penso che sarà un dibattito interessante, aspettiamo di sentire che cosa si inventerà la Premier. Io ho le idee chiare su cosa dirle, ma sono curioso di sapere cosa le direste voi. Vi leggo: [email protected]
Nel frattempo la situazione internazionale si fa sempre più grave. Ancora non abbiamo visto fino in fondo che cosa accadrà nelle prossime settimane ma il prolungarsi della chiusura dello stretto di Hormuz è destinato a farsi sentire a stretto giro. Il Governo sta sottovalutando le ricadute economiche derivanti dalla politica estera. Ma del resto in questo momento Tajani è troppo occupato a districarsi tra Gasparri e Casellati per affrontare i dossier legati ai pasdaran o agli Houthi. E Urso sta alla produzione industriale come Erode stava alla crescita demografica. E il partito di maggioranza relativa si vuole occupare di legge elettorale più che di stipendi, sicurezza, sanità.
Ne ho parlato ieri in questa intervista a Repubblica. Rilancio sulle primarie, sì. Le Primarie delle Idee, innanzitutto: il prossimo 11 aprile ci vedremo in tanti a Roma e in tantissimi in streaming per far partire il cantiere delle idee. Il centrosinistra può vincere, ma per farlo deve mettere al centro le proposte per il Paese, non le ambizioni di leader, commentatori, editorialisti. E poi anche le primarie vere e proprie. Se fatte bene le primarie sono una grande festa di popolo. Il rischio divisioni esiste, certo. Ma parliamoci chiaro: qual è l’alternativa? Far decidere a chi? Ognuno ha il suo nome per fare il leader. E perché il nome di un commentatore o di un ex parlamentare deve valere più del voto di due milioni di persone? Io le primarie le ho vinte e le ho perse ma non ho mai avuto paura del giudizio delle persone: finché sei in democrazia non puoi rifiutare di misurarti con il consenso.
Pensierino della sera.
Nel 2025 sono nati in Italia meno di mille bambini al giorno. È un dato sconvolgente. Mezzo secolo fa, quando siamo nati noi, nascevano poco meno di tremila bambini al giorno in Italia: registravamo circa un milione di nascite. Oggi non arrivano a 360.000 nuove nascite. Questa è la priorità del Paese di cui il Governo Meloni non parla mai. Perché parlare di collasso demografico richiederebbe visione: significa parlare di stipendi adeguati per neolaureati per evitare che se ne vadano all’estero, significa parlare di piano casa, significa affrontare le ragioni culturali e sociologiche di una crisi strutturale, significa studiare fiscalità agevolate per chi vuole rientrare e per chi non vuole andare via. Significa fare politica mentre chi ci governa oggi si preoccupa solo di legge elettorale.
Un sorriso,
Matteo


