Enews 1097 mercoledì 8 aprile 2026

Buongiorno amici.
È stata una notte di grande preoccupazione per chi segue la politica internazionale. Ne abbiamo parlato a lungo ieri sera in diretta con Bianca Berlinguer su Rete 4. Alla fine la proposta pakistana per quindici giorni di tregua e la riapertura di Hormuz costituisce una boccata d’ossigeno. Ma non si capisce chi comanda in Iran (che fine ha fatto, davvero, Khamenei junior?) mentre si capisce fin troppo bene chi comanda a Washington. E tuttavia oggi non si trova più un politico italiano che si dichiari amico di Trump dopo che fino a qualche settimana fa correvano tutti a mettersi persino il cappellino Maga. Ah, come si cambia…

Domani Giorgia Meloni verrà in Aula, finalmente, a parlare del referendum. Se la conosco proverà a buttarla sulla politica estera. Del resto per lei le conseguenze politiche del referendum si esauriscono nelle dimissioni di Daniela Santanchè e questo le basta. Verso le 13.30 interverrò in Aula anche io cercando di portare un piccolo contributo alla discussione.

Sempre domani è giornata di question time e mi permetterò di rivolgere qualche domanda al ministro Giorgetti. Continuano a raccontarci che va tutto bene e nel frattempo non si sono accorti nemmeno delle revisioni ISTAT sul potere d’acquisto. Che cosa significa? Che l’ISTAT ha dato numeri sul potere d’acquisto del tutto sballati nei mesi scorsi. Quindi quando la Meloni andava in TV a dire che il potere d’acquisto era aumentato e voi vi sentivate strani, sbagliati, fuori posto pensando all’ultima spesa all’Esselunga o all’ultimo acquisto in centro, bene, sappiate che chi sbagliava era la Meloni, non voi. ISTAT ha finalmente corretto i dati rivedendoli al ribasso. Bastava farsi un giro al mercato per capirlo, non importava l’ISTAT. Ma meglio tardi che mai.

Seguo con curiosità e commozione il ritorno di una spedizione spaziale intorno alla Luna. Come sempre in queste vicende le grandi storie si collegano alle piccole vicende personali. E allora capita di vedere con le lacrime di stupore immagini della Luna e dalla Luna che non abbiamo mai visto e contemporaneamente ridere quando vedi fluttuare nella navicella spaziale un barattolo di Nutella. Pensare che il capolavoro del signor Michele da Alba sia adesso nello spazio attorno alla Luna è fantastico. Mi ha colpito anche la storia del comandante della missione Reid Wiseman che ha perso la mamma e poi la moglie nel giro di qualche mese e ha cresciuto vedovo le sue due figlie. Uno dei crateri lunari è stato chiamato proprio Carroll, con il nome della moglie. Ancora una volta un incrocio tra le storie dell’uomo e le sfide dell’umanità. Proprio sulla Luna, nel 1969, Neil Armstrong disse: “È un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Voi direte: che c’entra questo lungo paragrafo sulla Luna nel dibattito politico di oggi? C’entra, c’entra. Intanto perché le emozioni c’entrano sempre. E poi perché la space economy è un pezzo fondamentale del futuro del mondo. E l’Italia, anzi l’Europa, possono e debbono fare di più anche in questo settore.

Per riflettere sul futuro ci diamo appuntamento sabato 11 aprile alle 11:00 a ROMA allo Spazio Vittoria, in Via Vittoria Colonna 11 per le PRIMARIE DELLE IDEE.

Sarà possibile seguire l’evento anche in streaming. Vi scriverò una enews ad hoc venerdì per parlare di come intendiamo procedere, ma già da subito vi chiedo una mano: più lanciamo le nostre proposte, le nostre idee, i nostri sogni più aiuteremo il centrosinistra a non chiudersi sulla difensiva. Perché la Meloni è in crisi ma per vincere non basta: servono le idee.

E servono anche le primarie, quelle vere. Non capisco chi dice che è meglio non fare le primarie o chi chiede di non parlarne. Ma scusate eh: se non decide il popolo del centrosinistra, chi decide? Un commentatore? Una ex parlamentare? Un sorteggio? Una illuminazione divina? Un software di intelligenza artificiale? È evidente che qualcuno deve guidare la coalizione. Ed è evidente che questo qualcuno va scelto con metodo democratico. Il centrosinistra ha nel suo DNA le primarie. Certo: non sempre vince quello che sostieni tu. Ma la grandezza delle primarie è che dal giorno dopo si lavora insieme. L’alternativa è peggio. E lo dico citando gli Stati Uniti. Nel 2024 per scegliere il successore di Biden i dem avrebbero dovuto fare le primarie anziché rinchiudersi nella incoronazione di Kamala Harris: aver rinunciato alle primarie è stato il più grande regalo fatto a Trump. Vogliamo aiutare di nuovo anche Meloni oppure stavolta facciamo sul serio?

Ho firmato tante leggi. Una delle ultime, nel 2016, ha permesso a molte persone ricche di lasciare il proprio Paese e venire in Italia. A pagare le tasse qui, a portare ricchezza e lavoro qui.
Sono stato molto criticato. Eppure negli ultimi giorni da New York arriva una storia che dovrebbe far riflettere anche noi.
Qualche anno fa la governatrice Kathy Hochul disse ai repubblicani ricchi: “prendete un autobus e andate in Florida”. Molti lo hanno fatto davvero, magari col volo privato e non con l’autobus. Ma l’hanno fatto. E non per per ragioni ideologiche, ma per una ragione molto concreta: tasse più basse.
Risultato: circa 125.000 contribuenti ad alto reddito hanno lasciato lo Stato di New York, portando via con sé circa 14 miliardi di dollari di gettito. Parliamo di meno dell’1% dei contribuenti che però pagavano oltre il 40% dell’imposta sul reddito dello Stato.
Oggi la stessa Hochul dice: abbiamo bisogno dei ricchi. E chiede ai milionari di convincere altri milionari a tornare. Perché? Perché senza quella base fiscale il sistema di welfare semplicemente non regge.

In un mondo globalizzato, in una società aperta, capitali e persone si muovono. Se alzi troppo la pressione fiscale o mandi un messaggio ostile, non redistribuisci quella ricchezza: la perdi. E quando la perdi, perdi anche le risorse per finanziare sanità, scuola, servizi.
È esattamente il motivo per cui, quando eravamo al governo, abbiamo introdotto la flat tax per i nuovi residenti ad alto reddito. Non per fare un favore ai ricchi, ma per attrarre risorse in Italia, soprattutto in un momento in cui la Brexit spingeva molti a cercare una nuova base europea.
Quella scelta ha portato investimenti, consumo, relazioni internazionali. Ha rafforzato, non indebolito, la nostra base economica.
La vera distinzione non è tra destra e sinistra, tra pro-ricchi o anti-ricchi. La distinzione è tra chi capisce come funziona l’economia globale e chi no.
Una politica riformista non caccia la ricchezza: la attrae e la indirizza. Perché più crescita significa più possibilità di investire nel sociale, nella scuola, nella sanità, nella riduzione delle disuguaglianze.

Chi pensa di risolvere tutto aumentando le tasse o alzando barriere rischia di fare esattamente l’opposto: meno entrate, meno servizi, più difficoltà.
Il fatto che New York oggi sia meno appetibile di vent’anni fa lo dimostra in modo molto chiaro. Il fatto che Milano sia molto più appetibile di vent’anni fa anche. E molto è merito delle leggi che abbiamo fatto

Pensierino della sera.

Ho proposto alcune idee per il futuro del calcio. Ho ricevuto alcune risposte interessanti e un attacco personale da parte di Claudio Lotito. Ho replicato con questo post Instagram che ha avuto decine di migliaia di like. Non c’è che dire: l’intensa attività di Claudio Lotito in Senato è molto più apprezzata di quanto pensassi. Vedere per credere

Un sorriso,
Matteo