Enews 1110 lunedì 22 giugno 2026
Buongiorno, buona settimana e soprattutto buona Estate a tutti.
1. Trump e Meloni sembrano all’Asilo
La nuova stagione politica è iniziata con un litigio via social tra Trump e Meloni, cui è seguito – per ripicca – l’annullamento del forum economico di Miami cui doveva partecipare Tajani. Personalmente credo che la politica estera vada gestita senza atteggiamenti da asilo nido. Meloni ha davvero implorato Trump di fare una foto? Non lo so. Ma so per certo che ciò che fa Trump è inaccettabile nel metodo e nel merito. Dunque abbiamo dato piena solidarietà alle istituzioni italiane insultate dal capo della Casa Bianca. Ma domandiamoci: perché la destra si accorge solo ora di chi è Trump? Quando Trump insultava gli Obama, Biden, Hillary Clinton, tutti gli altri leader europei, i nostri governanti andavano con il cappello in mano (anzi il cappellino MAGA in mano) alla Casa Bianca. Ora, all’improvviso, la Meloni si rende conto che Trump è un problema. Ma era lei o una sua sosia a candidarlo al Nobel per la pace fino a qualche settimana fa? Era lei o una sua sosia a elogiarlo dai palchi di tutte le piazze italiane in campagna elettorale? Era lei o una sua sosia a fare viaggi atlantici per una photo opportunity come accadde due volte all’inizio del 2025?
Questo è un Paese che dimentica tutto. Noi no. Noi non accettiamo l’idea che la politica sia effimera e il dibattito duri lo spazio di un giorno. Noi non dimentichiamo.
La collaborazione con gli Stati Uniti va preservata, sempre, e messa al riparo dai litigi da asilo che vedono protagonisti i leader pro tempore. Per questo sabato ho espresso all’ambasciatore americano Fertitta i sensi dell’amicizia mia personale e di tutta Italia Viva. Il 4 luglio ricorrono i 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza: noi di Italia Viva – Casa Riformista organizzeremo un evento speciale perché i Presidenti passano, l’amicizia no.
2. Obama a Chicago
Del resto il nostro rapporto con gli Stati Uniti è sempre stato straordinario e ho avuto modo di averne una conferma in occasione della inaugurazione della grande Library di Barack Obama a Chicago la scorsa settimana. L’ex Presidente e la moglie Michelle hanno avuto una idea straordinaria: trasformare un’area urbanistica della zona sud di Chicago – un tempo una zona molto difficile per tante ragioni – in un centro che non racconta solo ciò che gli Obama hanno fatto ma offre opportunità professionali e culturali ai giovani della zona, tra opere d’arte e campi da basket. Si tratta di una riqualificazione urbanistica strepitosa, lasciatemelo dire da ex Sindaco. E il fatto che all’inaugurazione siano stati presenti non solo Clinton e Biden ma anche George Bush ha reso ancora più evidente la forza del mancato invito a Trump. Chi ha ascoltato le parole di Barack e Michelle Obama si è reso conto del valore evocativo e simbolico dell’inaugurazione: il sogno americano è ancora vivo e nessun Presidente, nemmeno uno come Trump, può distruggerlo, mai. Per me partecipare è stato un grandissimo onore e non solo perché ero l’unico europeo insieme ad Angela Merkel. Ma anche e soprattutto perché la mia carriera politica si è intrecciata profondamente con il messaggio di Obama. Nel gennaio 2008 ascoltai un potente Yes We Can dopo la sconfitta in New Hampshire dell’allora senatore dell’Illinois e decisi di rischiare il tutto per tutto e correre alle primarie di Firenze: perché la possibilità di cambiare le cose, Yew We Can, mi spingeva a giocarmi tutto. Da premier ho avuto l’onore incredibile di collaborare con Obama e di imparare da lui. E a tutti quelli che criticavano o criticano Obama rivolgo un invito: provate a paragonare Obama a Trump e poi ne riparliamo. Dai, ragazzi, tutti noi commettiamo errori. Ma ci rendiamo conto della differenza tra questi due uomini? Tra lo stile di governo?
Alla Inaugurazione della Library ho avuto la possibilità di parlare con tanti amici ed ex colleghi, da Trudeau a Merkel, da Biden a Clinton fino a Bono Vox dal quale – per primo – sentii l’espressione “radical centrism” che trovo oggi quantomai attuale. Ma la cosa che ho amato di più, voglio confessarlo, è stata la presenza di mia figlia Ester che per la prima volta mi ha accompagnato in un viaggio ufficiale visto che Agnese era impegnata con gli esami di maturità (a proposito: in bocca al lupo a tutti). Ester non aveva nemmeno un anno quando da Springfield il giovane Barack Obama lanciò la sua sfida al mondo, nel febbraio 2007. Eppure vederla emozionata a ripercorrere video e immagini di momenti che hanno cambiato il mondo mi ha fatto capire tante cose: al netto dell’amore di padre, sono convinto che la nuova generazione abbia tutto per affrontare al meglio le sfide del futuro. E che noi dobbiamo fidarci di più di questi ragazzi. Poi ovviamente c’è la dimensione umana e mi ha strappato un sorriso vedere Michelle e Barack guardare le foto dell’Expo sul telefonino di Ester per vedere come le nostre figlie sono cambiate in questi dieci anni. Ma la visita a Chicago è servita anche per ribadire che sul piano istituzionale nessun Trump può distruggere l’amicizia tra USA e Italia e sul piano politico che nessun massimalismo di sinistra può cancellare la grande storia dei Dem americani, da Kennedy a Clinton a Obama. Questa è la mia foto di famiglia (politica) e di questo vado orgoglioso.
3. Il valore delle foto
A proposito di foto: ci sono state tante polemiche per la foto dei leader della sinistra-sinistra e per la nostra assenza. Il paradosso è che i giornali hanno smesso di parlare delle divisioni della destra con Vannacci e si sono buttati sulle nostre divisioni. Peccato, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso. Nel merito ho già detto in una intervista a Repubblica e ribadisco qui che tra fare una foto con Bonelli e Conte e una con Obama e Michelle, io non ho dubbi. Unicuique suum, dicevano i romani. Tra la foto all’osteria e le foto di Chicago diciamo che non ho dubbi, ecco.
Ma se vogliamo restare sulla politica dobbiamo essere molto franchi amici. Nell’ultima settimana hanno ripreso ad attaccarci quelli de Il Fatto Quotidiano, quelli della Fiom e persino chi, dopo aver fatto fallire il progetto degli Stati Uniti d’Europa, prova invano a recuperare consenso facendo l’europeista.
Il fatto che attacchino me e noi significa che siamo sulla buona strada. Le idee sul garantismo, sullo sviluppo economico, sulla sicurezza, sui giovani e la Start Tax ci portano ad essere attaccati da una parte della sinistra-sinistra. Noi dobbiamo portare anche queste idee ad avere cittadinanza nel centrosinistra: non possiamo lasciare che chi crede in questi valori voti solo una destra inconcludente e incapace. Noi dobbiamo sconfiggere la destra e per questo la foto dell’osteria non basta. La sinistra-sinistra da sola non è autosufficiente.
Poiché sono tutti convinti di questo ora è partito il toto nomi su chi debba organizzare il centro in opposizione al lavoro che in Parlamento, nei consigli regionali, nei comuni, nel Paese sta facendo Italia Viva – Casa Riformista. Hanno paura del ruolo che possiamo giocare e dunque spuntano formazioni politiche centriste una a settimana. E qualcuno, da sinistra, pretende di decidere chi e come debba guidare i riformisti. Suggerisco a tutti di non perdere nemmeno un minuto dietro a questo chiacchiericcio: noi saremo sulla scheda elettorale e ci saremo con un posizionamento netto di opposizione alla Meloni e di appartenenza al centrosinistra. Saremo presenti alle primarie, comunque, con un nostro candidato al primo turno. Saremo presenti alle secondarie, comunque, con una nostra lista di centrosinistra. Siamo pronti a lavorare con tutti e faremo di tutto per ampliare e per essere inclusivi. Ma non accetteremo che siano persone iscritte ai partiti di sinistra-sinistra a decidere su chi e come deve organizzare il centro. Semplice, no?
Porteremo voti e non metteremo veti. Se qualcuno – come in Liguria – vorrà mettere il veto su di noi dovrà dirlo e spiegarlo ai cittadini. In caso di sconfitta alle Politiche chi avrà diviso il campo del centrosinistra sarà rincorso con i forconi dal popolo del centrosinistra che chiede unità mai come oggi. Io faccio opposizione al Governo, non agli alleati di centrosinistra. Se qualcuno di loro vuol fare opposizione a me, faccia pure: non ho tempo per rispondere, sono troppo impegnato a fare opposizione alla Meloni. Anche per questo rilanceremo nelle prossime ore la campagna “Quando c’era Lei”.
E se qualcuno pensa che le idee di Obama e di Clinton non possano stare in una coalizione anti Trump e anti Meloni perché le idee di Obama e Clinton non sono di sinistra, beh, amici, che dire: una risata li seppellirà.
Non sono mai stato così determinato come oggi: vi aspetto alla Leopolda il 2-3-4 ottobre.
Chi vuole iscriversi a Italia Viva come conseguenza delle polemiche di questi giorni, clicchi qui.
Chi vuole darci una mano e un sostegno economico è il benvenuto qui.
E chi vuole darci una mano a introdurre le preferenze nella legge elettorale faccia girare la petizione.
Pensierino della Sera.
Vi scrivo da Londra dove oggi viene celebrato il decennale della Brexit con il fallimento del sesto primo ministro in dieci anni. Ormai i cittadini britannici stanno convincendosi sempre di più che quel referendum è stato una fregatura. Ci hanno messo solo dieci anni, non male dai… Vi segnalo questa intervista su Repubblica di oggi…
Un sorriso,
Matteo
PS. Roma ha ospitato il vertice del FII, l’organizzazione internazionale che ho contribuito a fondare e che ospita eventi di grande rilievo in tutto il mondo, a cominciare dall’Arabia Saudita. Duemila delegati, il saluto del Papa, la presenza di diversi ministri e dei sindaci Gualtieri e Sala, alcuni tra i top CEO europei. In eventi analoghi abbiamo avuto la presenza di capi di Stato e di governo, dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Francia ai paesi emergenti. Eppure per la mia partecipazione al FII sono stato massacrato mediaticamente per anni: dopo che Roma ha ospitato l’evento in tanti si sono resi conto che si tratta di una piattaforma straordinaria. E che forse non era così stupido che un italiano fosse presente in un board come quello. Secondo voi qualcuno si scuserà del provincialismo che ha accompagnato gli attacchi mediatici contro di me, prima o poi? Io non credo. Ma vado avanti col sorriso lo stesso.

