Enews 1116 venerdì 7 agosto 2026
Ultima enews prima delle vacanze.
Per chi è in zona ci vediamo stasera alla Festa dell’Unità di Villalunga vicino a Reggio Emilia ospiti del nostro amico Andrea Rossi insieme al Governatore dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale. E proprio da Villalunga ci collegheremo alle 20.30 con Luca Telese e Marianna Aprile su La7.
Mi piace essere “tra la via Emilia e il West” in queste ore di cordoglio per la morte di Francesco Guccini. In tanti hanno sempre visto Guccini come il cantore dell’impegno politico e sicuramente “La locomotiva” non chiudeva i suoi concerti a caso. Ma per me Francesco Guccini è stato tante altre cose. La canzone di senso sull’esistenza – a cominciare da “La canzone della bambina portoghese” e “Shomèr ma mi-llailah?”– fino all’amore in tutte le sue forme, compreso l’amore di padre in “Culodritto”. Confesso che ieri sera mentre correvo ho sentito il bisogno di riascoltare alcuni dei suoi brani su Spotify e mi è come passata davanti una parte significativa della mia vita. A cominciare dal fatto che proprio un concerto di Guccini sia stato il primo concerto in assoluto a cui io sia mai andato in vita mia. Era il tour di “Quello che non” che fin dal titolo dell’album richiamava poesia, con quel capolavoro meno noto che è “La canzone delle domande consuete”, al Palazzetto dello sport di Firenze, che oggi è il MandelaForum. Ho ripensato al mio professore di religione, don Paolo, che aveva insistito perché andassimo al concerto. E già così fa pensare: era un sacerdote, tutt’altro che di sinistra, a suggerirmi di ascoltare Guccini. E poi ho calcolato mentalmente che io avevo sedici anni e Guccini aveva esattamente l’età che oggi ho io. Trentacinque anni fa compravamo i dischi, registravamo in modo irregolare le musicassette il cui nastro andava riannidato con il tappo delle Bic, non avevamo internet o i telefonini. La memoria torna a quel concerto con Guccini che partendo dalla guerra in Iraq parla di geopolitica e prende in giro il ruolo della diplomazia (partiva dalla pubblicità televisiva dei Ferrero Rocher e de “Ambasciatore, lei ci delizia”, ricordate?)
Un altro mondo ma le domande di fondo dell’umanità sono sempre le stesse e la grandezza dell’artista è risvegliare gli interrogativi veri, profondi, ultimi.
Per questo Francesco Guccini è stato un grande punto di riferimento per tanti di noi. Ed è per questo che lui, “burattinaio di parole”, continuerà a vivere nelle piccole e grandi questioni di ogni giorno. Ben oltre “L’Avvelenata” o “Dio è morto”. E se vi capita date un occhio a Repubblica di oggi che – secondo me giustamente – dedica una bellissima sezione al ricordo di Guccini.
La domanda di senso riguarda anche la politica, certo.
Ed anche per questo sono felice di annunciare che la prossima LEOPOLDA, l’ultima prima delle elezioni politiche, sarà dedicata a ITACA. A riprenderci Itaca, a riconquistare Itaca, a ritrovare Itaca. A ritornare a Itaca.
Quando vedrete il programma sarà più chiaro perché abbiamo scelto di usare la metafora di Itaca come ambientazione per le nostre riflessioni e per le nostre proposte.
Ci vediamo il 2-3-4 ottobre a FIRENZE.
Qui per iscriversi alla Leopolda. Qui per iscriversi alla Scuola Meritare l’Europa.
Qui per darci una mano economica per costruire la Nave della Leopolda, la Nave di Itaca.
E peraltro giusto una canzone di Guccini in cui Odysseus racconta di come “Tornare contro ogni vaticinio”. E poi c’è un brano bellissimo anche di Lucio Dalla del 1971 su Itaca che sarà la nostra colonna sonora alla Leopolda.
Sul resto:
• Qui trovate la mia intervista a Lavinia Spingardi alla Versiliana.
• Qui la mia intervista a Giovanna Vitale a Repubblica.
• Qui la mia intervista a Eugenio Fatigante a Avvenire.
In questi giorni cercherò di staccare un po’ anche io per tornare alla ripresa in gran forma.
Sui social saremo comunque presenti e anzi chi vuole faccia girare i contenuti vecchi e nuovi prendendoli da Instagram, YouTube e dal canale di WhatsApp che resterà attivo.
Inutile dirvi che come sempre il mio agosto lo passo – ormai da 45 anni – a sognare lo scudetto della Fiorentina. Ma quest’anno il direttore Fabio Paratici sta mettendo su una squadra da sogno. Non dirò niente ma dopo l’annata devastante dello scorso anno e nell’anno del centenario ci meritiamo quantomeno di soffrire meno.
A tutti voi un caro abbraccio e l’augurio di buone vacanze.
Un sorriso,
Matteo
