Enews 1127 lunedì 12 ottobre 2026

Buongiorno a tutti e buona settimana!

La situazione internazionale presenta gli ennesimi colpi di scena in tutto il mondo. Il filo diretto Washington-Mosca provoca la riapertura del mercato americano al gasolio russo: Trump ha bisogno di abbassare i prezzi in vista del MidTerm e l’Ucraina non è al centro delle sue preoccupazioni, evidentemente. Al punto da chiedere esplicitamente un altro Presidente al posto di Zelensky. L’Unione Europea, una volta di più, appare spaesata dalle schizofreniche mosse dell’alleato principale.

Riad viene colpita al cuore dagli attacchi Houthi. Cosa sono gli Houthi? Sono gli estremisti islamici, al pari di Hamas o di Hezbollah, storicamente supportati dal mondo iraniano. Teheran regge o non regge? Questa è la domanda che si sta facendo il mondo arabo perché la fiammata di inizio marzo voluta da Trump ha paradossalmente consolidato il regime. Ma l’effetto sulla popolazione delle sanzioni e dell’isolamento economico iraniano potrebbe – a detta di alcuni osservatori – produrre reazioni nei prossimi mesi nella società civile stremata. Se questo è il disegno si spiega perché gli Houthi attacchino oggi più che mai i sauditi: tentare di destabilizzare il regime di Riad che custodisce i luoghi santi dell’Islam a cominciare da La Mecca diventa l’obiettivo numero uno. È un obiettivo che fallirà ma la strage dell’aeroporto di Riad è un colpo al cuore delle leadership riformiste islamiche.

In questo scenario attendiamo il responso delle urne di Israele, nella speranza che Bibi Netanyahu sia sconfitto e i suoi peggiori alleati come Ben Gvir siano finalmente costretti a lasciare un Governo che disonorano facendo danno alla credibilità internazionale e alla causa stessa di Tel Aviv.

Le conseguenze di questo caos globale che si allarga a ondate da Cuba all’Africa sub sahariana ai Paesi del Far East e alle tensioni sino-nipponiche si riverberano nella vita di tutti i giorni: la benzina continua la sua corsa, il carrello della spesa è sempre più caro (o sempre più vuoto), le bollette schizzano. Se a questo si somma la totale incapacità dell’esecutivo italiano di predisporre qualsiasi iniziativa a tutela dei consumatori il quadro è devastante ma completo.

La politica nazionale invece parla d’altro. Meloni ha portato a casa la prima vera riforma in quattro anni: la riforma elettorale. Sul resto è andata sotto, sempre. Il Paese non è cambiato per nulla. Ma pur di provare a salvarsi questa riforma l’hanno fatta. È una legge che cambia soprattutto il modo di fare le liste: con le preferenze, checchè ne dicano gli iper-critici, la scelta dei candidati sarà profondamente diversa. Per questo mi sono messo personalmente a lavorare sulle liste da presentare alle prossime elezioni politiche: abbiamo già ricevuto moltissime disponibilità soprattutto di amministratori e persone della società civile. Avremo molte donne e molti giovani e saremo estremamente competitivi nel raccogliere voti, pancia a terra. Anche perché la nostra percentuale sarà quella che farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Tra un Governo capace di rilanciare l’Europa e uno che continuerà sulla strada dell’euroscetticismo. Tra una maggioranza capace di eleggere un Presidente della Repubblica degno successore di Mattarella e una che punta a dare per sette anni il Quirinale alla Meloni e poi Palazzo Chigi a Salvini o Vannacci. La partita è questa.

Ecco perché non raccolgo le trite e ritrite polemiche contro di me fatte da una fetta minoritaria dei Cinque Stelle (ho risposto a Chiara Appendino dalla festa de Il Foglio, qui) e da qualche aspirante leader centrista più preoccupato del proprio futuro che del proprio Paese. Capisco che ci sia gente che vuole salvare o ottenere un seggio da Parlamentare, è umanamente comprensibile. Ma qui c’è da salvare un Paese, non una poltroncina, ok? E dunque rilancio: tutti quelli che al centro vogliono fare i leader di qualcosa dimostrino di essere tali. Rinuncino cioè al posto blindato nel premio di maggioranza e si misurino sulla scheda elettorale con il proporzionale, così finalmente vediamo chi ha davvero i voti e chi vive di chiacchiere. A tal proposito vi segnalo l’articolo di Tommaso Labate di oggi sul Corriere.

 

 

 

Ho parlato di questi temi soprattutto alla Festa de Il Foglio: qui il link

 

Nel merito le nostre proposte le trovate nel libro Quando c’era Lei.

Ma soprattutto se volete andare a risentirvi le tante cose che ci siamo detti alla Leopolda 14 qui il mio discorso finale, qui il link Youtube. Contributi per pagare… i debiti della Leopolda sono molto ben accetti: siamo ovviamente un po’ in difficoltà per pagare tutto l’evento e dunque qualsiasi contributo è davvero molto utile. Grazie a Stefano per averci segnalato un piccolo problema nel funzionamento del sito.

 

Abbiamo tra le altre cose lanciato una petizione online sulla pena di morte, primo firmatario Eugenio GIANI: qui c’è il link, qui c’è un mio pensiero su Substack.

 

E domani, ma anche dopodomani, interverrò in Senato, prima per la discussione sul Documento programmatico di finanza pubblica con Giorgetti e poi per le comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo. Nelle prossime ore vi darò maggiori dettagli.

 

Pensierino della Sera. 

Papa Leone ha comunicato di doversi operare per un nodulo al polmone. Una scelta di serietà e di trasparenza molto bella e molto toccante Robert Prevost si è affacciato dal Palazzo Apostolico con calma e umanità. Penso che sia un fatto importante per la millenaria Istituzione ma anche un gesto di empatia con milioni di malati in tutto il mondo. La malattia è ciò che hai, non ciò che sei. Ed è fondamentale viverla senza facili ottimismi ma con la consapevolezza che è una parte della vita, non la fine della vita. 

Un sorriso,
Matteo