Enews 1131 mercoledì 28 ottobre 2026
Come è difficile rifiutare i toni degli ultrà in questo periodo.
Come è difficile dire cose di buon senso senza essere aggrediti dalle rispettive tifoserie.
Questo è un mondo in cui tutto è bianco o nero: la scala di grigio è stata abolita.
Guardate i fatti degli scorsi giorni.
Dopo i disordini di Milano siamo stati i primi a dire che occorreva rispettare la legalità. E che non era possibile giocare la carta del buonismo sociologico davanti a chi distruggeva vetrine e librerie. A chi colpiva poliziotti e spaccava camionette. Lo penso, lo pensiamo ancora oggi.
Abbiamo però anche invitato a vedere l’altra faccia della medaglia. Quella dei vertici dello Stato – a cominciare dal Viminale – che non avevano fatto bene il proprio lavoro. Perché basta poco per controllare qualche gruppetto di maranza. E Piantedosi ha fallito su questo.
La settimana dopo lo Stato ha utilizzato gli strumenti di cui dispone, nel rispetto della legge. E le cose sono andate meglio.
Poi leggo la storia di Carolina. E mi arrabbio, e mi preoccupo. Carolina fa l’ultimo anno del liceo a Roma. Qui trovate la sua storia, su Repubblica. Qui il commento di Massimo Gramellini, sul Corriere. Trattenuta per la sua felpa, trattenuta senza ragione, trattenuta in modo incostituzionale. E questo lo Stato non se lo può permettere, ok?
Cerchiamo di capirci. Io non sono un fan della protesta nelle scuole. Mi colpisce che da mezzo secolo cada sempre a metà ottobre, qualunque sia il ciclo economico del Paese. Io non dico che i ragazzi facciano bene a protestare a prescindere, come invece dice qualche intellò del nostro tempo: ero contro le okkupazioni anche quando ero studente, si vede che sono nato riformista. Ma se un ragazzo va a una manifestazione non c’è nessun motivo al mondo per fermarlo senza alcuna ragione. Si può dire che quello che è accaduto a Carolina non può accadere in un Paese civile? E nel dirlo non difendiamo tutti i manifestanti arrivando a giustificare chi aveva le molotov nello zaino. Perché chi ha le molotov nello zaino invece va stangato, punto. E non c’è nessuna giustificazione possibile: ho letto di un collega parlamentare che ha detto che anche se avevano delle molotov nello zaino, i manifestanti andavano capiti perché non volevano far male a nessuno. No, caro: se hai le molotov nello zaino, ti becco e paghi.
Ma se vuoi andare alla manifestazione nessuno ha il diritto di fermarti in Commissariato con un evidente abuso di potere. Con Marianna Madia faremo un’interrogazione parlamentare perché sia fatta chiarezza su una vicenda che da senatore, da padre, da cittadino mi indigna. E lo dico io che il primo giorno ho pubblicato questo video che rivendico con forza.
Buon senso serve, amici. Le proteste non possono diventare la chiave per distruggere tutto e rubare gli abiti di lusso: se vuoi prendere un oggetto di lusso lo paghi, non ti inventi una manifestazione per sfasciare le vetrine del centro. Ma le proteste non possono diventare nemmeno la chiave per instaurare un clima di polizia tra i più giovani. E aggiungo, già che ci sono. Il ricercatore universitario Youssef Siher arrestato perché “sospettato” di essere la mente del movimento 17 ottobre è il classico tipo che detesta quelli come me: scrive su Il Fatto Quotidiano, attacca verbalmente chi non la pensa come lui su Israele, chiama a boicottaggi assurdi, esprime idee detestabili e che combatterò sempre. A quelli come lui io non sto simpatico e – sia chiaro – trattasi di un sentimento ampiamente ricambiato. Ma proprio in ragione del buon senso si può dire che la narrazione che il Governo sta dando per cui finalmente hanno beccato il colpevole sa molto di capro espiatorio? Ragazzi nelle carte che giustificano l’arresto di questo tizio c’è poco o nulla. Ci sono idee politiche che io combatto, ci sono post sui social che mi fanno orrore: ma per essere la mente di un’operazione criminale servono i fatti, non basta avere idee antipatiche. Lo dico perché è facile essere garantisti quando toccano te o i tuoi amici. Difficile è essere garantisti con i tuoi avversari: e io voglio esserlo per pura onestà intellettuale. In proposito, vi consiglio l’editoriale di Giuliano Ferrara.
E anche perché non mi va che si giustifichi il fallimento della prevenzione, il fallimento di Piantedosi insomma, dando la colpa al primo che passa. Lo abbiamo già visto qualche mese fa a Modena: è scappato un fanatico radicalizzato alla rete dei controlli, ha buttato una macchina addosso ai passanti, ha ucciso una donna, ha tentato la strage col coltello. E il Viminale ha detto: ma no, è solo un problema psichiatrico per non ammettere che si erano persi un terrorista islamico, cosa che non era MAI successa prima in Italia. Certo che hai disturbi psichiatrici se ammazzi la gente così. Ma se lo fai dopo esserti radicalizzato significa che tutti i soldi che l’Italia ha speso per darli ai servizi sono stati impiegati male, chiaro?
Scusate la lunga digressione. Era solo per dire che sulla sicurezza il governo pasticcia, tanto.
A livello economico non è successo nulla. Meloni fischietta e parla d’altro mentre la crisi morde il ceto medio.
Speriamo che qualcosa cambi con le elezioni. In Brasile la tenacia di Lula è stata decisiva almeno quanto – al contrario – l’abbraccio di Trump a Bolsonaro: ormai Trump è una certezza. È riuscito a far perdere i suoi alleati in Canada, Australia, Ungheria, Brasile. Hai visto mai che magari il prossimo anno riesca a dare una mano anche a noi?
Per saperlo affidiamoci alle previsioni del profeta Salvini, che proprio non sbaglia un colpo: guardate qui.
In Serbia hanno vinto i giovani contro il potere consolidato e forse corrotto. In Israele il paradosso è che saranno decisivi i partiti arabi, altro che apartheid: vediamo che succederà nelle trattative per formare il Governo.
E intanto si avvicinano le elezioni in Italia. Ci date una mano a bilanciare al centro l’alleanza del centrosinistra? Qui per candidarsi: [email protected], qui per contribuire alle Primarie delle Idee, qui per dare una mano economica: abbiamo molto bisogno di voi.
Vi aspetto, un sorriso,
Matteo


