Enews 980 martedì 9 luglio 2024

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Buongiorno a tutti.

Vi scrivo da Londra dove ho cominciato a collaborare alle iniziative del Tony Blair Global Institute.

Mai come in questi giorni sono convinto dell’importanza della politica contro il populismo. I problemi del pianeta sono incredibili dalla guerra globale alla solitudine dei cittadini, spesso anziani. Dalle questioni energetiche alla sanità. Mai come in questo momento il mondo ha avuto bisogno della politica e non del populismo. Fare politica significa fare proposte credibili e riformiste. E significa farlo da adulti, come ha detto con una felice espressione il leader socialista Glucksmann.

Fare politica da adulti significa non mettere veti sulla base delle antipatie ma far valere i voti.

Ecco perché quegli adulti fanno la differenza utilizzando anche la tattica. È successo a noi con qualche mossa del cavallo del passato, è successo ai laburisti che hanno smesso di attaccare Blair e hanno vinto con Starmer, è successo a Macron quando ha bloccato l’avanzata della Le Pen.

Chi si preoccupa dei veti e non dei voti, invece, fa un favore agli avversari. È accaduto nel 2022 a Letta che con il suo veto ha mandato a Palazzo Chigi Fratelli d’Italia. È accaduto nel 2024 a Calenda che con il suo veto ha mandato a Bruxelles i sovranisti e gli anti-Nato. Vedendo le cose dall’estero sono sempre più convinto che nei prossimi mesi ci vorrà tanta politica.

Politica adulta, si capisce.

Giorgia Meloni ha iniziato la propria discesa. Lo vediamo dal fatto che i suoi alleati la stanno abbandonando in Europa perché la sua leadership dei conservatori non è stata in grado di incidere. E purtroppo anche l’Italia non ha ottenuto nessuno dei Top Jobs cui potevamo puntare.

Il Governo ha un problema con i conti pubblici. Si stanno rimangiando tutte le cose che avevano promesso, dalle reti Telecom, all’ex Alitalia, alle privatizzazioni delle Poste. Ma soprattutto non trovano i soldi per tagliare le tasse al ceto medio. Se non troviamo il modo di aumentare il potere d’acquisto delle famiglie ci sarà sempre più distacco tra i palazzi e le piazze: questo è il vero dramma del nostro tempo, il salario della classe media.

E la scelta di accontentare la Lega con una legge sull’autonomia concettualmente sbagliata rischia di creare una frattura devastante dentro la coalizione. La legge sull’autonomia aumenta le diseguaglianze al sud, soprattutto in campo sanitario, e crea ulteriori problemi burocratici al nord, in particolar modo per le aziende e per chi vuole creare posti di lavoro. Venerdì scorso abbiamo depositato il quesito con le firme in Corte di Cassazione insieme agli altri promotori del referendum.

Il primo weekend di mobilitazione voluto dagli organizzatori sarà quello del 19/21 luglio e noi ci saremo. In attesa della fine del tesseramento e delle conseguenti scelte politiche interne che faremo, ho chiesto a tutta Italia Viva di mobilitarsi per organizzare tavolini, banchetti e raccolta firme.

Lanceremo ufficialmente la nostra campagna referendaria giovedì 25 luglio alle 11:00 da Napoli, presso il Consiglio Regionale ospiti del nostro gruppo in Regione guidato dal bravo Tommaso Pellegrino.

Chi sottovaluta il referendum sull’autonomia fa un clamoroso errore politico. Perché per dirla in modo tennistico, questa è la prima palla break che mette in difficoltà Giorgia Meloni. Se il referendum sull’autonomia fa il quorum, il Governo va a casa. Difficile ma possibile.

Se il referendum sull’autonomia non fa il quorum ma finisce con un netto successo dei Sì all’abrogazione, nella coalizione di Governo si apre una resa dei conti non banale. Che dite? Ci date una mano a raccogliere le firme? [email protected]

Pensierino della sera.

Ho letto questo report sui giovani che lasciano l’Italia. Sono rimasto sconvolto perché è una ulteriore dimostrazione di quello che diciamo da tempo. Se non creiamo le condizioni per far rimanere i ragazzi, soprattutto se laureati, in Italia stiamo costruendo il declino del nostro Paese. A cominciare da una proposta seria sul salario di ingresso, il primo stipendio per i laureati. Il vero pericolo per il futuro del Paese non è l’immigrazione, ma l’emigrazione. Dite che esagero? Vi leggo.

Un sorriso,

Matteo

Ps. A proposito di Francia, ricordate quando mi trovai a discutere con Marine Le Pen in una prima serata della tv francese? Qui il link con sottotitoli. Altri tempi… o forse no, vedere per credere.