Gaza, Renzi: manifesteremo a Milano con chi crede in due popoli due Stati
Intervista a Matteo Renzi per «Il Giorno, Il resto del Carlino, La Nazione» del 29-05-2025
di Giorgio Caccamo
Senatore Matteo Renzi, che cosa insegnano le ultime amministrative? Se volessimo semplificare, pare proprio che il centrosinistra unito le elezioni le vince...
«È proprio così. La differenza tra la Liguria 2024 e Genova 2025 mi sembra evidente. Sei mesi fa la sinistra mette un veto su noi di Italia Viva e la conseguenza è che vince la destra per un punto. Alle comunali di domenica scorsa invece il veto sparisce e vince al primo turno la sinistra per un punto. Può piacere o meno ma noi facciamo la differenza. E se ci mettiamo tutti insieme, Meloni va a casa».
Eppure tra dieci giorni tornerete a dividervi sul referendum...
«Sì. E non c'era bisogno di questo referendum, per me. Ma è anche vero che stiamo discutendo del passato. lo confermo la mia opinione e voterò tre no e due si. La vera sfida però non è più l'articolo 18: oggi il dramma sono gli stipendi. Abbiamo salari troppo bassi, la gente fatica ad arrivare a fine mese nonostante le grida di giubilo di ministri come Giorgetti ieri in Senato. Abbiamo idee diverse sul passato, ok: ma per noi vale il futuro».
Al netto di pensieri su un eventuale voto anticipato nel 2027, la vera partita saranno le prossime regionali d'autunno. A che punto è il dialogo nel centrosinistra?
«Mi pare bene. Vinceremo quattro regioni, come minimo. E a quel punto Giorgia Meloni farà di tutto pur di cambiare la legge elettorale, sentendosi franare il terreno sotto i piedi. La vera novità di Genova è che, grazie al bel lavoro di Silvia Salis e dei suoi, finalmente il centrosinistra ha capito che sì, si può fare. Non è una partita impossibile, anzi».
Le questioni elettorali, dal terzo mandato in giù, hanno spaccato le coalizioni. Il centrodestra soprattutto. Qual è lo stato di salute della maggioranza?
«Litigano su tutto. Ma troveranno un punto di sintesi. Perché loro su questo sono bravi: hanno idee molto diverse però alla fine accordano i suoni. La maggioranza non sta bene ma il vero punto politico è che le famiglie stanno peggio. Se il centrosinistra mette al centro la questione salariale, gli stipendi, il posizionamento alla guida dell'Europa, allora può vincere».
Ma non c'è solo la politica. All'assemblea di Confindustria le richieste al governo e all'Europa sono state chiare: dazi, energia, burocrazia. Che cosa pensa delle risposte?
«Quali risposte? Meloni non ha preso impegni. Però mi ha colpito l'applauso di Confindustria alla narrazione della premier, che io definisco una bravissima influencer. Meloni ha dato la colpa agli altri, all'Europa, alle cavallette, ai dazi, ai comunisti. Ma la realtà è che dopo tre anni qualcuno sa dirmi una sola riforma seria approvata da questo governo?».
Come sta gestendo il governo i dossier economici e i rapporti internazionali? Penso al dialogo con gli Usa, per esempio.
«Mi sembra un dialogo finalizzato a prendere giornali e social, non a cambiare le cose. Per esempio il vertice Vance-von der Leyen, organizzato sfruttando in modo indecoroso la diplomazia vaticana, doveva essere una grande occasione di svolta sulla questione dazi. Tre giorni dopo che il ponte italiano aveva promosso l'incontro, Trump ha alzato i dazi dal 10% al 50%. Se questo è il ponte con gli Stati Uniti, grazie mille facciamo senza».
E sulla difesa?
«Spendere di più è un impegno che abbiamo preso nel settembre 2014, al summit gallese della Nato. Il punto non è quanto spendiamo ma come: dobbiamo tenere insieme le spese di Francia, Germania e Italia per evitare una corsa sul riarmo soprattutto dei tedeschi».
Senta, a proposito di dialogo tra le opposizioni: Italia Viva sarà alla manifestazione per Gaza?
«È giusto far sentire la voce di chi si oppone al massacro che Netanyahu sta conducendo a Gaza, ma che ritiene come noi che la condanna delle azioni di quel governo non può diventare pretesto per rigurgiti di antisemitismo. Saremo quindi a Milano con tutti coloro che credono nella soluzione dei due popoli e due Stati».