Matteo Renzi

«La durata del nuovo esecutivo? Sarà legata alla qualità della squadra»

Intervista a Matteo Renzi di Fabrizio Nicotra per Il Messaggero/Il Mattino, 30 agosto 2019

Senatore Matteo Renzi, Conte ha ricevuto l’incarico. Riuscirà a formare il nuovo governo?
«Per me sì. Ovviamente sarà cruciale la discussione sui contenuti. Non potremo mai votare la fiducia a un governo che aumenta l`IVA o che fa passi indietro sulla lotta all`evasione fiscale. In questo senso trovo incoraggianti le prime dichiarazioni di Conte: non dimentichiamo che la procedura di infrazione europea è stata salvata grazie alla “nostra” fatturazione elettronica. L`Italia è ferma, rimettiamoci a correre».

Che orizzonte ha questo governo? Sarà un esecutivo di legislatura o si fermerà prima del 2023?
«A mio giudizio la legislatura arriverà al 2023. Lo prevede lçordinaria gestione della cosa pubblica: le legislature durano cinque
anni. E negli ultimi 23 anni solo una legislatura si è interrotta prima dei cinque anni canonici: con Prodi e Bertinotti nel
2006/2008. Per il resto è sempre durata cinque anni. Accadrà così anche stavolta. Che ci arrivi questo governo dipenderà dalla
qualità dei ministri che saranno scelti. Mi auguro che il Premier voglia scegliere i migliori, mettendo in sicurezza soprattutto i dicasteri più delicati a cominciare Da Viminale e Tesoro. Salvini aizzerà le piazze contro il governo e al Viminale ci vogliono nervi saldi e un ministro degno di questo nome».

In tanti sospettano che sarà lei a staccare la spina. Che garanzie offre al suo partito e a Conte?
«Dopo quello che è accaduto in questo mese, mi aspetterei un grazie, non la richiesta di garanzie. Ho messo la faccia su un’operazione difficilissima per mandare a casa Salvini, che fino a qualche settimana fa sembrava invincibile. L’ho fatto perché
il linguaggio e la postura degli ultimi mesi erano assurdi: pieni poteri, la pacchia è finita rivolto a delle donne violentate, le opacità nelle relazioni con la Russia o sui 49 milioni di euro. Fermare Salvini mi è costato umanamente molto perché per farlo abbiamo dovuto aprire ai grillini: e io ricordo la colata di fango che ho subito in questi anni tramite fakenews e diffamazioni. Vorrei che questa fatica umana fosse riconosciuta: paradossalmente chi lo ha capito meglio di tutti è stato Salvini, che non perde occasione per rimarcarlo. Io non sono quello che stacca la spina: magari posso essere tra quelli che la spina l`ha attaccata, portando la corrente in un luogo in cui non c`era. Al Governo che sta per nascere dirò: pensate a lavorare, non a inseguire i fantasmi».

A questo giornale, qualche giorno fa, Zingaretti ha detto: “Nel Pd è prevalsa la mia linea”. È così?
«Non riuscirà a farmi fare polemica col Segretario del Pd. Se questa è la linea di Zingaretti, mi fa piacere. L`importante è che Salvini sia andato a casa senza tentare l’operazione pieni poteri».

Il Pd ha ritrovato unità. È un’unità vera o solo di facciata?
«È stata unità vera. Faticosa, ma vera. Abbiamo messo da parte le discussioni interne, che potremo riprendere il giorno dopo il giuramento».

Grillo ha proposto ministri tecnici. È d’accordo?
«Chi fa il ministro è sempre politico, mai solo tecnico. Ma mi piace l’idea: scegliere persone di grande qualità. Ad esempio: con Grillo un anno fa ho firmato un documento a favore dei vaccini, predisposto dal professor Burioni. Ecco, mi piacerebbe che alla Sanità andasse uno come Burioni, con l’assenso anche grillino. Poi magari il prof non accetterebbe. Ma per dire che la proposta di scegliere persone di qualità è sempre vincente. Dopo di che, sceglieranno Conte, Di Maio e Zingaretti».

I renziani nel governo o fuori?
«I renziani non lo so, non tocca a me. Renzi di sicuro fuori. Fuori e felice. Ho fatto questa scelta per evitare l’aumento dell`Iva e l’isolamento dell’Italia. Ma sarò credibile se non otterrò nessuna poltrona per me in cambio».

Si parla di Gentiloni come commissario Ue. Pensa sia una scelta giusta? Le sue ultime considerazioni sull’ex premier hanno fatto discutere.
«Ho talmente stima di Gentiloni da averlo difeso nel 2013 dall’epurazione delle liste operate da Bersani. Poi l’ho proposto ministro degli Esteri e quindi premier. Credo che farebbe benissimo come commissario. Ma come lui ce ne sono altri. Pensi solo a uno con il profilo di Graziano Delrio, convinto europeista e orgoglioso protagonista del recupero dei fondi europei e dei corridoi continentali».

Di Maio che ruolo dovrà avere?
«Quello che decideranno lui, Zingaretti e Conte. Certo non al Viminale, dove occorre un professionista della sicurezza e non un ex vicepremier che non ha esperienza in questo senso e sarebbe solo il nemico perfetto per Salvini».

Il riformismo rischia di essere minoritario nel governo che sta per nascere. Teme un’eccessiva sterzata a sinistra?
«Non so se qualcuno pensa di fare un governo massimalista di sinistra. Mi pare che la linea programmatica espressa dal premier incaricato abbia già fugato i dubbi. Comunque noi vigileremo per mantenere forte
l’identità riformista del governo e soprattutto del Paese».

Grillo è convinto che l’alleanza tra i due partiti darà vita a una nuova sinistra.
«Mi sembra si corra da un eccesso all’altro. Continuiamo a essere avversari in tutte le città a cominciare dalla Capitale e da Torino. Il nostro giudizio, pessimo, sulla Raggi non cambia perché qualcuno di noi prende un ministero, chiaro? Mi piacerebbe
invece che si mettessero più soldi sulle città: l’ultimo piano finanziato è il vecchio piano periferie da 2 miliardi di euro, ideato nel 2015 seguendo la filosofia
di Renzo Piano del “rammendo”. Oggi si dovrebbe rispondere alla richiesta di autonomia avanzata dalla Lega con un grande investimento sulla vivibilità delle città, a cominciare proprio dalle città metropolitane come Roma, Milano, Torino, Palermo, Reggio Calabria, Napoli, Bari, Firenze. Fare l’autonomia passando per i sindaci e non per i consiglieri regionali: spero che il governo abbia la forza di fare una proposta del genere».

Calenda se ne è andato. È l’apripista di un’operazione che la vedrà coinvolto?
«No. Carlo è andato via da solo e tale resterà anche in futuro. Non sta aprendo la strada a me, almeno. Sono orgoglioso di aver
scelto Calenda come collaboratore, ambasciatore, ministro e di averlo sostenuto durante la sua campagna elettorale: è stato
un ottimo tecnico. Rispetto la sua opinione, oggi, pur non condividendola. Mandare a casa
Salvini, per me, era fondamentale. E non si va a votare solo perché così hanno deciso al Papeete: il Parlamento è più importante
del Beach Club».

Infine le priorità. L`economia e la manovra: quali provvedimenti sono indispensabili e urgenti?
«Decideranno i team economici di Pd e M5S. Per me Quota 100 è uno spreco di risorse assurdo, come dimostrato anche recentemente da una inchiesta proprio del Messaggero. Lo scontrino digitale e la lotta all`evasione continueranno a dare frutti, sulla strada già tracciata dalla Leopolda di qualche anno fa e seguita anche dal governo uscente. Evitare l’aumento dell`IVA è un imperativo morale. Poi ovviamente ci sono tante piccole e grandi misure pro crescita a cominciare dallo sblocco dei cantieri che servono, dal trasporto pubblico locale, dall`economia verde, dal piano sul dissesto idrogeologico, dal ripristino di Industria 4.0. C`è spazio per fare un buon lavoro. E mi conforta vedere la reazione entusiasta dei mercati: quando non fai lo spaccone, quando lavori sodo, quando ti riconoscono credibile, gli investitori ti premiano. È bastato far notare il cambio di maggioranza e lo spread è sceso. La prima misura economica è tornare forti in Europa. Nei prossimi mesi cambierà il paradigma economico della Commissione e andremo sempre di più verso gli investimenti, lasciando l’austerity: bene che l’Italia sia al tavolo che conta, senza giocare in serie B come ci costringeva a fare Salvini».