Renzi: «Bayrou? Sbagliato l'attacco all'Italia. A sinistra serve una casa del riformismo»

Intervista a Matteo Renzi per «Il Messaggero» del 02-09-2025

di Valentina Pigliautile

Senatore Matteo Renzi, il primo ministro francese François Bayrou accusa I'Italia di fare dumping fiscale. Il riferimento è a una norma del suo governo che ha introdotto un'imposta forfettaria di 100mila euro sui redditi conseguiti all'estero. Il nostro Paese fa concorrenza sleale a Parigi?

«Ma dai. Bayrou ha sbagliato ad attaccare l'Italia. Questa legge, come pure quella sul rientro dei cervelli, porta soldi nelle casse dell'Erario e riporta giovani talenti in Italia. Concorrenza sleale la fanno i paradisi fiscali a noi, francesi e italiani. Suggerimento non richiesto al mio amico Bayrou: occupati dei tuoi problemi veri, che non sono l'Italia e gli italiani».

Come legge questo attacco? Pesa per Bayrou la difficile situazione economica interna, tra il bilancio da sanare e la richiesta di nuove tasse per i più ricchi avanzata dai socialisti, o c'è anche altro, ad esempio i recenti attacchi rivolti dal ministro Salvini a Macron?

«Non so. Ma in ogni caso quelle leggi le ho volute io. E funzionano. Salvini non c'entra nulla. Io sono all'opposizione di Giorgia Meloni ma non sarò mai all'opposizione del mio Paese».

La sua risposta "il governo francese impari a riconoscere gli alleati dai nemici" è comunque suonata come una presa di posizione a difesa del governo italiano, che tra l'altro ha alzato la flat tax da 100 a 200mila euro...

«Nel clima rovente internazionale Italia e Francia hanno gli stessi problemi: i dazi di Trump, l'incertezza geopolitica, le guerre, il calo demografico. Il mio è un suggerimento che vale per entrambi i governi: la smettano di farsi i dispetti. E lavorino insieme per un'Europa più forte».

Nella nota resa pubblica, Chigi sottolinea che l'aumento di investimenti è favorito da un Esecutivo stabile e credibile...

«Questo governo è stabile. Talmente stabile che sembra immobile. Non si ricordano riforme. Meloni anche ieri ha esaltato l'aumento dei posti di lavoro, figlio della congiuntura economica non di un disegno di legge del governo come fu per il Jobs Act. Ma le domando: perché la premier non interviene sull'aumento del carrello della spesa, il Pil negativo del secondo trimestre, la fuga di italiani all'estero che ha raggiunto la cifra record di 191mila unità nel solo 2024?».

Passiamo alla Manovra. Dal palco del Meeting la premier ha delineato una serie di priorità - dalle misure per il ceto medio alle imprese - come l'impegno a ridurre il costo dell'energia e la proposta di un piano casa per le giovani coppie. Su quali proposte punterà Italia Viva?

«Beh, intanto vorrei capire quali delle varie proposte sarà portata all'attenzione del Parlamento. Il governo ha detto che farà un "piano dazi" per le imprese da 25 miliardi: dove sono queste risorse? Dove è il piano? Al meeting di Rimini è spuntato il piano casa da 15 miliardi: stessa domanda, che fine ha fatto? Questo governo fa annunci costanti ma in Aula non si discute di nulla perché il dibattito funziona su Instagram ma non produce riforme. Noi alla Leopolda lanceremo le nostre proposte per la sicurezza, sulle tasse, a proposito dei giovani. Però è la maggioranza che decide. E noi al momento vediamo solo chiacchiere».

Alle porte anche la stagione delle elezioni regionali. Da sbrogliare, per il centrosinistra, rimane ancora il nodo del candidato in Puglia. Come si fa a convincere Emiliano e Vendola - che è per giunta espressione di un altro partito rispetto al Pd - a fare un passo indietro?

«Penso che il problema sia Emiliano, non Vendola. I pugliesi vogliono Decaro, Decaro vuole correre, l'unico che ancora si frappone e fa confusione è Michele Emiliano. Prima Emiliano toglie il disturbo, prima Decaro può concretamente lavorare. Dopo vent'anni di potere assoluto tra città di Bari e regione di Puglia, questo magistrato può anche farsi da parte, no?».

Dalla Toscana alla Calabria, rispunta nei programmi elettorali del centrosinistra il reddito di cittadinanza "regionale". Cosa ne pensa, è sostenibile economicamente?

«Il reddito vuol dire tutto e non vuol dire nulla. Stiamo parlando del reddito di inclusione che ha lanciato il mio governo nel 2016? È un film. Stiamo parlando del reddito di cittadinanza voluto da Salvini e Di Maio nel 2018, è un altro film. Vorrei vedere le carte prima di esprimermi sulle coperture. Ma nel frattempo dico: per noi la priorità è alzare gli stipendi a chi lavora. E su questo vorremmo mettere più risorse a Roma come nelle regioni».

Molto spesso lei ha parlato di una "tenda riformista" che supporti il centrosinistra. C'è ad esempio in Campania, dove a far da garante è il sindaco Gaetano Manfredi. Perché funzioni, a livello nazionale, serve un federatore?

«Non necessariamente. Gaetano è bravissimo e con lui sono tanti gli amministratori e politici che possono aiutare e che lo faranno, da Salis a Onorato fino ai parlamentari in carica. Ma il problema non è il nome oggi, quanto i contenuti. Se il centrosinistra non presenta anche un profilo riformista forte, rivince la Meloni. Vengo dalle Marche dove uno come Matteo Ricci lo ha capito benissimo. Fare una grande casa del riformismo: questo il progetto cui stiamo lavorando. Se riesce, vinciamo noi nel 2027 e riequilibriamo la sinistra massimalista. Se non riesce, rivince Meloni».