Renzi: «Il centrosinistra parli dei problemi concreti. Noi e M5S siamo diversi»

Intervista a Matteo Renzi per «Il Messaggero» del 02-10-2026

di Ernesto Menicucci

Matteo Renzi, leader di Iv, parte la 14ª Leopolda. Visto da lì, come è cambiato il Paese in questo periodo?
«È cambiato moltissimo. La prima Leopolda fu fatta con il Governo Berlusconi e da allora sono passati otto premier e tante stagioni della politica italiana. Mai come in questa fase si avverte l'esigenza di scommettere sul ceto medio. La gente fatica ad arrivare alla fine del mese, le famiglie si indebitano, il costo della vita colpisce ai fianchi le persone normali. La Leopolda si caratterizza per le proposte che lancia al palazzo, è una sorta di vivaio delle idee: oggi la priorità è mettere più soldi nelle tasche degli italiani. E dunque la prima proposta è lasciare una quattordicesima alle categorie del ceto medio che soffrono di più: insegnanti, infermieri, forze dell'ordine. Itaca ci aspetta».

Apre Vincenzo De Luca, come mai? Può essere il nome che indicherete per le primarie di coalizione?
«Perché vogliamo dire che il centrosinistra deve andare all'attacco sulla sicurezza, non può giocare in difesa. Il Governo ha fallito: gli italiani sono più poveri di cinque anni fa ma si sentono anche meno sicuri di cinque anni fa. Vincenzo De Luca non è uno sceriffo ma un uomo di buon senso ed è bello che si confronti con i ragazzi».

Restando sugli ospiti: l'invito a Stroppa? E quello a Calabresi? Lo vede sindaco di Milano?
«Ci sono tanti inviti a tante persone diverse. Del resto quando 700 ragazzi vengono per fare scuola di formazione è importante lasciar loro qualche storia che li segni, che faccia riflettere e impegnare. Stroppa come pure altri ospiti parlerà di innovazione tecnologica, ovviamente: oggi è l'uomo di Musk in Italia, ma dieci anni fa fu una nostra "scoperta" ai tempi di Palazzo Chigi. Mario Calabresi è un nome straordinario per fare il sindaco a Milano, certo. Decideranno i milanesi, non io. Ma la sua disponibilità è preziosa. Lo vediamo anche a Roma con Gualtieri: fare bene il Sindaco è un elemento fondamentale per far recuperare fiducia nella classe politica».

Cantiere centrosinistra, da Firenze lancerete le vostre proposte per il programma? E quali?
«La Leopolda ha partorito Industria 4.0, le unioni civili, il Jobs Act, il fisco 2.0, il family act, la start tax, la semplificazione amministrativa e lo Spid: siamo da sempre un laboratorio di idee. Quest'anno ci concentreremo soprattutto sul decreto ceto medio che parla di quattordicesima, case popolari, partite IVA, intelligenza artificiale. Il centrosinistra deve parlare più di problemi concreti delle persone e meno di equilibri interni alla coalizione. Servono i soldi alle famiglie non le discussioni sulle primarie. E poi, si concluderà alla Leopolda il percorso delle primarie delle idee, dove saranno presentate le proposte più votate».

Quali e quanti punti avete in comune con M5S di Conte?
«Si vota con il proporzionale. Dunque le nostre idee sono diverse da quelle dei Cinque Stelle e io sono molto felice di questo: garantismo, riformismo, sussidiarietà. Noi non siamo come loro, altrimenti saremmo in un unico partito. E tuttavia sulle questioni del ceto medio, della scommessa sull'Europa, sull'innovazione tecnologica possiamo lavorare insieme, purché ci sia un programma preciso e condiviso. Abbiamo chiesto un contratto alla tedesca, così nessuno può sgarrare».

Come la mette con la politica estera, il tema più divisivo, con in particolare le questioni di Ucraina/Russia e Israele/Palestina?
«La politica estera divide in due le coalizioni, non solo il centrosinistra. Per noi il tema del riarmo va affrontato a livello europeo, il sostegno all'Ucraina non è in discussione, il principio due popoli due stati è sacrosanto e passa dal reciproco riconoscimento dello Stato di Israele e dello Stato di Palestina. Lavorare per un accordo diplomatico in Ucraina o in Medio Oriente è giustissimo ma va fatto senza calpestare i principi e le ragioni degli aggrediti».

Mentre nel centrosinistra si discute di leadership, alleanze, programmi, Meloni di là sembra ripartire: la cancellazione parziale del bollo auto, la mossa sulla benzina, quella sul tetto agli stranieri che sembra comunque tenere a bada Vannacci. Non è che le state dando tempo e modo di rimettersi in corsa?
«Francamente non penso. Meloni deve farci sapere quando si vota e alla luce della data che verrà scelta organizzeremo il percorso del centrosinistra. Meloni è in campagna elettorale, sì. Ha rinunciato persino ad andare all'ONU per fare una puntata di Vespa. Va bene tutto ma il Palazzo di Vetro è ancora più importante di Porta a Porta e mandare Tajani a rappresentare l'Italia nelle stesse ore in cui diceva le follie che abbiamo letto sull'affidabilità delle donne (e delle gonne) non è stata una buona idea. Tuttavia gli italiani non hanno l'anello al naso. Se per quattro anni non hai fatto nulla, non bastano tre annunci alla fine della legislatura per cambiare il giudizio su di te».

Non è che state scommettendo tutto solo sul fatto che il generale faccia perdere il centrodestra?
«No. Ma il fatto che Vannacci stia fuori dalla coalizione rende il centrosinistra oggettivamente favorito e in testa ai sondaggi».

Quando si voterà, secondo lei?
«Penso che sarebbe logico a maggio insieme alle amministrative. Ma se prevarrà la paura dei Salvini e dei Tajani Meloni rinvierà fino a novembre 2027. Così oltre ai treni Salvini riuscirà a ritardare anche le urne».