Renzi: «Emiliano si dimetta. Il Pd? Insegue solo i 5 Stelle»

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L'intervista a Matteo Renzi per «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 13-05-2024

di Michele De Feudis

«Paita è delusa, io no perché non mi aspetto più niente dal governatore. Ora è in difficoltà ma non gli farò quello che lui ha fatto a me. Al Comune libertà di voto, Laforgía schiacciato sulla Cgil». E ancora: «Sapete il mio affetto per Antonio che sarà eletto alla grande: eppure si scrive Decaro e si legge Schlein».

Presidente Matteo Renzi, oggi a Bari, che posta in palio c'è nelle prossime europee?

«Il futuro del Vecchio continente. L'Europa è un'idea bellissima ma o la rilanciamo o diventiamo irrilevanti. Eppure servirebbe l'Europa in questo mondo impazzito in cui scoppiano guerre, manca la politica e servono decisioni condivise e multilaterali. Ecco perché gli Stati Uniti d'Europa sono il sogno più bello. Mi rivolgo soprattutto ai giovani e a chi vuol dare un voto d'opinione slegato dai soliti ras delle preferenze: siamo il voto più libero e più innovativo. Siamo quelli che chiedono il voto per un sogno, non per un singolo candidato».

Italia Viva si schiera con gli Stati Uniti d'Europa e con l'area di Emma Bonino. In cosa vi distinguete rispetto alla proposta degli ex amici del Terzo polo di Azione, che in Puglia sono in maggioranza con Emiliano?

«Come anche Meloni, Schlein e Tajani, Calenda si candida ma non andrà a Bruxelles in caso di elezione. Per me questa è una truffa bella e buona».

A cosa si riferisce?

«Ci sono tre differenze tra noi e Azione. La prima: Calenda si candida per finta, noi ci candidiamo davvero. Se eletto, si dimetterà. Noi se eletti, andremo a Strasburgo. La seconda: Azione nel simbolo ha il cognome di Calenda. Noi nel simbolo abbiamo gli Stati Uniti d'Europa. Noi votiamo un progetto, non un ego. La terza: Calenda ha votato la fiducia a Emiliano, noi abbiamo votato contro Emiliano. Come abbia fatto Azione a rimangiarsi le posizioni su Tap, Ilva, Xylella, Buona scuola, trivelle è un mistero. Ma io so che preferisco perdere una battaglia che perdere la faccia».

La querelle Superbonus, la lite Tajani-Giorgetti e Conte che al Sud rivendica il reddito di cittadinanza. Quando finiranno gli effetti della stagione populista?

«Difficile da dirsi. Lei sa che io ho pagato sulla mia pelle le battaglie contro Conte e Emiliano sul reddito: io ero per il lavoro, non per i sussidi. Ero per Jobs Act e Industria 4.0 non per il populismo. Ma l'ho fatto con coraggio perché penso che un vero leader debba lottare anche controcorrente. E chiedo ai pugliesi di votarmi per l'Europa, scrivendo il nome Renzi, perché penso che a Bruxelles servano leader coraggiosi, non yes-man».

Il caso Puglia: che quadro emerge dopo vent'anni di centrosinistra a trazione Emiliano e dopo gli scandali sul malaffare e il voto di scambio che hanno travolto esponenti vicini al centrosinistra?

«A me non fanno impressione le indagini o gli scandali. Anche perché io sono garantista a differenza di Emiliano che è rimasto un giustizialista nell'anima. Io contesto al presidente della Regione Puglia un modo di governare finalizzato a inseguire i populisti e copiare i grillini. Le sue battaglie contro di me sono state feroci e aggressive sotto il profilo umano. Ma sono state soprattutto sbagliate sui contenuti: prenda solo l'esempio del Tap. Ma lei si ricorda quante me ne dicevano alla Fiera del Levante e ogni volta che scendevo nel Salento? Oggi quella scelta ha salvato l'approvvigionamento energetico del Mezzogiorno, eppure non trovo uno che chiede scusa o dice grazie».

La commissaria in Antimafia del suo partito, Raffaella Paita, ha espresso delusione dopo l'audizione a San Macuto di Emiliano.

«Noi chiediamo le dimissioni di Emiliano e speriamo che chi organizzerà il suo rientro in magistratura lo aiuterà a non fare ulteriori danni nella nuova-vecchia veste. Quanto alle audizioni Lella Paita è rimasta delusa, io no. Non sono deluso perché tanto non mi aspetto più niente da Emiliano, da tanto tempo. Umanamente credo sia la persona che mi ha ferito di più in tanti anni di politica. Ma ora che è in difficoltà non gli farò quello che lui ha fatto a me. Gli auguro di cuore di essere felice».

A Bari Italia Viva aveva in una prima fase appoggiato Michele Laforgia per le comunali. Ora il candidato della sinistra ha firmato il referendum contro il Jobs Act, privilegiando le posizioni di 5S e della sinistra meno riformista. Come stanno le cose?

«Purtroppo il centrosinistra sta svoltando a sinistra. Laforgia ha fatto una scelta per inseguire la Cgil. Ma dopo di lui anche la segretaria del Pd ha detto sì al referendum. Lo dico perché sapete il mio affetto per Antonio Decaro, che sarà eletto e avrà un ottimo risultato: eppure si scrive Decaro e si legge Schlein. Perché la linea politica di quel partito è inseguire i grillini. Per chi come me ha portato il Pd riformista oltre il 40% è una grande sofferenza. Ma spiega perché noi siamo altrove. Sulle comunali di Bari abbiamo lasciato libertà di voto ai nostri. Sulle Europee la speranza è che in tanti barrino il simbolo Stati Uniti d'Europa».