Renzi: «L'equilibrismo di Meloni ha reso l'Italia irrilevante»
Intervista a Matteo Renzi per «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 05-06-2026
di Michele De Feudis
Presidente Matteo Renzi, in Puglia oggi per la chiusura della campagna elettorale a Trani del centrosinistra, il governo Meloni sul dossier Energia ottiene la deroga al Patto da Bruxelles. Il centrodestra fa bene ad esultare?
«Se arrivano maggiori margini per investire sulla sicurezza energetica, sulle infrastrutture strategiche e sull'autonomia dell'Europa, è giusto considerarlo un risultato positivo. Però eviterei le fanfare. La vera domanda è un'altra: gli italiani pagheranno bollette più basse? Le imprese saranno più competitive? Perché oggi il problema è che continuiamo ad avere un costo dell'energia superiore rispetto a molti nostri concorrenti europei. La politica non può limitarsi a festeggiare una deroga. Deve trasformare quella flessibilità in investimenti concreti e in una strategia di lungo periodo. Se tra qualche anno saremo ancora qui a parlare di emergenza energetica, vorrà dire che la deroga sarà servita a poco».
L'equilibrismo tra Trump e Ue del governo nazionale quale evoluzione sta registrando nelle ultime settimane? L'Italia nello scacchiere del Medioriente?
«I risultati dell'equilibrismo di Giorgia Meloni sono davanti agli occhi di tutti: l'Italia è irrilevante. Giorgia Meloni aveva una congiuntura favorevole: un governo forte mentre Spagna, Francia e Germania non potevano vantare la stessa stabilità. Anziché approfittarne per cambiare l'Europa, per renderla più forte anche nello scacchiere internazionale, la premier ha preferito la politica dei due forni. E infatti oggi vediamo Macron, Merz e Starmer che lavorano al tavolo della pace tra Russia e Ucraina. La Meloni purtroppo nemmeno è stata invitata. Ci sono tutti i Paesi europei del G7 tranne l'Italia. Che amarezza. Quanto al Medio Oriente stiamo vivendo una fase drammatica, con tensioni che coinvolgono Israele, Iran, Gaza e l'intera regione. In questo contesto l'Italia potrebbe giocare un ruolo importante, forte della sua tradizione diplomatica e della sua credibilità internazionale. Ma per essere ascoltati bisogna avere una politica estera autorevole e costante, non limitarsi a commentare gli eventi quando esplodono».
Da premier è stato in Iran: Palazzo Chigi le ha chiesto un supporto per comprendere la crisi con gli ayatollah?
«No, nessuno mi ha chiesto nulla e non credo sarebbe neppure opportuno. Quando visitai l'Iran, su richiesta di Barack Obama, il contesto era completamente diverso: c'era il tentativo di costruire un dialogo e di accompagnare il processo aperto dall'accordo sul nucleare. Oggi siamo davanti a uno scenario molto più instabile e pericoloso».
Nelle amministrative pugliesi Italia Viva ha conquistato il primo sindaco, Ada Fiore, e tanti buoni risultati, da Laterza a San Giovanni Rotondo, passando per Trani. Se il Pd guarda alla sinistra radicale, Pina Picerno lascia il partito, la casa riformista potrebbe avere praterie?
«In Puglia il risultato di Italia Viva - Casa Riformista è stato straordinario così come in tante altre regioni. In molti comuni siamo la seconda forza del centrosinistra. Mi lasci dire un grazie ai tanti candidati, militanti, simpatizzanti che hanno lavorato per questo risultato. Noi non ragioniamo di praterie da occupare. Ragioniamo in termini di idee da rappresentare. Certamente vedo un'area sempre più ampia di amministratori, professionisti, imprenditori, lavoratori e giovani che non si riconoscono nelle tentazioni massimaliste di una parte della sinistra. I risultati ottenuti da Italia Viva nelle amministrative dimostrano che quando si parla di buongoverno, competenza e concretezza i cittadini ascoltano. Se altri esponenti riformisti decideranno di fare un percorso comune saremo felici di confrontarci. Ma il punto non è chi lascia un partito o chi entra in un altro. Il punto è costruire un'alternativa credibile per il Paese».
Silvia Salis è stata lo scorso fine settimana in Puglia: bene sui social, efficace nei messaggi, auditorium mezzi pieni, piazze con sedie vuote. Dove deve migliorare per essere una delle nuove leader del centrosinistra?
«Credo che Silvia Salis abbia talento, energia e una forte capacità comunicativa. Ma soprattutto abbia dimostrato di avere consenso non con i social o le piazze ma con i voti che l'hanno eletta sindaca di Genova. Quanto alla leadership ha detto chiaramente che vuole governare la sua città. Io spero che come centrosinistra faremo le primarie, per stare fra la gente, fra i cittadini che ci chiedono di essere rappresentati e vogliono mandare a casa questo Governo, chiuso nei palazzi».
È noto il suo legame di amicizia con Antonio Decaro, ora costretto ad aumentare le tasse per ripianare il buco della sanità. Il fondo sanitario stanziato dal governo non è sufficiente a coprire gli aumenti di spesa. Il suo giudizio sulla sanità del governo Meloni e un consiglio non richiesto a Decaro?
«Antonio Decaro è un amministratore serio e capace. Se oggi si trova davanti a decisioni difficili è perché la situazione della sanità pubblica è diventata strutturalmente critica. Da anni denunciamo liste d'attesa infinite, carenza di personale, pronto soccorso sotto pressione e una crescente fuga verso la sanità privata. Non è un problema nato con questo governo, ma questo governo non sta dando risposte adeguate alla dimensione della sfida. La sanità dovrebbe essere la prima priorità nazionale, perché riguarda la vita quotidiana delle persone molto più di tante polemiche politiche. Quanto al mio amico Decaro, non credo abbia bisogno di consigli».