Renzi: "Golden Power, la Meloni è dirigista e statalista".
Intervista a Matteo Renzi per «Milano Finanza» del 29-05-2025
di Luca Gualtieri
Matteo Renzi non usa mezzi termini: l'uso del golden power da parte del governo Meloni sull'operazione Unicredit-Banco Bpm è uno «scandalo» che segna una deriva dirigista incompatibile con i principi del libero mercato. Ancora più grave, spiega l'ex premier in questa Intervista a MF-Milano Finanza, è il danno reputazionale che la decisione rischia di infliggere all'Italia: un Paese che agli occhi dei mercati e delle istituzioni Ue appare sempre più incline a scelte arbitrarie.
Renzi, perché definisce scandaloso l'uso del golden power per l'operazione Unicredit-Banco Bpm?
Perché il golden power è l'arma nucleare che i governi possono usare solo in situazioni di rilevante interesse nazionale. Il governo Meloni entra prepotentemente in una vicenda che dovrebbe essere risolta dal libero mercato, non dal dirigismo statalista dell'esecutivo. Mi domando che fine hanno fatto i liberali di questo Paese se tacciono davanti a uno scandalo di questa portata.
Che cosa non la convince?
Non mi convince il carattere strumentale della decisione del governo. Unicredit prova a prendersi un'importante banca in Germania e il governo di Berlino si mette di traverso; fioccano comunicati stampa che contestano l'atteggiamento tedesco. Ma dopo sei mesi lo stesso governo usa il golden power contro Unicredit per la vicenda Bpm, roba tutta interna al nostro sistema finanziario. Ma siamo impazziti? Non è che usi il golden power sulla base della simpatia o antipatia del ceo di turno.
Vede il rischio di uno scontro con Bruxelles?
Sì. Ma la cosa ancora più grave è che quando questa vicenda sarà capita dai mercati l'Italia perderà un pezzo della credibilità che faticosamente sta cercando di mantenere. Questo è un governo che esercita il golden power contro le banche guidate da amministratori che non piacciono, è un governo che compra software con cui vengono spiati giornalisti, è un governo che fa leggi ad personam contro singoli dirigenti dell'opposizione. Quando qualcuno inizierà a unire i puntini avremo un problema di credibilità non banale.
Forza Italia ha manifestato contrarietà al provvedimento e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha ventilato dimissioni. Crede che la vicenda possa creare fratture dentro il governo?
No. Forza Italia è il partito del giorno dopo. Quando non è d'accordo con un provvedimento, lo dice sempre il giorno dopo, quando tutto è già approvato. Nessuno creerà fratture nel governo, hanno le poltrone come collante. Ma di certo questo esecutivo non può più dirsi liberale.
Il provvedimento golden power può essere interpretato come un tentativo di orientare la nascita di un polo bancario alternativo centrato su Mps?
Non entro nel merito delle singole operazioni e del risiko bancario. Mi limito a dire che Mps, semi-distrutto dalla gestione degli anni '90, è stata salvata dal governo Gentiloni e non dal governo Meloni. Il bravo ceo Luigi Lovaglio è stato nominato dal governo Draghi e non dal governo Meloni. Meloni si intesta il merito di aver salvato la banca ma le scelte difficili le hanno fatte gli altri: da quando c'è questo governo sono cresciuti i tassi e dunque la banca è tornata in utile. Nella mia testa il governo deve uscire del tutto dal capitale Mps. E immagino che sia nell'ordine delle cose.
Si è riaperto il dibattito sull'uso del golden power in Europa: dove dovrebbe collocarsi il punto di equilibrio tra sovranità economica nazionale e disciplina comunitaria sulla concorrenza e la libertà d'impresa?
I Paesi in cui le operazioni finanziarie vengono accettate o respinte dal governo pro tempore non sono Paesi liberali, ma sono Paesi statalisti. Non è l'Italia, ma l'Unione Sovietica.