Renzi: «I dazi di Trump fanno male all'Umbria»
Intervista di Matteo Renzi per il «Corriere dell'Umbria» del 30-03-2025
di Alessandro Antonini
L'ex premier sul governo Meloni: "In oltre due anni non ha fatto una riforma, ma arriverà a fine legislatura". E sulla stangata fiscale di Proietti: "Condivisibile, ma prima serve revisione della spesa".
PERUGIA - Matteo Renzi demolisce Giorgia Meloni. E approva la manovra fiscale di Stefania Proietti, anche se prima di alzare le tasse andrebbe fatta spending review aumentando l'efficienza della macchina regionale. Ne ha anche per Trump e i dazi. La politica secondo Matteo è sempre vangelo per i tanti seguaci non pentiti. Tanto che il suo libro “L'Influencer” (Piemme) è primo in classifica per la saggistica. Oggi alle 17 alla Feltrinelli di Perugia, in corso Vannucci, c'è il senatore Iv ed ex premier a presentarlo.
Presidente Renzi, Meloni facendo come dice lei l'influencer è arrivata al governo dal 2%: si rassegni, è la politica di oggi... Oppure come dicono i media di destra la sua è solo invidia?
Il consenso è effimero, quello che resta scritto in Gazzetta Ufficiale sono le riforme. E Giorgia Meloni in oltre 2 anni di Governo non ne ha portata a casa una. Decreti spot, dai nomi evocativi. Fatti zero. Facciamo l'esempio della sanità. Esplode lo scandalo delle liste d'attesa e Giorgia che fa? Un decreto ad hoc, presentato in pompa magna. Risultati zero. I cittadini continuano comunque ad attendere in modo inaccettabile mesi per una visita o un esame diagnostico. Nessuna invidia: Giorgia Meloni è bravissima a comunicare e glielo riconosco. Poi però manca la sostanza. Le bollette crescono, gli stipendi non sono adeguati al costo della vita, i dazi di Trump rischiano di mandare a pezzi la nostra economia. Per questo servirebbero politici e non influencer. Nel libro racconto puntualmente con dati, fatti, numeri chi è veramente Giorgia Meloni.
Pensa che il governo reggerà? Se no, perché cadrà?
Il Governo durerà tutta la legislatura. Meloni, Salvini, Tajani hanno posizioni profondamente diverse e litigano ogni giorno ma sanno che le prossime elezioni non saranno una partita facile come quelle del 2022. Alle scorse politiche l'opposizione era divisa in tre, anche a causa dei rancori personali di Enrico Letta che mise un veto su di noi regalando il governo del Paese alla destra. Oggi, se il centrosinistra si siede a un tavolo e guarda a ciò che unisce e non a ciò che divide, possiamo costruire una vera alternativa a Giorgia Meloni. La partita si giocherà su pochi punti percentuali: il nostro 3% sarà determinante. Per questo non mettiamo né accettiamo veti. Non rinnego il passato: dal Jobs Act che ha creato più di un milione di posti di lavoro, all'impegno per portare Mario Draghi alla guida del Paese. Ne vado orgoglioso. Ma sono anche consapevole che solo uniti possiamo mandare a casa questo Governo che spia i giornalisti, rimanda a casa con un volo di Stato un criminale e torturatore come il libico Almasri, definisce una opportunità i dazi di Trump che mettono a rischio imprese e lavoratori. Il centrosinistra può vincere: basta essere uniti. L'Umbria, dove abbiamo corso uniti, lo dimostra. Al contrario la Liguria dove hanno prevalso i veti è rimasta al centrodestra.
Le prime tre criticità e tre (eventuali) punti di forza di questo esecutivo...
È un governo imbarazzante: da un esecutivo di centrodestra ti aspetteresti una diminuzione della pressione fiscale, che invece con Giorgia Meloni è salita al 42,6%. Maggiore attenzione alle famiglie e invece sono riusciti anche ad aumentare l'Iva sui pannolini e i prodotti per l'infanzia. Hanno aumentato le accise, non rinnovando lo sconto voluto da Mario Draghi prima e alzando poi quelle sul diesel. Hanno una concezione proprietaria delle istituzioni: dallo scandalo Paragon al ministro Lollobrigida che ferma i treni, il filo rosso che li unisce è l'arroganza. I lati positivi? Stimo molto il ministro Crosetto, un avversario leale, un ottimo ministro della Difesa. Bene anche che tengano i conti pubblici in ordine: anche su questo Giorgia Meloni ha cambiato idea, è diventata più austera della "sorda Germania", come la definiva quando chiedeva a gran voce che l'Italia uscisse dall'euro.
È stato di recente in Albania... Che ne pensa della politica sui migranti?
I centri in Albania sono uno scandalo assoluto: una cattedrale nel deserto costata ai contribuenti un miliardo di euro. Mercoledì scorso con una delegazione di Italia Viva li abbiamo visitati e visto con i nostri occhi i bravi agenti delle nostre forze dell'ordine costretti a presidiare una struttura vuota, anziché proteggere i cittadini nelle nostre stazioni e nelle nostre periferie. Ho proposto al Governo di trasformarli in un carcere per i detenuti albanesi che stanno scontando la pena in Italia: questo alleggerirebbe il sovraffollamento e al contempo darebbe una destinazione d'uso a quei centri. Giorgia Meloni invece ora propone di trasformarli in Cpr. Errare è umano, perseverare non lo è. Quei soldi dovrebbero andare per abbassare le tasse sul lavoro, per la sanità, non per soddisfare i capricci di Giorgia.
Trump mette dazi e ci dà dei parassiti: l'Italia può ancora dialogare col Tycoon e non rompere con l'Ue?
Ai dazi di Trump noi europei dobbiamo reagire con una sola voce. Questo non significa rompere con gli Stati Uniti d'America e mettere in discussione l'atlantismo, ma rafforzare la nostra posizione. Divisi siamo ancora più deboli. Matteo Salvini dice che i dazi sono una opportunità: assurdo! I dazi fanno male all'Umbria, fanno male all'Italia, fanno male all'Europa. Non sono così certo che tenere toni bassi sia utile: oltre ad aprire a nuovi mercati dovremmo reagire imponendo contromisure altrettanto dure.
Lei e la sua famiglia siete stati vittime di una gogna mediatica basata su vicende giudiziarie che hanno visto solo assoluzioni: cosa ha da dire a chi l'ha attaccata, da destra e da sinistra?
Ci siamo sempre difesi nel processo e non dal processo: a colpi di ricorsi, pezzo per pezzo, le accuse si sono dimostrate infondate. Hanno indagato me, la mia famiglia, i miei amici. Hanno perfino arrestato i miei genitori. È un dolore che non si cancella con una sentenza di assoluzione. Abbiamo perso tempo, soldi, consenso. Hanno deliberatamente azzoppato il percorso di Italia viva. Nel frattempo, nessuno di quelli che hanno gettato fango mediatico si è poi scusato. A partire dai Fratelli d'Italia, garantisti solo con gli amici, feroci giustizialisti contro gli avversari. Noi non siamo come loro: rinfacciamo loro i fatti, usiamo le armi della politica. E di questo ne vado molto fiero.
Oggi è a Perugia per presentare il suo libro: sa che la sua coalizione (Iv è dentro il campo largo) ha pronta una manovra fiscale da 323 milioni in tre anni per un presunto buco nei conti in sanità? Si può condividere senza un piano di riforma del sistema sanitario regionale?
L'operazione di riequilibrio finanziario della giunta Proietti è assolutamente condivisibile, andando di pari passo con la tutela dei servizi sanitari che la giunta di destra ha picconato per 5 anni. Prima di aumentare le tasse ai cittadini, però, considerato che in Italia la pressione fiscale è già spaventosamente alta, sarebbe meglio prevedere interventi di revisione della spesa orientata verso una maggiore efficienza. In ogni caso va scongiurato il commissariamento e so che la presidente Proietti sta lavorando alacremente per tutelare i cittadini umbri e rimediare ai disastri della giunta Tesei.