Renzi: «Il ballottaggio sarà nostro»

Le attività ed i successi che portiamo avanti dipendono dall'impegno di ognuno di noi. Ogni contributo è importante.
dona italiaviva

L'intervista a Matteo Renzi per «La Nazione» del 9-05-2024

di Erika Pontini

«Stavolta a Firenze la partita con il centrodestra è aperta. Frutto della geniale intuizione del Pd: potevano vincere al primo turno, rischiano di perderla al secondo. Ma come si dice dalle nostre parti: 'il male voluto non è mai troppo'. La partita è a tre: Funaro, Schmidt, Saccardi. Due andranno al ballottaggio. Uno a Palazzo Vecchio».

Matteo Renzi non fa sconti e si toglie (quasi) tutti i sassi dalle scarpe a un mese esatto dal voto. Cosa è cambiato, prima non c'era partita?

«Più che cosa è cambiato, direi chi è cambiato. È cambiato Dario Nardella. Vedere ciò che ha fatto, dalla gestione delle multe ai soldi messi sullo stadio anziché sulle case popolari, dalla sottovalutazione della sicurezza all'incapacità di coordinare i lavori con il traffico, dimostra che c'è stato un Nardella uno, che ha servito la città e un Nardella due, che si sta servendo della città per andare in Europa. Aver imposto la candidata senza primarie tradisce la storia del Pd. E non oso immaginare che cosa succederà al Pd nazionale se perde Firenze».

Eppure il Pd a Firenze ha sempre pescato nello stesso bacino di voti: 110 mila dall'epoca di Domenici.

«Più o meno. Tranne che dieci anni fa alle Europee quando facemmo il botto. Solo che molti elettori del Pd stavolta voteranno Stefania Saccardi. Non ho niente contro Sara Funaro, che candidammo noi per primi nel 2009 con la lista Renzi: fu bocciata dai cittadini, ma continuammo a valorizzarla perché è una bravissima ragazza. Ma qui si parla di fare il sindaco: la Saccardi è un'amministratrice competente, appassionata, fa la Vice Presidente della Regione, è stata assessora al sociale».

Si è pentito di non aver fatto l'accordo con il centrosinistra?

«Si pentono i criminali. E io nonostante tutto quello che mi è stato detto contro in questi anni ho dimostrato davanti ai magistrati della Cassazione e alla Corte Costituzionale di essere una persona per bene. Ho subito fango come pochi, ma sono più forte di prima. E mi presento davanti ai cittadini anche io: a fianco di Stefania alle comunali, addirittura in lista alle Europee con gli Stati Uniti d'Europa. Quanto alla sinistra: come si fa a fare un accordo con chi toglie i soldi alle case popolari per darli allo stadio? E che dire di Nardella che per prendere i voti della Cgil attacca anche il JobsAct che prima difendeva in tv? Pur di non perdere le elezioni sono pronti a perdere la faccia. E chissà che se continua così non perdano entrambe le cose».

Schlein vorrebbe un patto con i Cinque Stelle. Nonostante a Firenze e in Toscana siano sempre stati all'opposizione. Perché da Roma si spinge? Che beneficio darebbe l'accordo in città?

«Elly è coerente: ha un disegno che non condivido ma riconosco la coerenza. Lei ha consegnato il Pd al grillismo. Ha ceduto in Basilicata quando poteva vincere con noi e ha scelto di perdere con Conte. Ha firmato i referendum contro la storia del Pd. Ovvio che qui voglia l'accordo. Non so se Montanari consentirà a Conte di allearsi con il Pd. Ma se fosse per loro farebbero l'accordo domattina ma il patto con i Cinque Stelle non darebbe alcun beneficio alla città. Però darebbe beneficio a noi perché la lista 'Al Centro con Saccardi' prenderebbe cinque punti percentuali in più».

C'è chi dice che questa campagna elettorale sia nata stanca. Non le sembra che manchino programmi?

«La campagna elettorale sta crescendo adesso. E siccome conosco Stefania da vent'anni vi dico che è un diesel. Lei va migliorando ogni giorno. Quanto ai programmi: i soldi dello stadio messi sulle case popolari, assessorato al decoro e alle Cascine, investimento sulla sicurezza che è un problema più grosso di quello che pensa Nardella, gestione del traffico totalmente rivoluzionata, aeroporto. Vado avanti? Noi abbiamo le idee chiare. L'amministrazione uscente invece continua a fare nomine, dalla Sas ai dirigenti: non hanno paura, sono proprio terrorizzati».

Che ne pensa di Schmidt?

«L'abbiamo portato noi agli Uffizi, con il nostro Governo: in Galleria ha fatto bene anche se avrei preferito che facesse finalmente togliere le gru come gli avevo chiesto il primo giorno in cui l'abbiamo nominato, quasi dieci anni fa. Tutte le volte che si fa vedere con Donzelli riduce le possibilità di diventare sindaco: ha una chance solo se fa il civico. Ma il suo problema è che per buttarsi nella mischia ha contrattato con Fratelli d'Italia un paracadute: la direzione del museo di Capodimonte. Prima di correre si è fatto proteggere la poltrona, insomma: è appena diventato italiano, ma i vizi della politica nostrana li conosce bene. Comunque ho un ottimo rapporto anche con lui. Mi sta pure simpatico».

Sarà ballottaggio. IV che farà? Venderà cara la pelle? E a chi?

«Al ballottaggio io voto Saccardi».

Teme che dopo le elezioni si possa consumare la vendetta contro Saccardi in Regione?

«Non credo che potranno vendicarsi su Stefania che sarà già a fare la sindaca. Ma se vogliono farci fuori dalla Regione, che ci provino: chi tocca lei, tocca tutti noi. Noi siamo una squadra, non una somma di correnti».

Dica la verità: la spaventa la candidatura del suo ex amico Nardella a Bruxelles?

«Chi scrive Nardella sulla scheda ama regalare soldi pubblici allo stadio, chi scrive Renzi crede negli Stati Uniti d'Europa. Come fa a farmi paura una simile prospettiva? Lui va a Strasburgo come ripiego rispetto ad altre soluzioni, io scelgo di lasciare il Senato perché credo nel futuro dell'Europa».

Secondo lei i suoi ex compagni del Pd dalla torre butterebbero giù lei o Schmidt?

«Butterebbero giù la torre. Sono accecati dal rancore. Non sopportano che per una breve stagione li abbia fatti vincere. Perché la vecchia guardia di sinistra del Pd preferisce perdere in purezza che vincere con Renzi. Se abbiamo la Meloni al Governo è grazie alle scelte di Letta. Loro butterebbero giù la torre, io le torri preferisco aprirle al pubblico come abbiamo fatto con quella di Arnolfo. A loro lascio il rancore, io mi tengo il sogno».