Renzi: «Il centro sarà decisivo per vincere»

Intervista a Matteo Renzi per «QN» del 06-05-2026

di Giorgio Caccamo

Senatore Matteo Renzi, è contento che Marianna Madia, ex ministra del suo governo, in uscita dal Pd, abbia scelto Italia Viva?

«Certo! Una donna coraggiosa, ha fatto benissimo la ministra, darà una grande mano nella costruzione della Casa Riformista. Se questo progetto cresce, come sono convinto che succederà, noi vinceremo le elezioni. Perché Giorgia Meloni ha fallito su pressione fiscale, debito, stipendi, sicurezza. Dopo il referendum Giorgia è sotto botta. E il peggio per lei deve ancora venire»

Madia non è l'unica, pare che di malumori tra i riformisti del Pd ce ne siano parecchi... Si attende nuove uscite?

«Non credo che ci sarà un esodo. Forse qualche uscita personale, ancora, soprattutto dalle parti di Bruxelles. Ma in fin dei conti è normale: il Pd di Elly Schlein ha scelto una connotazione più a sinistra. Elly ha il grande merito di aver testardamente ricostruito la coalizione. Se perde qualcosa al centro recupera ampiamente a sinistra, non ci vedo nulla di drammatico»

Senta, lei che il Pd lo conosce molto bene: ma che cosa c'è che non va in quel partito? C'è sempre qualche malcontento, a prescindere.

«È l'unico partito realmente democratico che esista in questo Paese. È un brand riconosciuto e più forte dei leader pro tempore. È un voto rifugio per molti. Certo, ha questa fastidiosa abitudine di non agevolare mai il segretario o la segretaria. E io ne so qualcosa visto che per due volte ho vinto le primarie e per due volte mi sono dimesso sulla base delle richieste dell'opposizione interna. Ma il Pd è il perno della coalizione che si appresta a governare il Paese. Dunque avrà mille limiti ma serve, eccome se serve. Penso che non basti, tuttavia. E dunque noi proveremo, con Madia e con altri, a costruire la Casa Riformista»

Ma la sua Casa Riformista a che cosa aspira?

«A vincere le elezioni. Parliamoci chiaro: il nodo non è il numerino che raggiungeremo come lista noi riformisti. Ci giochiamo la partita non nel fare la somma di tutti i centristi ma nel fare la differenza con la destra. Dobbiamo offrire una casa al mondo che produce, dopo anni di tasse e burocrazia targati Urso-Salvini-Meloni. Dobbiamo prendere il voto dei giovani che non vogliono gli slogan e non vogliono gli estremi. Dobbiamo dare un tetto a chi è deluso dalla destra. A me non interessa quanti parlamentari avremo come Casa Riformista: mi basta che diamo una mano al centrosinistra ad avere un parlamentare in più della destra»

Però anche Forza Italia ora parla di «agenda più liberale e riformista». Vi fate concorrenza?

«Forza Italia ha capito che con la trimurti Tajani-Gasparri-Barelli il sogno milanese di Silvio Berlusconi diventava un incubo romano. E dunque è arrivato il licenziamento per i due capigruppo in attesa di far secco anche un ministro degli Esteri incapace come pochi. Per cui sì, ci facciamo concorrenza sull'agenda liberale e riformista. Solo che noi abbiamo fatto Industria 4.0 e la riduzione delle tasse, loro hanno Adolfo Urso e la pressione fiscale al 43,1%. Come dire: ci piace vincere facile, eh»

Quando ha capito che non c'era spazio per un terzo polo centrista?

«Quando Calenda ha rotto tutto per inspiegabili motivi personali. E poi dopo le Europee quando nonostante il proporzionale siamo stati sotto il quorum. È finito il tempo del centro che decide stando fuori dalle coalizioni: è il tempo di un centro che incide stando dentro i due schieramenti»

Un'altra cosa di cui lei è esperto, le primarie. Domanda secca: sì o no? Domanda meno secca: come decidere il/la leader del centrosinistra?

«Io sono favorevole alle primarie perché per me sono una festa di popolo e non una rissa. Tuttavia non dipende da me. La partita è nelle mani di Schlein e Conte che si sono detti disponibili. Se non cambiano idea, ci siamo. Ma in ogni caso andiamo nelle case degli italiani parlando di sicurezza e stipendi, di sanità e scuola. Solo così potremo mostrare i limiti di questa destra chiacchierona e inconcludente e offrire una concreta speranza riformista»