Renzi: «Il Governo è a pezzi, se restiamo uniti vinciamo noi»

Intervista a Matteo Renzi per «La Repubblica» del 11-09-2026

di Francesco Bei

Respinto dall'aula il sub-emendamento delle opposizioni, che per una notte ha fatto sbandare il centrodestra fino a ipotizzare una crisi di governo, il senatore Matteo Renzi ritorna nel suo ufficio a palazzo Giustiniani. Si toglie la giacca e si lascia andare a un sorriso: «Voglio dare un messaggio di speranza, scuotiamoci, perché quando il centrosinistra gioca una partita in attacco, come oggi, loro vanno facilmente in affanno».

Fdl ieri aveva aperto all'introduzione delle preferenze e oggi c'è stata la marcia indietro. Cosa è accaduto alla maggioranza nelle ultime 24 ore?
«Meloni è in difficoltà e sta perdendo anche un po' di lucidità. Lei aveva veramente pensato di votare l'emendamento sulle preferenze che Pd, M5S e Italia Viva hanno presentato insieme. È stata un'operazione che ha dimostrato che il centrosinistra c'è, siamo riusciti a farle un bel trappolone»

 

La Russa ve l'ha consentito. Faceva parte del piano?
«La Russa aveva preso l'impegno a garantire un dibattito vero e devo dire che l'ha mantenuto»

 

E allora, perché Meloni ha cambiato idea?
«Tra la sera di mercoledì e la mattina di giovedì mi risulta che la premier fosse molto tentata, salvo poi far prevalere le ragioni dell'unità della coalizione rispetto al mantenimento della faccia. Ma soffre a dire di no alle preferenze, è combattuta. In aula ho letto la sua dichiarazione dell'11 marzo del 2014 con la quale incalzava il centrosinistra a introdurle. Abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione che Meloni si rimangia tutto: la cancellazione delle accise, il blocco navale, l'abbassamento della pressione fiscale, la fine della Fornero, oggi si rimangia anche le preferenze»

 

E si espone all'accusa di Vannacci di essere incoerente, che se permette le fa un po' più male della vostra...
«Certo che le fa male. Lo dissi per tempo a Repubblica, Vannacci è il vero game changer che cambierà la legislatura. Non c'è al momento un solo sondaggio in cui il centrosinistra, ovvero l'alleanza fra il campo largo e i riformisti, non sia davanti al centrodestra senza Vannacci. È una responsabilità enorme che abbiamo, basta discussioni nel centrosinistra»

 

Meloni ha avuto forse paura di una crisi di governo provocata dagli alleati, nel caso Fdl avesse votato a favore delle preferenze?
«Tajani e Salvini non le fanno paura, ma il problema è che entrambi non controllano più i loro gruppi parlamentari. Al Senato i capigruppo di Lega e FI sono Romeo e Craxi, che non rispondono ai leader. Ormai è in atto uno sfilacciamento per cui nessuno controlla più nulla. Un deputato o una deputata di FI, se la legge fosse tornata alla Camera con le preferenze, nel voto segreto non l'avrebbe votata»

 

E quindi qual è la lezione per il centrosinistra da questa che, comunque, resta una sconfitta parlamentare?
«È un messaggio di speranza, scuotiamoci, organizziamo queste benedette primarie e trasformiamole in una festa di popolo. Come può convincere gli italiani una premier che non riesce a convincere nemmeno Tajani e Salvini? Meloni non è la Invincible Armada, è a capo di una coalizione che si sta disgregando. L'episodio di oggi dimostra che dovremmo andare a elezioni subito»

 

Il centrosinistra non sembra preparato a un'accelerazione simile. Perché è così ottimista?
«Perché l'onda di destra di Vannacci non si fermerà. Per noi è una partita win-win: se Meloni ci si allea perde i moderati, se non ci si allea perde le elezioni. Ma come può tenere dentro uno che dice no all'aborto, che nega il femminicidio, che esalta la Russia? Se restiamo uniti, prendiamo Palazzo Chigi, scegliamo il successore di Mattarella, e scriviamo il primo capitolo della ripartenza della sinistra in Europa»

 

Appunto, se state uniti. Lei è ancora visto a sinistra come qualcuno da tenere alla larga. Lo sa come la chiamano sui social?
«Certo, sono il Kraken, il mostro marino. Guardi qua (Renzi tiene sulla scrivania un polpo di peluche, ndr) me l'hanno regalato alcuni giovani del Pd, poi però hanno aggiunto: se vi dividete, stavolta vi veniamo a cercare a casa. Il campo largo è la sinistra, ma tutti hanno capito che per vincere c'è bisogno anche di un centro riformista»

 

Ce ne sono diversi...
«I veri riformisti non devono essere il formato ridotto del campo largo o il "generico" dei 5S, noi siamo un'altra cosa: sulle tasse, sull'Ucraina, sulla produzione industriale, sulla giustizia. Alla Leopolda porteremo 10 proposte per il Paese»

 

Convinto di vincere?
«Siamo i favoriti. E glielo dico perché c'è una regola infallibile a Roma per capire chi vincerà le elezioni. L'anno prima iniziano a chiamarti i dirigenti pubblici. E il mio telefonino ha ripreso a squillare in continuazione... È cambiato il clima»