Renzi: in Italia troppa burocrazia. E vanno cambiate le soprintendenze
Intervista a Matteo Renzi per «QN» del 30-08-2025
di Erika Pontini
Senatore Matteo Renzi, l'ha visto il cubo nero a Firenze al posto dell'ex teatro Comunale?
«Certo, vado spesso a correre in quella zona, è una delle più belle della città».
Cosa ne pensa?
«È un cazzotto in un occhio. Farlo in bianco e nero è un'aggravante non solo estetica... Ma il punto non è il mio giudizio personale. Il fatto è che evidentemente non avevo torto quando chiedevo di abolire le Soprintendenze. Questi fanno come vogliono e non rispondono a nessuno».
Ha un conto aperto con il sovrintendente Pessina...
«Il soprintendente che ha impedito di rifare lo stadio Franchi e tutti quelli che hanno fatto diventare monumento nazionale persino la curva Ferrovia dovrebbero vergognarsi. Ai cittadini non consentono un pannello fotovoltaico, fanno storie per il colore di una persiana, mettono il becco sul giardino e poi si permettono di dare il via libera a progetti così? E il dottor Pessina che ha impedito lo sviluppo della città oggi dice di non ricordare il progetto dell'ex Teatro? Uno scandalo, una vergogna».
Lei era sindaco di Firenze nel 2013 quando ci fu la vendita alla Cdp per 27 milioni. Era un immobile storico, non si poteva destinarlo ad altro o bisognava fare cassa per i lavori del Nuovo Maggio?
«Certo che andava venduto. Andiamo con ordine. Firenze decide di fare un nuovo teatro, scelta dei miei predecessori. È un progetto enorme con una spesa enorme. È ovvio che la struttura del vecchio Maggio deve essere alienata, altrimenti sarebbe divenuto un buco nero. Quindi rivendico con forza la vendita, per di più alla Cassa depositi e prestiti. Poi, da Premier, trovo il modo di dare ancora più risorse a Firenze e al nuovo Maggio e a quel punto la giunta Nardella, depositaria di un'incredibile quantità di risorse destina altrove le risorse di questa vendita».
Nardella, all'epoca suo delfino, sostiene che come sindaco non aveva alcun potere di bloccare l'opera. Eppure la Commissione paesaggistica è del Comune che la nomina. Le cose stanno così?
«Trovo inelegante esprimermi sul mio successore. Ho già espresso pubblicamente i miei dubbi sui rapporti tra Comune e Soprintendenza, soprattutto pensando allo scandalo Franchi. So che io ho combattuto da solo contro il sovrintendente per lo stadio: volevo il progetto di Commisso e invece la coppia Nardella-Pessina ha imposto quello che io chiamo Rabbercio Stadium. Amen, ormai è il passato. Comunque Dario posso definirlo in tanti modi, ma non come delfino ecco...».
Il Comune aveva il potere di fermarlo?
«Il via libera finale è della Soprintendenza. Penso che il sindaco fosse impegnato in altre attività e non abbia visto nemmeno il progetto».
Quindi di chi è la responsabilità?
«Del soprintendente ovviamente. Ma c'è una responsabilità più grande della politica che forse bisognerebbe iniziare ad ammettere. Le leggi vanno cambiate. Bisognerebbe ridurre la burocrazia e far dire sì o no al sindaco, senza lacci e lacciuoli».
Fuksas dice che la politica deve riprendersi in mano la pianificazione urbanistica mentre le città sono in mano agli immobiliaristi. I sindaci subiscono (vedi Milano) da investitori privati?
«Il vero problema non sono gli imprenditori che vogliono investire. E che spesso hanno paura a cambiare il progetto perché poi bisogna ripartire daccapo. Il vero problema di questo Paese è una burocrazia kafkiana e mai nessuno che si prenda le sue colpe».
Fu una speculazione immobiliare ai danni di un bene storico della città?
«Ma quale speculazione. Far investire ai privati è un bene per una città. Senza privati c'è il comunismo reale. Poi vanno tenuti degli spazi pubblici. lo ho fatto raddoppiare i metri quadri delle biblioteche pubbliche della nostra città, ho pedonalizzato piazza del Duomo, ho abbattuto schifezze come la pensilina della stazione che la soprintendenza aveva autorizzato, ho lavorato sulle case popolari con un investimento mai attuato prima. Ma non è che puoi dire no al privato per ideologia. E mi faccia dire un'altra cosa».
Prego.
«Ho fatto il primo piano strutturale a volumi zero di una grande città, una rivoluzione. Pensare che un sovrintendente riesca a rovinarla nell'attuazione fa male al cuore».
In Toscana anche voi avete votato la legge per mettere un freno alle destinazioni turistiche e poi a Firenze dove anche il ceto medio ha serie difficoltà per l'abitare si destina un immobile così ad appartamenti turistici? Una contraddizione?
«Noi abbiamo messo il vincolo di fare abitazioni di qualità in quella zona, che è una delle realtà residenziali più belle della città. Il mio assillo, da sindaco, è sempre stato riportare abitanti in città ma ci devono essere alloggi sia per il ceto medio che chi vuole spendere, sennò vanno tutti a Milano».