Renzi: inchiesta vicina al voto, Noi garantisti sempre, loro no

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L'intervista a Matteo Renzi per «Il Messaggero» del'8-05-2024

di Andrea Bulleri

Senatore Renzi, che idea si è fatto dei domiciliari a Giovanni Toti? Giustizia a orologeria, come suggerisce qualcuno?

«Io penso che essere garantisti significhi rispettare le indagini e aspettare le sentenze. Ed essere garantisti funziona se lo si è innanzitutto con gli avversari. Se invece lo si è solo nei confronti degli amici, si è ipocriti. Toti è stato un nostro avversario politico, Lella Paita lo sfidò alle regionali nel 2015. Non commentiamo le inchieste, né gli arresti o gli avvisi di garanzia. Certo, mi limito a constatare che dopo quattro anni di indagini, l'arresto avviene a un mese dalle elezioni europee».

Lo stesso rilievo sulle tempistiche che viene mosso pure dal centrodestra, e in parte dal Guardasigilli Nordio.

«Che però dovrebbero smettere di sollevare dubbi quando c'è qualcosa che riguarda un esponente della loro parte politica e poi non fare nulla sulla riforma della Giustizia. Ho molta stima per il ministro Nordio e per tanti amici di Forza Italia, ma il garantismo di questa destra fa ridere i polli. Sono bravi a fare dichiarazioni ma non fanno le riforme. E quando le indagini riguardano noi si scordano di essere garantisti e ci massacrano, come è avvenuto da parte di Fratelli d'Italia e del clan Meloni sul caso Open e sulla vicenda delle banche. Noi siamo garantisti come loro non lo sono stati con noi. E dopo due anni dico a Nordio: Carlo, fai un commento in meno e una legge in più».

Qualcuno avanza pure il sospetto che gli arresti siano una "reazione" al progetto di riforma della giustizia con la separazione delle carriere. Fantascienza?

«Più che di complotti, abbiamo bisogno di una politica che torni a fare il suo mestiere. Che faccia le riforme e non i tweet. E mi pare che a 40 anni dall'incarcerazione di Enzo Tortora, l'unica lista veramente garantista oggi sia gli Stati Uniti d'Europa. Solo noi stiamo facendo una battaglia che si inserisce in quella tradizione».

Toti farebbe bene a dimettersi?

«La mia opinione è sempre la stessa. Non può esistere un automatismo tra l'avviso di garanzia o la richiesta di arresto e le scelte del politico. Vorrebbe dire affermare che la durata delle istituzioni dipende non dal voto del popolo, ma dai provvedimenti del pm o del gip. O c'è un elemento di valutazione personale che porta alle dimissioni, oppure si aspetta una sentenza che passi in giudicato».

Ieri la Liguria, prima il caso Puglia. C'è un problema di permeabilità della politica locale al malaffare?

«Il caso Puglia è politico non giudiziario. In queste ore si è votata la sfiducia al governatore Michele Emiliano. Il Governatore di Ilva, Tap, Xylella, è stato salvato da Conte e da Calenda. Se i consiglieri del Movimento 5 stelle e di Azione avessero votato come Italia viva, visto che la matematica non è un'opinione, Emiliano non sarebbe più governatore. Questo è un fatto enorme: Conte e Calenda prendono le distanze a parole dal presidente pugliese, ma di fatto sono loro a tenerlo in sella».

Conte parla di allarme questione morale. Ha ragione?

«Quella di Conte è una questione umorale. Nel senso che dipende da come si sveglia la mattina. Il leader dei Cinquestelle è talmente credibile che oggi, dopo aver passato settimane a tuonare contro Emiliano, ha deciso di salvarlo. E dopo episodi come le norme ad personam per l'albergo del suocero, non possiamo prendere lezioni di moralità da lui».

Vede un'invasione di campo della magistratura sulla politica?

«No. La politica si fa invadere il campo se è debole. Se Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno la spina dorsale, facciano le riforme».

A proposito di giustizia e politica, il Senato ha appena respinto la richiesta della procura di Firenze di sequestrare alcuni suoi sms scambiati con parlamentari relativamente all'inchiesta Open. Ma lei ha annunciato che li consegnerà lo stesso. Perché?

«Perché nessuno deve pensare che io mi salvo da un processo che è un'autentica farsa solo perché il Parlamento vota contro un'autorizzazione. Il Parlamento vota contro perché il pm di Firenze non ha rispettato la legge e la Costituzione. E se il Csm funzionasse, avrebbe già avviato un'indagine. Per questo dico che non si deve dare la colpa di certe storture ai magistrati: si deve dare la colpa alla debolezza della politica. Che dovrebbe avere un sussulto di dignità».

Oggi era con Schlein agli Stati Generali dei Commercialisti e ha detto di averla ringraziata. Come mai?

«Perché dicendo che firmerà contro il Jobs act almeno ha fatto chiarezza. Oggi si scrive Pd ma si legge Cgil, e chi vota il Pd vota la linea della Cgil. Mi domando: il prossimo referendum lo faranno per abolire gli 80 euro, la legge sulle unioni civili?».

Ha fatto un appello ai riformisti dem. Si aspetta che mollino il Nazareno per gli Stati Uniti d'Europa?

«Il gruppo dirigente non so. Ma molti elettori sicuramente lo faranno. Io sono candidato nell'Italia centrale, Roma compresa, insieme al capolista Gian Domenico Caiazza, a Emma Bonino, a Marietta Tidei, al sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli. Una lista di persone che fanno del riformismo e del garantismo, quello vero, il proprio Dna».

Se sarà eletto andrà in Europa, ha ripetuto più volte. Le tre priorità che vorrebbe mettere al centro dell'agenda di Bruxelles se diventasse eurodeputato?

«Innanzitutto trovo scandaloso che nessuno si scandalizzi che sarei l'unico leader candidato ad andare in Europa. Non sono io che vado contromano, in un Paese normale quello che stanno facendo Schlein, Tajani, Meloni e Calenda sarebbe condannato dalla pubblica opinione. Sono dei truffatori di democrazia. Una ferita, come l'ha definita Romano Prodi. Detto questo, il primo punto è la salute: chiederemo di riaprire il Mes sanitario. Il secondo è un investimento sulla cultura europea. L'unico modo per vincere la sfida dell'innovazione e dell'intelligenza artificiale è ripartire dalle radici greco-romane e cristiane dell'umanesimo e del rinascimento. Non è un caso se anche Macron ha citato come un esempio di buona pratica la nostra 18app».

E il terzo punto?

«Il fisco. Quello europeo è troppo disomogeneo. Ho già proposto che tutti i 76 parlamentari italiani che verranno eletti si uniscano in un lavoro comune su questo punto. Perché quando si fa politica in casa, ognuno indossa la maglietta della propria squadra. Ma quando si gioca alle Europee, la maglia dev'essere quella della nazionale».