Renzi: «La democrazia è più forte di Trump. Quella che arriva dall'America è una boccata d'aria fresca. Ma anche una lezione per il centrosinistra»

Intervista a Matteo Renzi per «Il Foglio» del 5-11-2026

di Ruggiero Montenegro

«La democrazia è più forte di Trump. Quella che arriva dall'America è una boccata d'aria fresca. Ma anche una lezione per il centrosinistra».

 

Quale?
«Si vince uniti. E' evidente che ci siano differenze tra di noi, ma non saranno mai grandi come quelle che ci dividono dagli altri, dalla destra", dice al Foglio Matteo Renzi. E' "entusiasta per un notte che la sinistra mondiale aspettava da tempo". L'ex premier parla dei risultati delle midterm, delle conseguenze in America e dei riflessi italiani. "Si è conclusa definitivamente la stagione in cui Meloni inseguiva i suoi amici Maga»

 

Adesso tocca all'opposizione mandare a casa la destra. Come?
«Il punto essenziale è stare dalla parte dei democratici, con Obama e contro Trump»

 

Renzi si candida alle primarie?
«La cosa più logica è una corsa a due, Schlein-Conte. Se così non sarà ognuno farà le sue valutazioni»

 

Andiamo con ordine.
«Prima di tutto - dice Renzi - quella di ieri è stata una giornata meravigliosa, soprattutto per chi come noi è cresciuto con il Partito democratico di Clinton e Obama»

 

I dem si prendono Camera e Senato. In Italia la destra (fu) trumpiana si nasconde. A sinistra, da James Talarico ad Abdul El Sayed, ognuno rivendica la vittoria, a suo modo. Che idea si è fatto?
«Primo punto: è finita la stagione in cui la destra italiana inseguiva Trump, con Meloni che lo proponeva per il Nobel per la pace, Tajani che si metteva il cappellino Maga alla Casa Bianca e Salvini che si travestiva da tycoon, praticamente un cosplay. Ma si è conclusa anche la stagione in cui qualche giornalista, parlo di Marco Travaglio, ci spiegava che Trump avrebbe fatto bene all'Europa»

 

C'è anche un tema che riguarda le opposizioni.
«Ed è un pochino più complicato»

 

Che intende?
«Trovo molto provinciale il dibattito di chi, conoscendo assai poco le dinamiche americane, dice: hanno vinto i riformisti, gli estremisti o i progressisti»

 

Chi ha vinto secondo Renzi?
«I democratici di qualunque estrazione culturale, insieme a tanti giovani che utilizzano in modo straordinario i nuovi strumenti di comunicazione. C'è anche un fatto anagrafico oltre che sociologico. Di certo su tante questioni non ha le idee dei riformisti. In passato ha criticato pesantemente Obama, quando era presidente degli Stati Uniti. Ma ha comunque voluto Obama a fianco a sé durante la campagna elettorale. Anche Clinton è sceso in campo contro Trump. A tutti quelli che adesso si mettono a fare le analisi del sangue sul livello di progressismo del singolo candidato, io dico: ma quanto provincialismo dobbiamo ancora sopportare?»

 

Vale in America e anche in Italia?
«Vale per Trump e per Meloni. Quando arriva il momento di scegliere, dopo anni di governo di estrema destra, contano i voti e non i veti. Le divisioni non scompaiono, certo. Ma bisogna trovare l'unità per vincere»

 

Del resto, secondo Renzi, dall'altra parte c'è il "sovranismo dei forzieri". Quello che mette in manovra l'exit tax.
«Nei fatti è una patrimoniale mascherata: blocca i nuovi investitori in Italia. Non verrà più nessuno da noi sapendo di essere 'prigioniero' di una tassa. E poi si afferma il principio secondo cui non crediamo nella libertà dei capitali. L'avesse proposto la sinistra a Palazzo Chigi griderebbero alla scandalo. Ma questi con la libertà hanno litigato da piccini. Ed è incredibile il silenzio degli industriali, dei liberali, mentre distruggono il mondo dell'impresa, mentre Urso chiude Ilva. Sono incapaci, una banda di scappati di casa»

 

Eppure rischiano di governare ancora, se nel campo largo non si trova una sintesi. A partire dal programma. Per una volta Renzi è d'accordo con Giuseppe Conte, no alla patrimoniale. E del reddito di cittadinanza 2.0 che pensa?
«Il reddito di inclusione l'abbiamo introdotto noi. E siamo pronti a discutere misure di sostegno alla povertà, soprattutto se si sono compresi i limiti della misura introdotta da Conte. Dobbiamo evitare sprechi di denaro dei contribuenti e servono rigidi controlli sui furbetti, perché non tutto ha funzionato, anzi. In questo caso, noi ci stiamo, pronti a discutere di tutto. Anche di conflitto di interessi, ho presentato una legge su questo, chi sta in Parlamento non fa altro. Sa chi me l'ha bloccata? Gli avvocati»

 

A proposito di avvocati, Conte continua a chiedere garanzie sulla sua presenza in coalizione: fuori dal listino, niente ministeri.
«È ridicolo. Di fronte a quello che sta succedendo in America, il nostro è un dibattito imbarazzante. L'unica garanzia che serve è restare uniti, lo ripeto, dalla parte di Obama e non di Trump»

 

Il centro intanto fatica a darsi una forma, per ora ogni tentativo è andato a vuoto.
«Da parte nostra abbiamo offerto la massima disponibilità a discutere di una lista unitaria. Dopodiché, se non verrà raccolta, non abbiamo alcun timore a correre con una lista autonoma di IV - Casa riformista, nel centrosinistra. Siamo uno dei pochi partiti di centro con un consenso, seppur piccolo, strutturato. Abbiamo due gruppi parlamentari, amministratori in tutta Italia e una solida organizzazione territoriale. Non abbiamo paura a confrontarci alle elezioni»

 

Anche da questo dipenderà il numero di candidati alle primarie. Renzi è davvero tentato?
«Come Franceschini, credo che una corsa a due, tra Conte e Schlein, sia la cosa più logica. Se invece i pretendenti saranno di più, allora ognuno farà la sue considerazioni».