Renzi: «Meloni? Altro che pontiera. Ormai la destra ha fallito»
Intervista a Matteo Renzi per «Repubblica» del 20-06-2026
di Francesco Bei
Istituzionalmente ci riconosciamo tutti nel gesto di Mattarella, che ha telefonato a Meloni per esprimerle solidarietà. Ma, politicamente, dobbiamo prendere atto che la rottura tra Donald Trump e Giorgia Meloni segna il fallimento della destra in Italia: ci hanno raccontato per anni che il nostro compito era fare il ponte con Trump, che Meloni era decisiva a livello internazionale, la grande mediatrice, adesso la realtà è sotto gli occhi di tutti». Matteo Renzi, appena rientrato da Chicago, dove è stato invitato – unico europeo oltre ad Angela Merkel – all’inaugurazione dell’Obama presidential center, nello strappo tra il leader Usa e la premier italiana vede la conferma di quello che va dicendo da tempo sull’irrilevanza di Meloni.
Una rottura così clamorosa non era prevedibile. Cosa è successo per lei?
«Meloni si accorge solo oggi di ciò che a noi è evidente da sempre: Trump è dannoso. Non più tardi di qualche mese fa, però, Antonio Tajani andava alla Casa Bianca con il cappellino rosso Maga e Meloni proponeva Trump per il Nobel per la pace. Non è cambiato Trump, è Meloni che ha cambiato idea, ben svegliata!»
Meloni stavolta ha reagito duramente, ha fatto bene?
«Oggi se la prende perché Trump l’ha maltrattata, ma perché non ha detto nulla quando lui insultava come “scimmie” gli Obama o attaccava Macron e Sanchez? Perché non ha detto una parola quando gli agenti dell’Ice arrestavano i bambini? Per un anno e mezzo hanno fatto i paggetti di Trump e ora rivendicano di avere la schiena dritta. Attenzione, non è Meloni che abbandona Trump, è il contrario. Lei fino a due giorni fa stava ancora disperatamente cercando di ricucire il rapporto ed era tutta contenta dell’incontro»
È possibile che la brutalità con cui Trump l'ha scaricata sia dovuta al fatto che Meloni non sta investendo quanto pattuito sulla difesa?
«Meloni non mantiene mai gli impegni, dunque ci sta. Ma capire come ragiona Trump è impossibile»
I big del Partito Democratico che lei ha incontrato a Chicago sono allarmati per queste fratture tra gli Usa e gli alleati europei?
«Nelle conversazioni avute con Obama, con Clinton, con Kamala Harris e il gruppo dirigente del Partito Democratico, la preoccupazione, prima ancora che la frattura esterna con l’Europa, è la frattura interna al Paese. Trump spacca l’America in due, crea caos nel mondo, fa perdere agli Stati Uniti la leadership morale. Ma questo evento – in cui c’era anche un ex presidente repubblicano come George Bush – è stato bellissimo perché ha rimesso in piedi la speranza e il sogno. Considero un onore aver camminato su quel palco»
A proposito di foto, oltre a quella che ha provocato il litigio Trump-Meloni, in Italia ha fatto rumore quella al ristorante tra Schlein, Conte, Bonelli, e Fratoianni. Si è offeso per non essere stato invitato?
«La politica non si fa con le foto. Ma se devo scegliere preferisco le foto con Obama e Clinton rispetto a una con Bonelli e Fratoianni. A ognuno il suo, nessun problema»
Al di là della foto, teme che qualcuno ancora lavori per escluderla dalla coalizione?
«Se la sinistra-sinistra vuole organizzarsi con un maggiore coordinamento, bene. Ma lo sanno anche loro che da soli perdono: serve anche una forza più riformista, di “centro radicale” secondo un’espressione di Bono Vox. Però bisogna stare insieme, perché se ci dividiamo rivince Meloni e dopo Chigi si prendono anche il Quirinale. La mia foto di famiglia è con i democratici americani, la mia casa è quella, non una foto con Avs e Cinque Stelle. Ma, pur di non regalare il Colle alla destra, sono pronto all’accordo anche con loro»
Dario Franceschini a Repubblica ha detto che potrebbe essere Silvia Salis a federare le forze di centro. È d'accordo?
«Stimo Silvia Salis e la appoggio dal primo giorno. Ma non le tiro la giacchetta: deciderà lei. Noi comunque saremo sulla scheda elettorale come Italia Viva-Casa riformista. Se poi riusciremo a fare una cosa più ampia, meglio»
Lei ha previsto prima di tutti la crescita di Roberto Vannacci. Secondo lei alla fine andrà con Meloni?
«Vannacci deve scegliere se avere l’uovo oggi e stare in coalizione, rischiando di perdere la faccia e non fare nemmeno il 3%. Oppure puntare sulla gallina domani: essere il ricostruttore del centrodestra dopo le elezioni. Se resta fuori, la destra ha la certezza di perdere le elezioni. Io lavoro per unire la sinistra e dividere la destra, non il contrario»
Quindi secondo lei, nonostante dica il contrario, Giorgia Meloni lo vorrebbe in coalizione?
«Meloni lo prenderebbe in casa ieri, non domani. È terrorizzata dall’operazione Vannacci. Il punto vero è che, sui contenuti, Vannacci e Forza Italia sono divisi da un oceano. Vediamo chi molla, ma in ogni caso chi molla perde la faccia. E la destra perde le elezioni»